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Cinque anni per pesare i progressi “veri” dei Paesi dei Balcani occidentali in chiave di adesione europea, con una spiccata attenzione al fattore geopolitico perché, come sottolineato dal presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, le interferenze russe rendono l’allargamento una necessità. Il summit Ue-Balcani occidentali si è chiuso con una dichiarazione di ampio credito ai paesi coinvolti, basata sulla convinzione che è tempo di accelerare sia sulle riforme di chi bussa alle porte di Bruxelles, sia sulla nuova composizione di una Ue non più a 27. Nel mezzo i progressi di Paesi come l’Albania, le difficoltà legate alla guerra e alle interferenze esterne come l’Ucraina, la Moldavia o la Georgia. Giorgia Meloni, che prima dei lavori ha avuto una breve conversazione con il premier albanese Edi Rama, ha assicurato: “Cari colleghi, l’Europa è la vostra casa. L’Italia ne è convinta e sarà al vostro fianco in questo percorso. Contate su di noi”.

Il vertice

Il summit si è concentrato sia su aspetti formali (come la firma dell’accordo di sicurezza e difesa con l’Albania, dopo quello con la Macedonia del Nord), che su quello politici. Non sfuggirà che la concomitanza del dossier ucraino ancora aperto, accanto alle tensioni presenti in Paesi come la Georgia o il Kosovo, portano in grembo tutte le preoccupazioni circa i tentativi di penetrazione esterna da parte di super players. Il riferimento è alle interferenze russe che quindi impongono geopoliticamente l’allargamento. “Se l’Europa non agirà ora, lasceremo un vuoto che altri colmeranno volentieri. Sarebbe un errore strategico non cogliere l’occasione”, ha aggiunto Metsola secondo cui “è tempo di crescere”. Il suo ragionamento è che se l’Europa non agisce ora, “lasceremo un vuoto che altri Colmeranno volentieri. Sarebbe un errore strategico non cogliere l’attimo ora”. Chiede progressi veri sull’allargamento l’Alto Rappresentante Kaja Kallas che ha richiamato su una regione estremamente importante per l’Unione Europea. “Appartengono all’Europa geograficamente, quindi è molto importante che anche le nostre relazioni progrediscano. Abbiamo diversi punti di cooperazione: oggi discutiamo del piano di crescita, che è un ottimo atto legislativo”.

L’intervento di Meloni

“Una scelta assolutamente chiara, un segnale evidente che la riunificazione dovrà essere concretamente una delle principali priorità di questa legislatura”. Questa la traccia dell’intervento di Giorgia Meloni, a quanto si apprende, tarata sulla convinzione che con “gli amici dei Balcani occidentali condividiamo non solo la comune appartenenza geografica e identitaria, ma anche, purtroppo, le sfide, che ci riguardano tutti e che pure non fanno distinzione tra chi è nell’Unione Europea e chi no”. Il riferimento del premier è alle minacce ibride, alla criminalità organizzata transnazionale, ma anche alla tratta di esseri umani e ai flussi migratori irregolari. “E se i problemi sono gli stessi, dobbiamo affrontarli sempre di più insieme. Anche per questo non c’è altra via che il completamento della riunificazione dei Balcani occidentali all’Europa”

Ma come procedere? Il premier italiano sottolinea che serve riconoscere concretamente i progressi compiuti e premiare gli sforzi fatti. “Penso alla decisione di Albania e Montenegro di darsi un obiettivo temporale per l’adesione, che dimostra la serietà dell’impegno nelle riforme ed è certamente un risultato molto importante, come testimoniato dalle ultime Conferenze intergovernative. Penso anche alla decisione della Macedonia del Nord di indicare l’adesione all’Ue come obiettivo strategico, e spero che anche la Bosnia Erzegovina possa presto compiere progressi concreti sulle priorità identificate dalla Commissione”.

Meloni spinge anche sul tasto serbo, con riferimento all’apertura dei capitoli negoziali competitività e crescita inclusiva. “Ne va della credibilità dell’intero processo di allargamento basato sul merito, e anche dell’Unione Europea quale attore capace di incarnare una concreta e convincente attrattiva geopolitica”. Infine ribadisce il ruolo di Roma in questa partita: “Cari colleghi, l’Europa è la vostra casa. L’Italia ne è convinta e sarà al vostro fianco in questo percorso. Contate su di noi”.

La dichiarazione di Bruxelles

Al termine del vertice è stata a approvata la dichiarazione di Bruxelles in cui i leader nel contesto del radicale mutamento della situazione geopolitica globale, della guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina e del conflitto in Medio Oriente, nonché all’inizio del nuovo ciclo di leadership dell’Ue, sottolineano che il partenariato strategico tra l’Unione europea e i Balcani occidentali “è più importante che mai”. Questo il punto di partenza ideale, accanto alla convinzione che “l’allargamento rappresenta un investimento geostrategico nella pace, nella sicurezza, nella stabilità e nella prosperità, come affermato nella dichiarazione di Granada” e l’accelerazione del processo di adesione, sulla base di riforme credibili da parte dei partner, di un’equa e rigorosa condizionalità e del principio meritocratico, “è nel nostro reciproco interesse”.

In questa direzione si muovono gli inviti dell’Ue ai Paesi coinvolti a garantire i diritti e la parità di trattamento delle persone appartenenti a minoranze. Di contro Bruxelles continuerà a investire nella loro graduale integrazione, già iniziata in diversi settori strategici, prepara il terreno per l’adesione e apporta benefici concreti ai cittadini, in modo reversibile e meritocratico.

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