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LE ULTIME NOVITA’

Uber è stata multata in Francia in un procedimento senza precedenti. A essere stata messa all’indice è la App POP che mette in connessione via smartphone clienti e guidatori non professionisti di auto private. Lo rileva Business Insider: Uber dovrà pagare 800mila euro, più altre piccole sanzioni comminate ai due top manager francesi, che intendono ricorrere in appello, proprio per aver usato guidatori non-professionisti. La Francia aveva messo al bando il servizio che Uber aveva sospeso la scorsa estate, ma ai severi giudici francesi non è, evidentemente bastato.

MULTA E BANDO FRANCESE PER UBERPOP
La corte di Parigi ha ordinato il pagamento immediato di metà della multa e ha comminato a Pierre-Dimitri Gore-Coty, direttore per l’Emea della società californiana e a Thibaud Simphal, il manager per la Francia, entrambi colpevoli di pratiche commerciali ingannevoli, multe rispettivamente di 30mila e 20mila euro, anche in questo caso da pagare per metà con il resto dell’importo sospeso. La corte sostiene che UberPop abbia causato una rottura a lungo termine nel settore dei trasporti, provocando violente proteste da parte dei tassisti che hanno disturbato la quiete pubblica. I manager hanno però scampato la possibile condanna a cinque anni di carcere e una multa di 1,5 milioni di euro.

LE PROTESTE DI UBER
“Abbiamo sospeso UberPOP la scorsa estate e proviamo disappunto per questo giudizio – ha detto a BI un portavoce del gruppo – Tuttavia questo non ha impatti sull’attività di Uber in Francia, attraverso la cui app sono connessi 12mila autisti professionisti con un milione e mezzo di clienti”. Il giro d’affari è di 6 milioni di euro e i profitti ammontano a 500mila euro. UberPOP è stato dichiarato illegale anche in Italia e Spagna e il giudizio è pendente in Belgio e Paesi Bassi.

ADDIO ANCHE ALLA GERMANIA, NONOSTANTE LE LINEE GUIDA UE A FAVORE
L’accanimento contro Uber avviene nonostante, solo pochi giorni fa, la Commissione europea abbia pubblicato le linee guida a supporto della sharing economy e delle piattaforme innovative che la promulgano. Ma come spesso accade, Europa e singole nazioni non vanno d’accordo.
E intanto, sempre in questi giorni, anche a Francoforte un tribunale ha confermato il bando contro Uber che era già ricorsa in appello. I servizi della app sono stati sospesi anche ad Amburgo e a Düsseldorf lo scorso anno, mentre ancora operano a Monaco e Berlino.

NEIN ANCHE PER AIRBNB
Gli strali tedeschi si sono già abbattuti anche su un’altra pietra miliare della sharing economy, AirBnb. Il Tribunale amministrativo di Berlino, come riporta il Guardian ha confermato di recente il divieto contro gli affitti di breve termine con una mossa che potrebbe essere imitata altrove in Europa. “Il decreto, che ha effetto dal primo maggio, prevede per chi affitta il proprio appartamento per oltre il 50% della superficie per brevi periodi una multa di 100mila euro”. Dal divieto sono esclusi i subaffitti di singole stanze o lo scambio casa.
Non c’è da stupirsi, secondo il giornale britannico, che il fatto sia avvenuto proprio a Berlino dove “con gli affitti in cresciuta e una popolazione che aumenta di 80mila unità ogni anno, l’home sharing è diventata una questione fortemente politicizzata”. Secondo le stime, portali come Airbnb, Wimdu e 9flats hanno tra i 10mila e i 14mila appartamenti registrati a Berlino – più o meno quanti ne vengono costruiti ogni anno.
“La decisione di Berlino – continua il Guardian – potrebbe essere seguita da Amburgo, Monaco o Freiburg, ma anche il altre città europee dove la società si scontra con l’opposizione politica in crescendo, come Barcellona e Parigi”. Insomma, tempi duri per la sharing economy. A meno che l’Ue non si imponga in maniera decisa.

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