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“Ma l’investimento di 600 milioni in tre anni che ha annunciato Eni sarebbe stato possibile se al referendum dello scorso aprile avessero vinto i NoTriv?” Questa è la domanda che mi ha rivolto un lavoratore del distretto oil&gas di Ravenna. La mia risposta è stata no.

Il perché è presto detto: l’annuncio che Claudio Descalzi ha voluto fare proprio a Ravenna venerdì 7 ottobre – alla presenza del Sindaco di Ravenna Michele De Pascale – cioè che il gigante italiano dell’energia ha previsto 30 milioni da investire nel 2017 e oltre 600 milioni nel suo piano industriale triennale per sviluppare l’attività nell’area adriatica sarebbe stato impensabile un anno fa.
Sta cambiando l’atmosfera attorno al settore oil&gas, nel senso che si sta recuperando la percezione che sia un’attività strategica per il sistema industriale italiano. E la scelta di Eni di investire 600 milioni è un segnale forte in questo senso.
Così come è un segnale forte la decisione dell’ad di Eni di scegliere l’Offshore mediterranean conference di Ravenna, prevista dal 29 al 31 marzo 2017 e che, come ha confermato il presidente Renzo Righini, avrà come tema “La transizione verso un mix energetico sostenibile: il contributo dell’oil&gas”, per spiegare questa strategia di investimento. L’Omc è una sorta di “stati generali” del settore energetico ospitati ad anni alterni a Ravenna e ad Alessandria d’Egitto, quest’ultimo il Paese dove il cane a sei zampe sta puntando risorse sullo sviluppo dell’attività estrattiva. L’Adriatico che ritorna centrale per le strategie industriali di Eni è uno scenario che fino a pochi mesi fa sembrava impossibile. E che ora è recuperato, con le sue implicazioni internazionali e con tutte le opportunità che questo fatto porta con sé. Una di queste è, per l’area adriatica, è la firma prevista a breve dell’accordo tra Ministero Sviluppo Economico e Regione Emilia-Romagna per la gestione delle attività di ricerca e coltivazione degli idrocarburi offshore e delle relative infrastrutture.

Proprio il piano industriale di Eni contiene le indicazioni per valutare la possibilità di utilizzi plurimi e integrati delle piattaforme, con un’operazione di “decommissioning” che liberi ulteriori risorse invece di occuparsi semplicemente di dismettere gli impianti. In altri termini, regione e ministero si impegnano a sostenere studi di fattibilità per il riutilizzo delle strutture in diversi ambiti: dalla produzione di energia eolica e fotovoltaica alla creazione di barriere artificiali (‘artificial reef’) per la ripopolazione delle specie ittiche.
Adesso occorre andare oltre gli annunci, e mettersi a lavorare perché si arrivi in tempi brevi alla nomina del presidente del comitato interministeriale e che le varie circolari ministeriali siano condivise e applicabili da tutti i livelli amministrativi.
Non deve poi perdere di vigore l’impegno di tutti coloro che hanno a cuore l’obiettivo di definire finalmente il modello di sviluppo del settore energetico nazionale del futuro. Che è riassunto proprio nel tema scelto dall’Omc: la transizione verso un mix energetico sostenibile. Un modello che può essere testalo proprio dal sistema di imprese collegato al settore energetico che opera lungo le coste adriatiche, coniugando il gas a km Zero con i progetti sulle rinnovabili, le attività dei centri di ricerca marini e il turismo. Solo l’Adriatico può essere il luogo dove testare il percorso di transizione, formando ed educando le nuove professionalità e la nuova classe dirigente. Se ci pensiamo, è quello che del resto fece Enrico Mattei.

Claudio Descalzi

Cosa farà l'Eni in Adriatico

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