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L’offensiva contro Daesh sta producendo risultati anche importanti, ma guai a ritenere che il più sia fatto. E’ questo il messaggio che arriva dalla Farnesina dove il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni ha incontrato l’inviato speciale di Barack Obama per il contrasto al califfato Brett McGurk. “No a eccessivi ottimismi, ma per la prima volta la perdita di terreno da parte di Isis può essere decisiva“, ha commentato Gentiloni. “Siamo già impegnati per la stabilizzazione dei territori che vengono progressivamente liberati“, gli ha fatto eco McGurk.

IL FRONTE IRACHENO

Il più caldo in questa fase è il fronte iracheno dove si continua a combattere per sottrarre la città di Mosul al controllo dei guerriglieri di Abu Bakr al-Baghdadi. “Andiamo avanti“, ha sottolineato McGurk senza trionfalismi, nonostante la morsa sempre più serrata in cui la coalizione internazionale sta stringendo la roccaforte jihadista. Fondamentale in questo senso la cooperazione che si sta via via cementando tra i peshmerga curdi e le forze militari irachene. “E’ una collaborazione senza precedenti“, ha evidenziato ancora l’inviato speciale di Obama, che ha raccontato di aver visitato un ospedale ad Erbil dove i feriti curdi e iracheni dormono fianco a fianco senza problemi di sorta. Il merito – ha fatto capire Gentiloni – è anche del lavoro diplomatico in corso, con le intese già raggiunte tra il primo ministro iracheno Haider al Abadi e il leader curdo Mas’ud Barzani. L’obiettivo di medio-lungo termine – ha confidato ancora il titolare della Farnesina – è quello di dare a Mosul, per il dopo Isis, una governance “che non autorizzi politiche settarie o vendette, ma che rispetti la realtà pluralistica di quest’area“.

LA STABILIZZAZIONE DEI TERRITORI LIBERATI E IL RUOLO DELL’ITALIA

In questo senso sia Gentiloni che McGurk hanno enfatizzato la necessità di proseguire in uno sforzo non solo militare, ma anche politico, economico e diplomatico. La coalizione internazionale vuole evitare che i territori liberati possano tornare ad essere terreno fertile per i terroristi, come già accaduto in passato. Per questa ragione la parola più pronunciata nel corso del vertice al ministero degli Esteri è stata “stabilizzazione“. Fondamentale, in tal senso, che le persone fuggite in questi anni a causa della furia integralista possano tornare a vivere in queste aree. A Tikrit, a Falluja e non solo – ha rilevato Gentiloni – ciò sta già accadendo. Un risultato – ha osservato McGurk – a cui sta contribuendo attivamente anche l’Italia, grazie all’attività di formazione della polizia irachena “decisiva affinché i territori liberati rimangano tali“. Un impegno – quello del nostro Paese – che l’inviato Usa ha sottolineato essere molto importante anche per la messa in sicurezza e la difesa della diga di Mosul.

L’ISIS, LA SIRIA  E LA RUSSIA

Più complessa la situazione in Siria dove, come noto, continuano ad operare anche le forze militari russe, in un rapporto con la coalizione internazionale, e con gli Stati Uniti in particolare, all’insegna della tensione. “Stiamo lavorando per avere una de-escalation ad Aleppo. Se ne sta occupando il segretario di Stato John Kerry“, ha affermato McGurk, che poi ha affondato il colpo sulla condotta di Mosca: “Quello che sta facendo la Russia ad Aleppo lo sanno tutti“. L’accusa è di essere troppo concentrata nella difesa del regime di Bashar al-Assad e troppo poco nel contrasto all’Isis, con la conseguenza di mettere a rischio la vita dei civili e di favorire indirettamente l’ascesa di gruppi estremisti. Un concetto che lo stesso McGurk aveva espresso anche alla Camera in occasione del seminario del Gruppo speciale sul Mediterraneo e il Medio Oriente dell’assemblea parlamentare della Nato organizzato a Roma: “Ci sono modi più intelligenti e modi meno intelligenti di combattere Daesh“.

LA CAMPAGNA DI LIBIA

Notizie positive arrivano pure dalla Libia anche se nessuno si azzarda a definirle ufficialmente tali. L’offensiva contro gli uomini del califfato prosegue: a Sirte – dove si concentrano le forze dell’Isis nel Paese un tempo guidato da Gheddafi – “la presenza di Daesh si è ridotta sia in termini numerici sia con riferimento alle zone della città che i guerriglieri controllano“, ha chiarito Gentiloni. “Non è fininta”, ha ammonito subito dopo il responsabile della nostra politica estera, che però ha anche sottolineato come le pretese degli uomini di al-Baghdadi sulla Libia si siano fortemente ridimensionate negli ultimi mesi: “Rischiava di diventare la nuova roccaforte internazionale dell’Isis. Quell’idea però non esiste più: è stata sconfitta“. Versione confermata anche McGurk per il quale ad uscire sconfitta è anche la narrazione che Daesh aveva negli ultimi mesi della Libia: “Oggi non rimangono che pochi combattenti. Il segnale più evidente che sono ben lontani dal farla diventare la loro nuova patria“.

Tutti i risultati dell'offensiva anti Isis in Iraq, Libia e Siria

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