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Per la seconda volta in due settimane, le autorità americane allertano l’Europa su una possibile recrudescenza del terrorismo jihadista nel Vecchio Continente. Dopo l’allarme lanciato dal capo della National Intelligence James Clapper, è ora il turno di Lisa Monaco, consigliere dell’antiterrorismo della Casa Bianca in visita in Belgio con una delegazione che comprende il sottosegretario del ministero della Homeland Security, Francis Taylor, e il vicedirettore del National Counterterrorism Center John Mulligan.

I funzionari americani sono giunti in Belgio per ovvi motivi: non solo perché Bruxelles è stata oggetto dell’ultimo exploit dello Stato islamico, ma soprattutto perché cittadini belgi hanno avuto un ruolo chiave tanto nell’attacco che ha flagellato la capitale a marzo quanto in quello che ha colpito Parigi lo scorso novembre, ed in entrambe le occasioni è parsa evidente la scarsa efficienza degli organismi di intelligence nazionali. Di qui il richiamo da parte delle autorità americane alla necessità di rafforzare lo scambio di informazioni tra i vari paesi, un vero e proprio imperativo in una fase in cui il terrorismo agisce in modo transnazionale e i suoi protagonisti non sembrano avere soverchie difficoltà a fare ritorno dai teatri di guerra del Siraq.

«Vi sono migliaia di persone con passaporti occidentali, provenienti in particolare dall’Europa, che vanno e vengono in Siria e in Iraq», ha affermato Lisa Monaco in un’intervista al quotidiano La Libre Belgique. «Il flusso dei combattenti stranieri» che attraversano le frontiere europee, ha aggiunto, «è a livelli mai visti prima». Da anni tutti gli organismi di intelligence e gli studiosi più attenti vanno segnalando il pericolo dei foreign fighters di ritorno. La partenza dall’Europa di un numero compreso tra cinque e seimila di cittadini europei di fede islamica rappresenta, si è ripetuto fino allo spasimo, una minaccia senza precedenti per il Vecchio Continente. Questi volontari hanno avuto infatti l’opportunità, durante la permanenza negli attuali territori del califfato, di effettuare una socializzazione avanzata alle tecniche militari e paramilitari oltre che di rafforzare il proprio credo estremista. La prospettiva di un loro rientro non può dunque che rappresentare un motivo di preoccupazione, non ultimo perché questa eventualità si è già materializzata lo scorso anno e ha generato la mattanza di Parigi, causata da una maxi-cellula composta in buona parte da reduci del fronte siro-iracheno di cittadinanza belga e francese. A ciò si aggiunga che lo Stato islamico avrebbe formato un’unità deputata alla pianificazione di attacchi esterni, organismo che, secondo una recente rivelazione del Daily Beast ripresa in queste pagine da Emanuele Rossi, sarebbe guidato da un militante di nazionalità francese.

Come segnalato dalla delegazione americana, il pericolo per l’Europa è raddoppiato dalla possibilità tutt’altro che remota che i foreign fighters di ritorno si adoperino per radicalizzare altri connazionali, mettendo in piedi nuove cellule in grado di sferrare colpi letali. A tal proposito, l’altro ospite del governo belga, John Mulligan, ha posto in evidenza il pericolo rappresentato dalla formazione di «cellule capaci di sferrare attacchi rapidamente, senza il bisogno di lunghi periodi di pianificazione». Mulligan ha aggiunto che lo Stato Islamico ha mostrato una spiccata capacità di modificare le proprie tattiche. «Ciò che vediamo», ha spiegato, sono «piccole cellule che pianificano complotti in modo altamente efficiente. Ogni volta che pensiamo di aver raggiunto dei successi, scopriamo che» i militanti islamisti «hanno sviluppato nuove modalità e metodi di azione che richiedono da parte nostra di adeguarci tempestivamente».

Sempre in queste ore, la stampa tedesca ha segnalato un terzo fronte di rischio: quello dell’infiltrazione di militanti dello Stato islamico tra i flussi di profughi. Un’eventualità su cui anche James Clapper aveva posto l’accento nelle sue recenti dichiarazioni e che è preso nella massima considerazione anche dalle autorità europee. Il quotidiano Neue Osnabruecker Zeitung ha rafforzato il sospetto sulla fondatezza di questa prospettiva rivelando che la polizia criminale federale tedesca avrebbe ricevuto 369 segnalazioni su sospetti terroristi sopraggiunti in Germania mescolandosi fra i migranti. Citando una fonte del ministero dell’interno tedesco, il giornale ha tuttavia precisato che buona parte di queste segnalazioni si sono rivelate deboli se non fasulle, essendo frutto di illazioni da parte di altri profughi o addirittura semplici frottole. Ciò che l’Anticrimine d’oltralpe non smentisce tuttavia è che «il pericolo terroristico in Germania e in Europa resta molto alto e che nuovi attentati di cellule islamiche non sono affatto da escludere».

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