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La Russia prova a tornare alla ribalta del palcoscenico economico internazionale con il forum economico di San Pietroburgo al via oggi. Alla Davos russa, come l’hanno ormai definita analisti e commentatori, è attesa la partecipazione di circa dieci mila partecipanti e numerosi capi di stato e governo, a partire dal presidente della commissione Europea, Jean-Claude Juncker (si tratta della sua prima visita in Russia), al presidente del consiglio Matteo Renzi, passando attraverso una sfilza di manager delle grandi multinazionali, come il Ceo della Royal Dutch Shell, Ben van Beurden.

 

IL NODO DELLE SANZIONI

La comunità diplomatica punta tutto su un progressivo allentamento del quadro sanzionatorio, una sorta di impegno che Juncker e Putin dovrebbero concordare nel corso del colloquio bilaterale previsto per oggi. “Il tema delle sanzioni sarà senza dubbio toccato, dal momento che, come è noto, durante il periodo attuale, il tema della loro estensione o del loro allentamento verrà discusso in seno alla commissione Ue. Probabilmente, Juncker avra’ qualcosa da dire al riguardo”, ha detto il consigliere presidenziale russo Yury Ushakov. “Il vicolo cieco delle sanzioni sta giungendo al termine, il sostengo alle sanzioni si sta “erodendo e la conferma viene dall’alto numero dei partecipanti confermati al forum economico di San Pietroburgo”, rincara la dose il potente ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov.

IL RUOLO DELLA FRANCIA

Come fanno notare ambienti vicini al Cremlino la svolta più significativa arriva dal cambio di posizione della Francia. Il Senato francese ha recentemente approvato una risoluzione a larga maggioranza che invita il proprio governo ad una riduzione parziale del regime delle sanzioni. E non è un caso che uno degli ospiti previsti al Forum sarà l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy che incontrerà il presidente Putin. Gran parte delle speranze di ripresa dell’economia russa – pesantemente azzoppata dal crollo dei prezzi del petrolio nell’ultimo anno – sono legate proprio alla fine delle sanzioni. Qualche spiraglio sembra però emergere.

LA MOSSA DELLA BANCA CENTRALE

La banca centrale russa ha infatti annunciato il taglio dei tassi di riferimento dello 0,5% dall’11 al 10,5% per le operazioni di rifinanziamento a partire dal prossimo 14 giugno. Una misura che non attesa da dieci mesi. La banca ha giustificato tale decisione con il calo delle aspettative sull’andamento dell’inflazione alla luce di una ripresa economica del paese giudicata come imminente. Al Cremlino ci si aspetta un prezzo medio del petrolio che si dovrebbe attestare – per i prossimi tre anni- sui 40 dollari al barile. Questo pone le aspettative sul Pil russo ad un + 1,3 per cento nel 2017.

 

LE ATTESE DI PUTIN

Il presidente russo Vladimir Putin si è detto convinto che “le raccomandazioni e gli accordi redatti durante il Forum economico di San Pietroburgo aiuteranno la ripresa dell’economia in Russia e nel mondo” e ha anche espresso fiducia nel fatto che questi accordi “contribuiranno all’ulteriore sviluppo della cooperazione internazionale su base paritaria, nei piu’ diversi settori e al lancio di progetti a lungo termine reciprocamente vantaggiosi”.

IL DOSSIER ENERGETICO

A farla da padrone sarà certamente il tema energetico. A San Pietroburgo sono presenti i ministri dell’energia di Arabia Saudita e Iran, paesi che da mesi dialogano con la Russia per comporre il difficile quadro del mercato petrolifero. Proprio al forum sarà siglato un importante accordo sul gas tra Putin e il capo della Shell, van Burden, per l’avvio di un grande progetto sul Baltic Lng, progetto per l’esportazione del gas naturale liquefatto dall’avamposto russo di Ust-Luga sino le coste della Finlandia. Sul piatto anche il nodo del progetto per il raddoppio del North Stream, il North Stream II, e i mai abbandonati piani russi per portare il proprio gas attraverso il versante meridionale, come il progetto Poseidon, sul quale ancora di recente proprio a Roma è stato firmato un Memorandum of Understanding tra Edison, Gazprom e la compagnia greca Depa.

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