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Salvare vite umane non è solo compito degli Stati. Talvolta anche i privati scendono in campo per dare il loro contributo. Da qualche anno, per esempio, Marina Militare e Guardia Costiera possono contare sull’aiuto di Moas, Migrant Offshore Aid Station, una Ong attiva nel soccorso ai migranti del Mediterraneo fondata e interamente finanziata da due imprenditori residenti a Malta e attivi nel settore assicurativo, Christopher e Regina Catambrone. Il progetto non riceve infatti alcun finanziamento pubblico o europeo, ma può solo contare sulle risorse messe in campo dai due fondatori e sulle donazioni di privati e filantropi.

COS’E’ E COME FUNZIONA MOAS

Il progetto fondato dai due coniugi nel 2013 vuole essere solo ed esclusivamente un contributo concreto al duro lavoro già svolto da Marina e Guardia Costiera. In sostanza dare man forte ai Paesi (Italia in primis) impegnati nel soccorso ai migranti. “Un’iniziativa nata per spirito di solidarietà da parte di due persone che hanno deciso di mettere a disposizione della causa umanitaria le loro risorse”, spiegano da Moas. Ma come funziona tecnicamente Moas? La struttura può oggi contare su alcune navi, alcune di proprietà, come la Phoenix, lunga 40 metri e la Responder di 52 metri,  altre prese a noleggio con cui soccorrere direttamente i migranti in difficoltà, in stretto coordinamento con le autorità competenti. Poi ci sono i droni Camcopter S-100 impiegati a partire da quest’anno,  con cui Moas sta svolgendo una ricognizione della cosiddetta dead zone, lo specchio di mare tra Libia e Italia dove avviene il maggior numero di naufragi. I droni, partono dalle navi per segnalare la presenza di imbarcazioni e gommoni e, laddove non possono intervenire direttamente gli uomini di Moas, vengono prontamente avvertite Marina e Guardia Costiera.

UN’AMBULANZA DEL MARE

Moas da quest’anno può anche contare su un nutrito staff sanitario di Corece Rossa Italiana ed Emergency presente a bordo delle navi e pronto a intervenire. Qualora si profili un’emergenza, Moas interviene per fornire una sorta di pronto soccorso: grazie ad operatori specializzati si fa screening sanitario dei migranti salvati, si dà loro da mangiare, e vestire. Poi, teoricamente, si dovrebbe procedere sul trasbordo su altre navi, ma spesso e volentieri sono gli stessi mezzi Moas a portare i migranti dentro i porti italiani.

I NUMERI DI MOAS

Dalla sua entrata in attività Moas ha salvato direttamente 20.000 persone, quasi 5.000 solo con la Phoenix. Quanto ai costi sostenuti dai due imprenditori per finanziare e sostenere l’operazione, i coniugi Catambrone hanno messo fin da subito a disposizione 0tto milioni di dollari, con i quali sono state comprate e noleggiate le navi.  Poi però, lo sforzo ha richiesto nuove risorse e così è stata aperta una prima sottoscrizione che a richiamato l’attenzione di diversi finanziatori. Ma andare avanti sarà difficile senza nuove entrate, perché i soldi dei due imprenditori potrebbero non essere sufficienti. Per fortuna altri privatisi stanno interessando alla causa, con frequenti donazioni in grado di permettere la sopravvivenza del progetto.

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