Skip to main content

Le potenze mondiali sono pronte ad armare il proto-governo libico promosso dall’Onu e guidato dal premier designato Fayez Serraj. È questa la principale decisione del vertice di Vienna, organizzato ieri da Stati Uniti e Italia, cui hanno partecipato l’Onu, l’Europa e diverse nazioni regionali interessate dalla crisi in Libia.

L’UNICO GOVERNO RICONOSCIUTO

Con la consegna delle armi arriva l’ultima, forse definitiva, legittimazione internazionale a Serraj, da cui già le principali diplomazie occidentali si erano recate in visita: a tutti gli effetti, quello ancora non consolidato guidato dal businessman di Misurata è l’unico governo riconosciuto in Libia (ed è chiaro anche da questo quanto la situazione istituzionale sia caotica). I venti ministri degli Esteri presenti a Vienna hanno per questo approvato la volontà del premier di far insediare i suoi diciotto ministri nelle rispettive sedi, anche senza l’approvazione necessaria da parte dell’HoR, il parlamento in esilio volontario a Tobruk.

LE ARMI AI GUARDIANI DI SERRAJ

L’annuncio uscito dal vertice austriaco arriva a pochi giorni di distanza dall’avvio della creazione di un nuovo corpo militare in Libia, la Guardia presidenziale, comandato dal Consiglio presieduto di Serraj. Diecimila soldati libici, provenienti dalle milizie fedeli, che avranno il compito di garantire sicurezza e occuparsi in seguito di combattere lo Stato islamico, considerato a livello globale la minaccia principale in Libia. I guardiani di Tripoli riceveranno così armamenti avanzati e probabilmente addestramento da consulenti professionisti occidentali, come da richiesta diretta dello stesso futuro premier, che domenica alla vigilia del summit dalle colonne del Telegraph aveva chiesto sostegno piuttosto che il tanto discusso intervento militare diretto: “Non stiamo parlando di un intervento internazionale, stiamo parlando di assistenza internazionale nel campo della formazione, equipaggiamento delle nostre truppe”, ha ribadito lunedì durante la riunione.

SUGLI ARMAMENTI C’È ANCHE CHI È SCETTICO

La decisione presa a Vienna è un indirizzo, ma richiede ancora uno step operativo. Sulla Libia vige tuttora un embargo sulle armi alzato dalle Nazioni Unite in seguito all’inizio del conflitto interno, ora sarà il Comitato per le sanzioni dell’Onu a concedere la deroga nei confronti della Guardia presidenziale. Nel Consiglio di sicurezza permangono posizioni scettiche, come quelle della Russia (legata all’Egitto) e della Cina, che pur con distacco su tutto il dossier, continuano a temere che una volta inviate le armi nel territorio libico, queste possano finire in mani sbagliate. In effetti Serraj basa il suo consenso su accordi stretti con gruppi di potere politici, economici e militari tripolitani, milizie che hanno giurato fedeltà al Gna (il governo di accordo nazionale), ma che sono note per comportamenti volatili. Questi scetticismi sono stati apparentemente superati a Vienna, con Stati Uniti ed Europa che si sono fatte garanti. Da notare, comunque, che la Libia è già zeppa di armamenti d’ogni genere sottratti dopo il 2011 dai fornitissimi arsenali dell’ex rais Muammar Gheddafi, altri importati clandestinamente negli anni successivi.

I MIGRANTI

Oltre al capitolo Stato islamico, ad attirare l’attenzione attorno alla Libia c’è la questione immigrazione. “Non vediamo l’ora di collaborare con i Paesi vicini Gna per far fronte alla minaccia rappresentata in tutto il Mediterraneo, e sui suoi confini terrestri, da organizzazioni criminali impegnate in tutte le forme di contrabbando e traffico, tra cui quello degli esseri umani”, recita la dichiarazione congiunta post-summit.

IL RUOLO DI HAFTAR

Argomento a sé, ma necessariamente da integrare nel contesto, il ruolo del generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica protetto da attori internazionali come Egitto ed Emirati Arabi. “Haftar potrebbe rivelarsi un alleato importante nella guerra contro il terrorismo. Ma occorre che prima riconosca l’autorità del governo di Serraj”, ha detto il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, co-presidente della riunione di Vienna insieme all’omologo americano. Su Haftar, nei mesi passati considerato uno dei principali problemi del Paese, che sotto le pressioni sue e dei suoi mandatari ha sabotato ogni tentativo di riunificazione, è in corso da qualche settimana una sorta di riabilitazione diplomatica: l’Occidente s’è accorto che Serraj per il momento non ha la forza per allargare il proprio potere ad Est, e così cerca un dialogo con l’uomo forte cirenaico (e con i suoi sponsor), anche perché le forze che rispondono ai suoi comandi – con l’aiuto anche di qualche unità speciale occidentale – stanno avanzando sullo Stato islamico a Bengasi con risultati migliori dei misuratini dell’Ovest, che invece negli ultimi dieci giorni hanno perso terreno sui baghdadisti.

Fayez Serraj, Libia, trenta

Che cosa è stato deciso a Vienna sulla Libia

Le potenze mondiali sono pronte ad armare il proto-governo libico promosso dall'Onu e guidato dal premier designato Fayez Serraj. È questa la principale decisione del vertice di Vienna, organizzato ieri da Stati Uniti e Italia, cui hanno partecipato l'Onu, l'Europa e diverse nazioni regionali interessate dalla crisi in Libia. L'UNICO GOVERNO RICONOSCIUTO Con la consegna delle armi arriva l'ultima, forse definitiva, legittimazione…

La finanza troppo "elastica" fa male al sistema monetario internazionale

Se fosse la sceneggiatura di un film, l’ultimo speech di Claudio Borio, capo del dipartimento monetario della Bis, rilasciato in occasione di un recente convegno a Zurigo, racconterebbe di un’odissea: quella del sistema monetario e finanziario – e Borio ci tiene a sottolineare il finanziario – alla disperata ricerca di un’ancora capace di dare stabilità al grande vascello dell’economia internazionale.…

Corriere della Sera, ecco capriole e attriti salottieri fra Andrea Bonomi e Urbano Cairo

Che farà ora Intesa Sanpaolo? Continuerà a sostenere l'Ops di Urbano Cairo o mollerà il patron di La 7 per aderire all'Opa più sostanziosa di Andrea Bonomi? Infatti Cairo valuta 0,53 euro una azione Rcs nell'Offerta pubblica di scambio congegnata con Banca Imi (Intesa), mentre la cordata capeggiata da Bonomi offre un pezzo di 0,7 euro. La banca sistemica guidata da Carlo Messina…

Matteo Renzi

La famiglia e le sue (cattive) imitazioni

La nuova legge che regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina le convivenze, approvato lo scorso 11 maggio a Montecitorio con 372 voti a favore, 51 contrari e 99 astenuti, è stata oggetto di numerose critiche. Nel caso delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, la legge definisce tale unione una “specifica formazione sociale” differenziandola,…

Tutte le contorsioni di Matteo Renzi sul referendum costituzionale

È davvero curiosa questa storia di Matteo Renzi che si lamenta, anzi protesta perché i suoi avversari stanno trasformando la campagna referendaria sulla riforma costituzionale in una campagna contro di lui. A impostare le cose su questo piano è stato lui stesso, non so se più coraggiosamente o più imprudentemente, annunciando più volte la conclusione della sua bruciante avventura politica,…

Piercamillo Davigo

Vi racconto l'ultima bizzarra teoria di Piercamillo Davigo

Intervistato a Piazzapulita Piercamillo Davigo ha esposto il suo concetto di presunzione di innocenza fino ad una condanna definitiva, ricorrendo ad un esempio che – a suo dire – è solito citare. Secondo Davigo nessuno affiderebbe la propria figlia di sei anni ad un vicino accusato di pedofilia, a prescindere dall’accertamento giudiziario delle sue responsabilità. E’ sicuramente così. Ma come…

Petrolio, perché Rosneft dice che l'Opec è moribonda

"Al momento una serie di fattori oggettivi esclude la possibilità per tutti i cartelli di dettare la loro volontà di mercato. Per quanto riguarda l'Opec, ha praticamente smesso di esistere come organizzazione unitaria". È una bomba quella sganciata alla Reuters da Igor Sechin, Ceo del gigante statale russo Rosneft, intimo di Vladimir Putin, e per questo finito sotto sanzioni americane collegate…

Andrea Bonomi e Marco Tronchetti Provera (2013)

Ecco quanto Bonomi, Della Valle, Mediobanca, Pirelli e Unipol sborseranno per silurare l'Ops di Cairo

Di Alessandro Carollo

Quanto è il conto massimo che i protagonisti dell'opa totalitaria su Rcs Mediagroup saranno chiamati a pagare? Leggendo il comunicato ufficiale reso noto nella mattinata del 16 maggio, è possibile fare qualche proiezione. QUANTO SBORSERANNO BONOMI, DELLA VALLE & C. Per Andrea Bonomi, il conto massimo varierà da un minimo di 109,6 milioni a un massimo di 164,4 milioni di euro…

Cosa sta succedendo tra Nato e Russia?

Qualche tempo fa chiacchieravo con un amico che lavora per un certo Ente, necessariamente non trasparente, a proposito di un politico italiano che conoscevo come persona assolutamente per bene. "Se un Servizio segreto vuole incastrare una persona - mi disse - non è necessario che costui abbia commesso crimini. Testimoni contro di lui si comprano o si ricattano e le…

Melania Rizzoli e Vittorio Feltri

Ribaltone a Libero Quotidiano, Angelucci preferisce il neo antiberlusconiano Feltri a Belpietro

Perché la famiglia Angelucci ha sostituito Maurizio Belpietro con Vittorio Feltri come direttore del quotidiano Libero? E' la domanda che in queste ore si fanno giornalisti, politici e addetti ai lavori dopo il ribaltone annunciato alla direzione del quotidiano con il ritorno di Feltri per la terza volta alla testa del giornale milanese. C'è chi dice che l'editore spingeva per…

×

Iscriviti alla newsletter