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È passato poco più di un giorno dal selvaggio attentato di ieri, compiuto da due militari dell’Isis a Rouen contro un inerme sacerdote, e già ci troviamo di nuovo alla stessa stregua delle altre volte. Tutti i politici francesi, da Hollande a Sarkozy alla Le Pen, sono intervenuti con parole dure di condanna, la comunità internazionale ha espresso costernazione e cordoglio, tutto sembra quasi tornare alla normalità. Certo, ormai nessuno pensa che sia finita qui, e ognuno sa in cuor suo che questa guerra sarà lunga e costerà cara a tante persone inermi e innocenti.

Il Papa ieri ha espresso i suoi sentimenti di dolore e orrore con grande equilibrio, condannando, come sempre fa d’altronde, ‘ogni’ forma di violenza, ossia non soltanto quella che oggi subiamo attoniti nelle nostre città, ma anche quella perpetrata da noi stessi contro gli altri. Bene.

Un punto resta oscuro però, quasi impalpabile, in questo quadro di dolore innaturale per la vecchia Europa moderna. In Francia soprattutto, per le politiche di nazionalizzazione del Magreb, ma anche in Germania e nei Paesi Bassi, le comunità islamiche sono una parte consistente dei cittadini dei rispettivi Paesi. Non si può certo dire che la composizione di quegli Stati sia ormai soltanto cristiana in senso stretto e omogenea in senso lato. I Musulmani sono cittadini, fanno parte delle nazioni di Europa, sono Europa.

Ebbene, tutto questo dovrebbe spingere gli Imam, che giustamente pretendono luoghi di culto specifici per i propri credenti, ad aprire un fronte di reazione tutt’altro che moderato all’interno della galassia globale dell’Islam. Insomma, immigrazione non vuol dire integrazione, lo sappiamo bene. Ma se veramente la presenza di musulmani chiede integrazione, riconoscimento di diritti in larga parte concessi, non si capisce perché i leader religiosi non sentano poi come impellente e necessario un atto duro di dissociazione e un pronunciamento radicale e collettivo contro l’Isis e contro il fondamentalismo dell’odio.

Questo punto è delicato e irritante. È gravissimo infatti, ed è stato denunciato già molte volte da tanti osservatori, che le due grandi multinazionali politiche dell’Islam, l’Iran sciita e l’Arabia Saudita sunnita, siano così blande nel denunciare questa crociata al contrario contro l’Europa e la sua civiltà. Ma si può capire che la distanza e tanti interessi interni non spingano in tale direzione.

È sbagliato invece, inaccettabile e irresponsabile che non vi siano musulmani che protestino con i loro leader religiosi nelle nostre piazze, che l’emarginazione da cui fuoriescono questi fanatici non sia messa alla porta ed espulsa proprio da quel mondo islamico di cui essi compiono, per conto del Califfato, un travisamento e un’eresia imperdonabile.

La comunità musulmana europea ci dica insomma, a noi cittadini di una cristianità ferita e intiepidita da tanta secolarizzazione, che gli Imam non stanno a guardare quello che succederà ai connazionali, si facciano vedere che loro sono attaccati ai valori di civiltà e umanità di cui hanno scelto di essere fratelli e di condividere i destini, non restino chiusi in un silenzio assordante che si traduce in grido di complicità.

Quando un figlio minorenne si comporta male, devono intervenire i genitori a correggerlo, altrimenti finiscono in galera anche loro. Qui, invece di reagire con durezza, stiamo vedendo rivelarsi tutta la debolezza di una cultura che indietreggia davanti alle barbarie e rinuncia ai doveri umani ed etici, in primis al rifiuto della violenza, che dovrebbe essere il motivo di fondo per cui nel tempo tante persone di fede musulmana sono venute in massa a vivere qui.

Se si vuol evitare il peggio, ad esempio che la politica si sposti verso posizioni che implicheranno anche per le persone perbene espulsioni, emarginazione e rientri forzati, è bene che gli Imam prendano posizione contro l’Isis, a favore di quell’universalità dei diritti e dei doveri che ha il nome non del cristianesimo ma della Cattolicità. Lo facciano presto e in modo altisonante, sennò diventerà impossibile andare avanti così.

Tirino giù la maschera e si impegnino ad edificare una cultura di pace e di convivenza, spieghino che cos’è l’Islam per loro a tutti noi, dimostrino che gli estremisti non sono i veri interpreti del Corano. Altrimenti, dispiace dirlo, prendano in considerazione di ritornare nei propri paesi, o magari in Siria per asservirsi e sottomettersi alla dittatura di Al-Bagdadi.

Noi non ci faremo convertire al male, e ancor più non devono farlo i musulmani della porta a canto. Qui in Europa, nelle nostre città, non c’è posto per chi non vive da essere umano, per chi non crede nella democrazia e nella libertà. Qui in Europa non c’è posto per chi vuole uccidere i connazionali e per chi non si vergogna per i fratelli nella fede che lo fanno.

attentato

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