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Le attuali, forti, difficoltà della Banca Popolare di Vicenza (Bpvi), alle prese con un aumento di capitale da 1,5 miliardi e una quotazione in Borsa in forse, non sono emerse d’improvviso tutte insieme, ma sono il frutto di una situazione peggiorata man mano negli anni davanti agli occhi di tutti. Compresi quelli di coloro, a partire dalle autorità Bankitalia e Consob, che, con competenze diverse, avrebbero dovuto vigilare ed evitare che si arrivasse a tanto.

L’AUMENTO DI CAPITALE DEL 2014

Questa situazione viene correttamente descritta in un post del blog di Fabio Bolognini: “L’autopsia sul cadavere della vecchia Popolare Vicenza porta alla luce un devastante concorso di colpe e silenzi che risulta tanto difficile attribuire solo all’ispirazione prima arrogante poi maldestra del presidente Zonin e di due o tre stretti colonnelli”. E ancora: “Il prospetto dell’emissione azionaria e obbligazionaria del 2014 rivela facilmente che la banca e la vigilanza stavano tollerando rapporti di copertura dei crediti deteriorati imbarazzanti rispetto alle altre banche e nonostante ciò si consentiva di raccogliere capitali tra il pubblico a una nave con ampie falle visibili”.

IL PREZZO PER AZIONE

Innanzi tutto, va detto che l’emissione azionaria del 2014 rientrava nell’operazione di aumento di capitale da 608 milioni di euro avvenuta nell’estate di quell’anno al prezzo di 62,5 euro per ogni titoli Bpvi. Un prezzo che appare clamoroso oggi che la banca, in vista del possibile sbarco in Borsa, è stata valutata 0,1 euro per azione. Eppure già nel 2014 sembrava alto: “Si precisa che il prezzo delle azioni in offerta, pari a euro 62,50, risulta superiore rispetto al patrimonio netto contabile per azione alla data del 31.12.2013, corrispondente a euro 43,66”, si legge in uno dei documenti predisposti in vista dell’aumento del 2014. In particolare, il rapporto tra prezzo e misura contabile di patrimonio netto è di 1,43 volte per Bpvi rispetto a 0,67 per la media delle banche quotate e a 1,31 per le non quotate. Insomma, il prezzo, il cui valore era stato confermato dal professore della Bocconi Mauro Bini, era già allora caro.

LA QUALITA’ DEL CREDITO

Per esemplificare come la vigilanza probabilmente non abbia prestato adeguata attenzione, nel blog di Bolognini si segnala una tabella, riportata sempre nei documenti delle operazioni straordinarie del 2014, che contiene i rapporti di copertura dei crediti deteriorati (npl), vale a dire gli accantonamenti effettuati a bilancio a fronte del rischio sui prestiti. In particolare, dalla tabella emerge un rapporto di copertura alla fine del 2013 di appena il 27,3%, contro il 41,8% dell’intero sistema. Per quanto riguarda le sole sofferenze (il grado più pericoloso degli npl), il tasso di copertura risultava più alto, pari al 43,1%, ma in ogni caso molto inferiore al 56,9% del sistema. Stesso discorso per gli incagli (che nella scala del rischio per la banca vengono subito prima delle sofferenze): 15,1% contro un ben più confortante 25,3% per il sistema bancario nel suo complesso. Dunque sicuramente già dal 2014 c’erano indizi concreti sul fatto che la banca vicentina ora guidata da Francesco Iorio non scoppiasse proprio di salute.

L’AUMENTO DI OGGI

Tornando a oggi, l’aumento di capitale da 1,5 miliardi di Bpvi è garantito dal fondo Atlante gestito da Quaestio sgr dopo che Unicredit, vista l’aria che tirava, ha preferito tirarsi indietro. Il 26 aprile in serata, la Consob ha fatto sapere che l’intervento del Fondo Atlante nell’ambito dell’aumento di capitale non comporta l’obbligo da parte del fondo di lanciare un’Opa (offerta pubblica di acquisto). Che non scattasse l’obbligo era una delle condizioni che Atlante aveva posto per fare da garante. Resta, però, il problema della quotazione in Borsa: siccome gli investitori piccoli e grandi al momento non sembrano strapparsi di mano i titoli, senza un flottante adeguato, Borsa Italiana non potrà ammettere la Bpvi a Piazza Affari e il fondo Atlante sarà così costretto a farsi carico dell’intero aumento di capitale, evitando che la banca finisca in risoluzione (bail-in). A quel punto però il fondo si troverà a controllare Bpvi. E trovare un compratore o comunque nuovi soci diventerà più urgente che mai.

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