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Gaetano Quagliariello è un “individualista. Anche per questo non può più sopportare mortificazioni. E’ inquieto, si appresta a uscire da Ncd”. Così parla oggi a Panorama Nunzia De Girolamo che ha appena lasciato il partito capeggiato da Angelino Alfano per tornare in Forza Italia.

Si rafforzano quindi le voci secondo cui tra i prossimi smottamenti del movimento alfaniano ci sarà un’altra uscita, quella del coordinatore del partito che era in predicato peraltro di diventare ministro degli Affari regionali, al momento vacante dopo le dimissioni di Maria Carmela Lanzetta.

Nel frattempo hanno fatto scalpore in Area Popolare le dimissioni da coordinatore Ncd di Salerno del parlamentare Giuseppe Esposito, già in Forza Italia, poi nel Pdl e da sempre considerato vicinissimo a Renato Schifani, altro uomo forte del partito alfaniano. Dimissioni, quelle di Esposito, in polemica con l’indirizzo molto filo-Pd del coordinatore campano Gioacchino Alfano. Ma la decisione di Esposito è stata letta in ambienti di Area Popolare come un segnale indiretto anche verso lo stesso ministro dell’Interno, come peraltro si poteva evincere da una recente intervista di Esposito a Formiche.net.

Non è un caso, quindi, che nella stessa intervista odierna a Panorama De Girolamo a proposito di Schifani dica al giornalista Carlo Puca: “Lo vedo infelice. Non credo finirà la sua carriera politica nel Pd”. Una stoccata a chi, in Area Popolare, non esclude che si possa anche confluire in una sorta di Partito della Nazione, evoluzione renziana del Pd.

Anche il futuro in Ncd-Ap di Maurizio Lupi è ritenuto incerto. Oggi il Giornale, in un articolo di Adalberto Signore, parla della ipotesi che l’ex ministro delle Infrastrutture, ed esponente di spicco di CL in Lombardia, possa essere il candidato sindaco per un centrodestra unito che vada da Forza alla Lega passando anche per Fratelli d’Italia. Il sostegno del Carroccio oltre che dal governatore della Lombardia, Roberto Maroni, arriverebbe anche dal segretario Matteo Salvini a patto che Lupi abbandoni Ncd. E questo in ossequio a uno dei comandamenti di Salvini: “mai con Alfano”.

Se questo è lo scenario in periferia, che succede in Parlamento? La domanda che circola tra Montecitorio e Palazzo Madama tra osservatori renziani e popolari è all’incirca la seguente: davvero Renzi pensa di favorire un isolamento di Alfano e un restringimento dell’azione di Ncd nella maggioranza e nel governo ad esempio spingendo sul dossier unioni civili alla Cirinnà? Davvero è utile al governo, a Renzi e al Pd assecondare uno spappolamento di Ncd-Ap a favore dell’Ala fondata da Denis Verdini? Certo, il ruolo al Viminale non è in discussione e magari in prospettiva c’è sempre l’eventualità di una candidatura di Alfano alla presidenza della regione Sicilia con l’assenso del Pd.

Sta di fatto, comunque, che al momento l’ex berlusconiano Verdini è considerato da molti renziani il più valido coagulatore di consensi parlamentari pro maggioranza di governo, visti anche gli scricchiolii di Ncd e gli sbuffi della sinistra Pd. I pour parler di cui si vocifera tra i verdiniani e alcuni parlamentari di Scelta Civica dimostrano la capacità manovratoria del politico fiorentino che è peraltro alle prese con una vendita contrastata delle quote del Foglio in suo possesso a Matteo Arpe e Walter Mainetti (qui le ultime indiscrezioni).

Per questo alcuni analisi politici si chiedono: chi costruirà davvero la seconda gamba, quella moderata e liberal-popolare, della maggioranza renziana? L’attivismo anche mediatico di Verdini, e le arrembanti richieste sottotraccia di una prossima ricomposizione della compagine ministeriale (significative a questo proposito alcune dichiarazioni recenti del verdiniano Vincenzo D’Anna a Formiche.net), indicano più in Verdini che in Alfano l’elemento chiave per Renzi.

Eppure c’è chi, ai vertici di Area Popolare, pensa che la prospettiva per gli alfaniani non sia nefasta, anzi. E questo per tre motivi: il governo dura e durerà, realizzandosi così le aspirazioni di Alfano; anche grazie a Verdini la componente centrista si rafforza sul solco della nascita di Ap; il ministro dell’Interno ha meno travagli giudiziari del leader di Ala.

Cosa succede fra Renzi, Verdini e Alfano

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