Skip to main content

La Russia si riaffaccia nelle isole norvegesi delle Svalbard, reclamandone la smilitarizzazione. La mossa va posta in relazione con le pretese statunitensi sulla Groenlandia. La scena artica è in continuo movimento per il controllo di rotte di navigazione e fondali della Piattaforma continentale (Pc). Sicchè la questione delle Svalbard è solo un tassello di un puzzle più ampio. Per Mosca si tratta di una nuova fase di un contenzioso che, a fasi alterne, la oppone alla Norvegia.

Ai primi del Novecento cominciò a discutersi dello status di quelle che allora – prendendo nome dalla maggiore dell’Arcipelago delle Svalbard – erano le Isole Spitsbergen. Le loro acque erano frequentate da pescatori di varia nazionalità in quanto il territorio, non appartenendo ad alcun Paese, era considerato res nullius.

Per rimediare a questa situazione, il Trattato di Parigi del 1920 ha riconosciuto i diritti della Norvegia in forma di “piena ed assoluta sovranità”. Ma l’accordo tiene anche conto delle presenze straniere prevedendo che navi e cittadini delle Parti firmatarie godano di diritti di caccia e pesca nell’Arcipelago e nelle sue acque territoriali. A firmarlo sono stati Francia, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Olanda, Svezia e Stati Uniti; molti altri Paesi hanno aderito in seguito. La Russia lo ha fatto nel 1935, non senza aver prima reclamato diritti nel mare di Barents, in prossimità delle stesse Svalbard, in un’area marittima che dalle isole della Nuova Zemlja giunge sino al Polo.

I reciproci interessi di Russia e Norvegia, dopo anni di contenziosi di pesca, sono stati composti nel 2010 da un trattato di delimitazione che stabilisce un confine di equidistanza di Pc e Zee, con al centro una zona di giurisdizione congiunta aperta all’attività di pescatori di reciproca nazionalità.

Nonostante questa intesa, è rimasta irrisolta la pretesa della Norvegia di aver diritti sovrani al di là delle acque territoriali dell’Arcipelago. Basandosi sulla formulazione letterale del Trattato del 1920, la Russia sostiene di aver libertà di accesso alle acque che la Norvegia considera proprie Pc e Zee. Anche la Spagna nel 2007 ha dichiarato di aver diritto a sfruttarne le risorse minerarie.

Agli storici interessi economici russi testimoniati dall’attuale presenza di proprie comunità nell’Arcipelago, si aggiunge ora il problema del suo uso militare. Il Trattato prevede che la Norvegia non dovrà stabilirvi né alcuna base navale né alcuna fortificazione. Le Svalbard non sono tuttavia considerato demilitarizzate. Oslo vi ha più volte svolto esercitazioni. La Russia teme che la Nato possa rafforzare la presenza nell’area: di qui il tentativo di ottenere garanzie dagli Stati Uniti riconoscendone implicitamente, in cambio, le ambizioni artiche.

Da notare infine che in nostro Paese, in forza dell’adesione al Trattato del 1920, svolge nell’Arcipelago una missione scientifica guidata dal Cnr nella Base “Dirigibile Italia” a Ny Alesund. L’Italia – membro osservatore dell’Arctic Council in cui siedono tutti gli Stati che si affacciano sul Polo – ha una propria strategia nazionale artica e dal 2017 conduce ricerche oceanografiche nell’High North con navi della Marina militare. La Norvegia ha inoltre concesso attività offshore all’Eni nel mar di Barents.

Il ritorno della Russia alle Svalbard riapre i giochi artici. L’analisi dell’ammiraglio Caffio

La Russia torna a rivendicare la smilitarizzazione delle Svalbard, riaccendendo un contenzioso storico con la Norvegia. Le tensioni nell’Artico si legano a un quadro più ampio, tra strategie Nato, interessi economici e ambizioni geopolitiche che toccano anche gli Stati Uniti e la Cina. L’Italia, presente con una missione scientifica e attività offshore, è coinvolta in un’area sempre più strategica per rotte e risorse del futuro. Lo stato della situazione letto dall’ammiraglio Fabio Caffio

Una nuova finanza per la difesa europea. La Dsr bank vista da Fiona Murray

Di Fiona Murray

Il vertice del 19 maggio a Londra segnerà un passo cruciale nella cooperazione tra Regno Unito e Unione europea sul fronte della difesa. Ma il riarmo non potrà reggersi solo su nuovi contratti: richiederà anche strutture finanziarie inedite, capaci di sostenere l’intero ecosistema industriale. La proposta di una Banca per la Difesa, la sicurezza e la resilienza punta a colmare questa lacuna. L’analisi della professoressa Fiona Murray, associate dean of innovation presso la Mit school of management e vicepresidente del Nato innovation fund

Faccia a faccia Tajani-Rubio. Italia-Usa, una bussola anche per l'Ue

Tra molteplici emergenze Tajani e Rubio hanno trovato il tempo per ribadire la solidità delle relazioni italoamericane, ma che assume un sapore altamente valoriale rispetto al momento di grande difficoltà che si registra in Europa. In questo senso, l’asse atlantico fra Roma e Washington, oltre ad essere indissolubile, può rappresentare una bussola per quanti dovessero avere la tentazione di non lavorare “sempre e comunque” per il rafforzamento delle relazioni Ue-Usa

Tregua o transizione. Analisi dell’accordo Usa-Cina, tra problemi strutturali e prospettive

La tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina, discussa al Festival “Noi – Napoli Osservatorio Internazionale”, è solo una pausa in uno scontro sistemico più profondo. Enrico Fardella analizza gli squilibri strutturali della Cina, Noemi Lanna evidenzia la vulnerabilità del Giappone e Pietro Masina legge la crisi come parte di un passaggio egemonico globale

Perché il fentanyl continua a dividere Usa e Cina

Washington valuta di rivedere i dazi del 20% imposti sulle merci cinesi, in cambio di maggiori controlli sui precursori chimici. Pechino contesta le accuse e sostiene che la responsabilità del problema ricada esclusivamente sugli Stati Uniti

L'offensiva "verde" di Pechino in Azerbaigian è un rischio per l'Europa. Ecco perché

Il Caucaso è sempre più al centro delle rotte energetiche globali, e la Cina ne prende le redini con un’aggressiva politica di investimenti green in Azerbaigian. L’Europa rischia di rimanere spettatrice

La guerra ibrida di Orbán contro Kyiv spiegata da Shekhovtsov

Di Anton Shekhovtsov

Spie ungheresi in Transcarpazia dovevano mappare le difese ucraine e sondare la popolazione etnica ungherese. Attività che rientrano in una strategia di “zona grigia” che punta a estendere l’influenza politica di Budapest in una regione storicamente contesa, sulla base di aspirazioni revisioniste riconducibili al concetto di “Grande Ungheria”. L’analisi del politologo Anton Shekhovtsov, fondatore del Centre for Democratic Integrity a Vienna e docente alla Central European University

Guerra o pace? Il vero contro-ultimatum di Mosca. L'opinione di Pellicciari

La proposta di Putin di riaprire i negoziati con Kyiv a Istanbul è stata interpretata in modo fuorviante dai media occidentali, che hanno sopravvalutato la sua possibile partecipazione diretta e ignorato il vero segnale: un contro-ultimatum russo. Per la prima volta, il Cremlino evoca esplicitamente lo scenario di una guerra totale. L’opinione di Igor Pellicciari

Russia-Ucraina, l'illusione della pace allunga la guerra. Il commento di Arditti

Sia Putin che Zelensky legano la propria credibilità politica all’esito di questa guerra. Finché questo nodo non si scioglie, tutto il resto è secondario. La pace è lontana, ma l’illusione è vicina. E come spesso accade, è proprio questa illusione – comoda, bipartisan, mediatica – a rendere la guerra ancora più lunga. Il commento di Roberto Arditti

100 anni di Greta Garbo, da ragazza povera a diva infelice

Usciva il 18 maggio 1925 “Die freudlose Gasse” (“La via senza gioia”), con Greta Garbo (1905-1990), un film-cerniera dell’espressionismo tedesco. Raccontava la Vienna post-Grande Guerra, con la povera gente in fila tutta la notte per un pezzo di carne. La divina Garbo muore nel 1990 a 84 anni: “Rimpiango di non aver avuto una vita normale, una famiglia”

×

Iscriviti alla newsletter