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Il più importante obiettivo del prossimo summit di Varsavia, a mio avviso, è evitare di perdere la coerenza strategica dell’Alleanza, elemento che ha sempre favorito la coesione tra i suoi Stati membri. A tale esigenza si legano inevitabilmente due questioni. Prima di tutto, considerando le due dimensioni geografiche della nostra sicurezza (il fianco sud e il fianco est), ritengo che l’elemento centrale del dibattito non debba riguardare se la Russia sia o meno la nostra minaccia esistenziale, quanto le modalità con le quali mantenere e preservare l’unità dell’Alleanza nella sua sostanza. La seconda questione, più importante per i Paesi come la Polonia, riguarda la necessità disporre di un eguale status di sicurezza per tutti gli Stati membri. Se si considereranno questi due elementi – il mantenimento dell’unità ed eguale sicurezza – credo che preserveremo meglio la coerenza strategica dell’Alleanza del futuro.

Certamente, l’ambiente della sicurezza dell’Alleanza dal 2014, dal summit di Newport in Galles, è cambiato, ed è cambiato in peggio. Il contesto internazionale è divenuto più complesso, denso di minacce ed estremamente più dinamico. La volatilità della sicurezza globale e l’imprevedibilità delle situazione a est e a sud sono inevitabilmente i primi temi da affrontare. Il fianco meridionale e il vicinato orientale presentano caratteristiche diverse, complesse in entrambi i casi. Quella più rilevante della regione est è la seguente: per la prima volta, ci troviamo ad affrontare una situazione per cui la nostra sicurezza complessiva è minacciata dall’atteggiamento imprevedibile di una superpotenza nucleare. La Russia sta continuando a porre sfide che non sono solo strategiche. Stiamo affrontando, infatti, la combinazione russa di proiezione strategica e capacità reali e operative, vero punto di svolta per il futuro della nostra sicurezza.

Riguardo al confine sud, il problema principale è legato all’estremismo, al radicalismo e al terrorismo che dilagano in Stati falliti e che destabilizzano l’intera regione del Medio Oriente e Nord Africa. Ritengo inevitabile che i Paesi membri che si trovano a sud siano maggiormente focalizzati sulla minaccia che proviene dal basso, mentre i Paesi che appartengono alla regione orientale dell’Alleanza siano maggiormente preoccupati della sfida posta dalla Russia. Eppure, occorre considerare che entrambe le dimensioni geografiche hanno bisogno dell’assunzione che la sicurezza degli Stati sia una e indivisibile. In virtù di questo principio, dobbiamo gestire la situazione dei due fianchi individuando la possibilità di utilizzare gli stessi strumenti per entrambe le problematiche e per minacce anche molto differenti tra loro.

Per queste ragioni, il summit di Varsavia dovrà rispondere a tre obiettivi-chiave. Prima di tutto, esso dovrà fornire una risposta universale alle molteplici sfide che l’Alleanza si trova ad affrontare in tutta la propria area di competenza e proiezione. In secondo luogo, dovrà assicurare alla Nato coerenza, così che le decisioni che verranno prese, basate sul recente dibattito interno all’Alleanza, possano aprire la strada a un confronto continuo e costruttivo tra i Paesi membri nel comune interesse di difesa e sicurezza. Infine, il summit dovrà essere realmente decisionale, cioè dovrà permettere di adottare disposizioni che abbiano come obiettivo il rafforzamento della capacità di difesa e deterrenza dell’Alleanza. Il raggiungimento di queste tre condizioni farà in modo che ogni potenziale aggressore sia consapevole della sconvenienza di un eventuale attacco a ogni singolo membro dell’Alleanza.

In questi termini, il summit di Varsavia dovrà proseguire i passi già intrapresi nel precedente summit del 2014. A Newport furono prese decisioni molto importanti per la Nato, tra cui il Readiness action plan, importante punto di partenza per ogni successivo sviluppo. In ogni caso, credo che il documento finale che verrà adottato a Varsavia non debba essere rivoluzionario in termini strategici e operativi, ma certamente dovrà permettere all’Alleanza di adattarsi a una nuova realtà strategica e dovrà essere un documento realmente comprensivo del complesso security environment in cui essa opera.

In questo campo, la Polonia giocherà sicuramente il ruolo del padrone di casa più che quello di un Paese interessato a sostenere le proprie ambizioni. Non posso non dirmi felice dell’importante livello di solidarietà che ci hanno riconosciuto i nostri Alleati anche in questo percorso di preparazione al summit. Allo stesso modo, siamo sinceramente ottimisti per quello che sarà il risultato del vertice. Il mantenimento dell’unità dell’Alleanza, lo sguardo al futuro e la preservazione della coerenza del nostro approccio indicano la giusta direzione per il prossimo summit di Varsavia.

Traduzione di Stefano Pioppi

Tomasz Orlowski

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