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Lavorare su spazio, intelligence e cyber security, con standard comuni in Europa, e ancora meglio in ambito Nato, ma soprattutto con più risorse. Mauro Moretti, amministratore delegato di Finmeccanica è tornato a parlare la scorsa settimana di priorità e strategie per la Difesa, con sollecitazioni indirette anche al governo (come si desume da questo articolo di Stefano Vespa per Formiche.net dopo un convegno dello Iai). E non è il solo. Ecco, di seguito, le richieste di Moretti, la proposta del senatore democratico Nicola Latorre, e l’analisi di Michele Nones, direttore del programma Sicurezza e Difesa dell’Istituto Affari Internazionali (IAI). Mentre il governo è al lavoro, secondo le ultime notizie, per attuare davvero il Libro Bianco della Difesa. Quel libro, come rivelano le intercettazioni di questi giorni del caso Guidi, in particolare per le parole del capo di Stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi, su cui si erano appuntati i rilievi della Marina (tra l’altro rintracciabili anche nelle esternazioni a sorpresa dell’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli e nell’analisi dell’ammiraglio di squadra Ferdinando Sanfelice di Monteforte).

IL DOSSIER CALDO DEL LIBRO

Il Libro bianco accentra in effetti il potere ai vertici (a cominciare dal capo di Stato maggiore della Difesa che oggi è dell’Esercito) e tende a ridurre autonomia delle singole forze armate. I timori in particolare di Marina e Aeronautica? Che il Libro avvantaggiasse l’Esercito. Ma per ora – notano alcuni osservatori – i fatti dicono che la Marina ha la legge navale e che l’Aeronautica avrà gli F35. Mentre chi attende novità è l’Esercito, osserva un addetto ai lavori. E le dichiarazioni di questi giorni, da Moretti a Latorre fino a Nones, ne sono testimonianza.

RISORSE INSUFFICIENTI

Durante un recente convegno dello Iai su “L’industria e l’alta tecnologia per la sicurezza e difesa dell’Europa”, dove Moretti è intervenuto la scorsa settimana anche in qualità di presidente dell’Associazione europea delle industrie dell’aerospazio e della difesa, l’ad di Finmeccanica ha ribadito che “non possiamo continuare a far finta di fare i protagonisti del mondo e non mettere a disposizione le risorse che altri mettono”. Inoltre, le risorse che ci sono vanno “canalizzate verso pochi progetti e non in 50 idee che non hanno massa critica”, ha aggiunto. In quella stessa occasione Moretti ha auspicato la necessità di lavorare su tre livelli: nazioni, Europa e Nato, adottando una standardizzazione comune europea per poi riproporla con la Nato. “Questo è un elemento essenziale per poi confrontarsi con l’Asia, che avrà risorse maggiori delle nostre”. Obiettivo finale? “Un programma comune sulla difesa europea”, ha detto Moretti.

NO A TAGLI LINEARI

Non era la prima volta che Moretti ha espresso il disappunto sull’impegno reale nei confronti del settore della Difesa: “Un’impresa per poter dare fiducia e la giusta tranquillità agli stakeholder deve capire quali sono le strategie della politica e delle forze militari che devono dare indicazioni di sistema in modo che noi possiamo meglio organizzare la nostra missione”, aveva detto di recente Moretti ad un convegno del Centro Studi Internazionali sul futuro dell’Esercito italiano. L’amministratore delegato di Finmeccanica ha ribadito la necessità che “i decisori politici e militari abbiano il coraggio di fare scelte mirate”. Quindi: “Non si può andare avanti con tagli lineari. Servono programma e risorse certe. Le risorse che ci sono devono avere la possibilità di essere programmate a lungo termine. No incertezza e intermittenza ma certezza”. Per Moretti inoltre “non possiamo ogni anno reinventarci i programmi”.

L’IDEA DI LATORRE

Il senatore Pd Nicola Latorre, presidente della Commissione Difesa di Palazzo Madama, ha individuato da tempo una strada possibile, quella della presentazione di un disegno di legge che permetta all’Esercito di programmare investimenti a lungo termine: “Non è possibile – ha spiegato Latorre in un’intervista a Formiche.net – che l’Esercito debba ogni anno rivedere e vagliare alcuni aspetti dei suoi investimenti. Questo non crea la necessaria stabilità e non ci consente di definire, come Paese, obiettivi a lungo termine. Da qui la necessità di una legge speciale che eviti di tenere l’Esercito sotto la spada di Damocle di politiche di bilancio che poi devono di volta in volta essere adeguate alle esigenze del momento, ma che al contrario garantisca fondi certi e una programmazione pluriennale per la necessaria evoluzione tecnologica e di mezzi della nostra Forza armata più grande”, ha spiegato il senatore dem.

L’ANALISI DI NONES

Sulla stessa linea è Michele Nones, direttore del programma Sicurezza e Difesa dello IAI, che ne ha fatto anche una questione di coerenza: “Se si definisce un’attività strategica per il Paese, bisogna conseguentemente concentrarvi le energie e le risorse disponibili e non disperderle a pioggia su troppi fronti. Ma bisogna anche assicurare un livello minimo di finanziamenti, stabili nel tempo, senza i quali è inutile cercare di attuare una politica di settore”, ha scritto sulla rivista Affari Internazionali. Nones ha ricordato che “in tutti i paesi l’innovazione tecnologica è sostenuta direttamente o indirettamente dai governi, poco importa se attraverso politiche fiscali, della ricerca, della formazione, disponibilità di finanziamenti, realizzazione di infrastrutture, centri e istituti di ricerca”.

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