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La Commissione europea intende proporre ai Paesi dell’Ue di sospendere i vincoli del Patto di stabilità e di crescita per le spese relative alla difesa. Lo ha annunciato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, durante il suo intervento alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, evento annuale dedicato ai principali temi di politica estera, alle sfide attuali e future alla sicurezza. “Vorrei che gli Stati membri aumentassero in modo significativo la spesa per la difesa”, ha detto von der Leyen, riferendosi in particolare alla necessità emersa in sede Nato di rivedere le percentuali di Pil da destinare alle spese militari. “Dovremo aumentare ancora una volta in modo considerevole questo numero. Perché passare dal 2% a oltre il 3% significa centinaia di miliardi di investimenti in più ogni anno”, ha sottolineato la numero uno della Commissione. Per questo “abbiamo bisogno di un approccio coraggioso”, che comprenderà la proposta, appunto, di attivare la clausola di salvaguardia per gli investimenti nella difesa. Si tratta anche di una prima risposta da parte dell’Unione europea al nuovo corso che l’amministrazione Usa vorrebbe dare alla difesa del Vecchio continente, evidenziate di recente dal segretario della Difesa a stelle e strisce, Pete Hegseth.

L’apertura corrisponde in pieno a quanto sostenuto da tempo dal governo italiano, che non a caso ha accolto con soddisfazione l’apertura della presidente della Commissione. “Si tratta di un primo, fondamentale passo nella giusta direzione, che dovrà essere seguito anche dall’istituzione di strumenti finanziari comuni” è stata la nota rilasciata da Palazzo Chigi. “Il governo italiano è pronto a lavorare costruttivamente con le istituzioni europee e con gli altri Stati membri per raggiungere insieme questi importanti obiettivi, a partire dalla prossima presentazione del Libro bianco della difesa dell’Ue”, annunciato a inizio febbraio sempre da Ursula von der Leyen da Danzica e che sarà presentato entro metà marzo. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, tra i primi e principali promotori della misura, ha sostenuto a più riprese la necessità di questa esclusione. “Accolgo con particolare e personale, grande soddisfazione, l’annuncio della presidente della Commissione in merito a quella che, da anni, è sempre stata una mia vera ossessione: la necessità di scorporare le spese della Difesa dal Patto di Stabilità che impone, alla Ue, e da decenni, rigide regole e vincoli di bilancio per gli Stati che ne sono membri” ha commentato a caldo il ministro, anche lui presente a Monaco per la conferenza. “L’odierna proposta va esattamente in questa precisa direzione. La richiesta di avanzare nuove iniziative per il rafforzamento degli investimenti nella difesa, a partire dall’esclusione di queste spese dal Patto di stabilità, è una vittoria della ragione e della necessità, oltre che una grande vittoria politica e diplomatica dell’Italia e del governo Meloni. Sin dall’inizio del mio mandato ho sostenuto con forza questa sempre più impellente necessità: escludere dal Patto di Stabilità gli investimenti in Difesa e sicurezza ed impedire che tali finanziamenti possano intaccare o indebolire le sacrosante spese dei singoli Stati in salute, istruzione, welfare. Oggi, finalmente, la linea portata avanti dall’Italia si fa strada”.

Per Crosetto si tratta di un primo passo, “fondamentale pur se non sufficiente, nella giusta direzione. E questo perché, in questo modo, da un lato si riconosce la necessità di dotare l’Unione europea di strumenti adeguati per affrontare le sempre maggiori e pericolose sfide poste dal disordine globale e dalla situazione internazionale e, dall’altro, si evita che tali investimenti vadano a danno di spese altrettanto importanti e cruciali per ogni Paese. L’Europa, mai come oggi, non può più permettersi di restare indietro: serve una difesa comune credibile, capace di proteggere i nostri cittadini e di garantire stabilità nel contesto geopolitico attuale”. Secondo il ministro “ora è il momento di agire con determinazione e, anche, di far seguire, alle parole, i fatti. L’Italia, in linea con le scelte del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e degli sforzi innovativi continui delle nostre Forze armate, continuerà a lavorare con le istituzioni europee e con i suoi Stati membri, come anche con tutti i nostri alleati strategici, affinché questo impegno si traduca in strumenti finanziari concreti e in una strategia chiara”.

La misura, nelle intenzioni di von der Leyen “consentirà agli Stati membri di aumentare in modo sostanziale le spese per la difesa”. Come ha ricordato la presidente, anche in precedenti crisi straordinarie l’Ue si è attivata assicurando “ai Paesi margini di bilancio supplementari attivando la clausola di sospensione. In termini pratici, abbiamo assicurato ai Paesi membri un consistente aumento degli investimenti pubblici legato alla crisi”. Un appunto diretto soprattutto a quei Paesi che, pur avendo beneficiato di misure simili, per esempio durante la pandemia di Covid-19, si sono espressi in maniera contraria sull’ipotesi di ricomprendere all’interno di queste esclusioni le spese per la difesa. Per von der Leyen, l’attuale momento storico giustifica “un approccio analogo”. La Commissione, dunque, presenterà “un ampio pacchetto di misure, interventi e strumenti ad hoc, adeguati alla specifica situazione di bilancio di ciascuno Stato membro”, insieme a un “approccio europeo nel definire le nostre priorità di investimento” necessario per sostenere le misure comuni. “Ciò consentirà di investire in progetti di difesa molto necessari e di comune interesse europeo”.

Von der Leyen sposa la linea dell'Italia. Fuori la Difesa dal Patto di stabilità

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato l’intenzione di proporre l’esclusione delle spese per la difesa dai vincoli del Patto di stabilità. L’iniziativa, che punta a incentivare gli investimenti militari in linea con gli obiettivi Nato, è stata accolta con favore dall’Italia, che da tempo sostiene la necessità di strumenti finanziari comuni in ambito difesa. La mossa risponde anche alle pressioni di Washington e segna un primo passo verso un nuovo assetto strategico europeo

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