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Il Movimento 5 stelle sta affrontando una delle partite decisive per il suo futuro. Non si parla solo e soltanto dei primi passi delle giunte di Virginia Raggi e Chiara Appendino a Roma e Torino. Ma anche e soprattutto dell’opera di accreditamento presso le cancellerie da parte dei vertici del Movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio e in particolare del vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, candidato premier in pectore per i pentastellati alle prossime elezioni politiche.

Lo sforzo di far conoscere origine e fini del Movimento è palese e dichiarato in tutti i recenti incontri avuti da Di Maio, anche in quelli – come nel caso del seminario organizzato dall’Ispi – che hanno suscitato proteste in una parte della base grillina, che ha evocato la Trilateral e complottismi vari e avariati.

Ma i passi d’impronta moderata in un percorso governativo non fanno strillare solo militanti abbeverati per anni alla fonte di ogni dietrologia. La vicenda raccontata da Formiche.net delle due diverse risoluzioni presentate dal Movimento 5 stelle alla Camera e al Senato sulla Nato è emblematica di quanto i grillini anche nelle istituzioni oscillino ancora tra un antagonismo anti establishment e atteggiamenti più istituzionali e meno barricaderi: anche se alla Camera (per le limature operate da Di Maio) l’impostazione molto anti Nato è stata attenuata, in ambienti americani la vicenda ha destato sorpresa e anche preoccupazione.

In queste ore medesimi sentimenti si esternano dalla comunità ebraica dopo la missione dello stesso Di Maio in Israele e Palestina. Da un lato il vicepresidente pentastellato della Camera ha detto sic et simpliciter che il Movimento 5 stelle quando sarà al governo riconoscerà immediatamente lo Stato palestinese, dall’altro lato la delegazione grillina ha protestato con un tweet asserendo che “il governo israeliano ci ha negato il permesso di entrare oggi nella Striscia di Gaza”. “La Striscia di Gaza è controllata da un’organizzazione terroristica che è un’entità ostile a Israele”, ha sottolineato l’ambasciata di Israele a Roma: “L’ingresso deve prevedere permessi specifici e speciali che sono soggetti a considerazioni di sicurezza”, ha aggiunto. Inoltre, ancora prima di lasciare l’Italia per la visita di cinque giorni iniziata giovedì scorso, i pentastellati avrebbero saputo che i permessi per entrare a Gaza erano stati negati.

Le due vicende (Nato e Israele) dimostrano che si possono anche raccogliere una messe di voti ma prima o poi per governare è bene chiarirsi le idee e non giochicchiare troppo con la politica estera a chi la spara più grossa, come si fa sui blog o su Facebook a proposito ad esempio di reddito di cittadinanza (consiglio sul tema la lettura dell’articolo di Marino Longoni, condirettore del quotidiano Italia Oggi).

Israele, Nato, Luigi Di Maio e le confusioni a 5 stelle

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