Skip to main content

È durata 127 giorni la latitanza di Salah Abdeslam, la primula rossa del jihad made in Europe. Quattro mesi che la dicono lunga sul rischio che incombe sull’Europa. La ricerca è terminata proprio laddove tutto era cominciato, in quel quartiere brussellese di Molenbeek che ormai è noto come la “Raqqa d’Europa”.

Centomila abitanti e 22 moschee, Molenbeek ha visto crescere, oltre a Salah, tre membri del plotone che ha aperto il fuoco nella capitale francese, compresa la mente, il foreign fighter Abdelhamid Abaaoud. Svariati atti terroristici che hanno insanguinato l’Europa negli ultimi anni, dalle bombe di Madrid dell’11 marzo 2004 all’attentato al museo ebraico di Bruxelles del 24 maggio 2014, hanno coinvolto persone legate a Molenbeek. Il quartiere è dunque l’epicentro di un fenomeno, il jihadismo autoctono, che non risparmia nessun paese europeo ma che ha trovato nel Belgio un ambiente particolarmente favorevole: dei musulmani qui residenti, quasi uno su mille ha scelto di dare man forte al califfo al-Baghdadi trasferendosi sul fronte siro-iracheno.

Molenbeek sorge non lontano dai palazzi in cui l’Unione Europea tiene i suoi consessi e ciò ci costringe a riflettere sulla coesistenza di due Europe: una che proprio venerdì cercava una soluzione al problema dei migranti che ci chiedono ospitalità e un’altra che vuole fare di questa ospitalità il cavallo di Troia del jihad. Di questa seconda eventualità, Abdeslam è l’emblema più appariscente.

Prima degli attentati di novembre, Abdeslam aveva attraversato più volte il Vecchio Continente per coordinarsi coi suoi complici, passando persino per l’Italia. Dopo la mattanza, accantonata l’idea di usare la sua cintura esplosiva, ha potuto lasciare Parigi grazie all’intervento di due amici sopraggiunti dal Belgio. In quei giorni convulsi, molti ritenevano che Abdeslam avesse ripiegato in Siria. Ma le attività investigative riveleranno presto che l’uomo più ricercato d’Europa aveva trovato rifugio proprio nel suo Belgio. Ipotesi che trova conferma a dicembre, quando le sue impronte vengono rinvenute in un appartamento di Schaerbeek, non lontano da Molenbeek. Impronte che affiorano anche dopo il blitz di martedì scorso in un’abitazione di un altro quartiere brussellese, Forest. Il cerchio che si stringe intorno a Salah non poteva che chiudersi a Molenbeek, in un palazzo di edilizia popolare a pochi passi dall’alloggio dei suoi familiari. Mentre lo arrestano, gli agenti vengono fatti oggetto di un lancio di oggetti dalle case circostanti. È l’ennesimo segnale del divario che separa chi lotta contro il terrorismo da chi lo copre.

La cattura di Abdeslam non rappresenta la fine di un incubo, ma un momento verità per il nostro continente, conscio di avere in casa un esercito invisibile che trama contro la sicurezza di tutti noi. Un esercito fatto di individui che hanno abbracciato una visione radicale dell’islam per la quale sono disposti ad uccidere ma anche di uomini e donne che appoggiano gli uni e l’altra. Sono i due volti della minaccia che grava sull’Europa e il campo di una battaglia che sarà lunga e complessa.

Salah, Molenbeek e il jihad made in Europe

È durata 127 giorni la latitanza di Salah Abdeslam, la primula rossa del jihad made in Europe. Quattro mesi che la dicono lunga sul rischio che incombe sull’Europa. La ricerca è terminata proprio laddove tutto era cominciato, in quel quartiere brussellese di Molenbeek che ormai è noto come la “Raqqa d’Europa”. Centomila abitanti e 22 moschee, Molenbeek ha visto crescere,…

Siete proprio sicuri che la destra di Afd in Germania sia nazista?

L'avanzata dei populisti, domenica scorsa in tre regioni, ha spaventato i tedeschi, e scatenato all'estero le solite analisi zeppe di pregiudizi anti Germania. Non dimentica il suo passato, ecco i soliti tedeschi nostalgici di Hitler. «Non siamo nazi», protesta Frau Frauke Petry, 43 anni, la fragile ed energica leader dell'AfD, l'Alternative für Deutschland. Noi siamo diversi dall'Npd, il partito neonazista, aggiunge,…

Caro Berlusconi, cosa si fa davvero per rilanciare il centrodestra?

Nel 2013 alla nascita del Nuovo Centrodestra, difronte a coloro che sostenevano la fine del ventennio berlusconiano, in un articolo per l'Huffington Post tedesco, mi chiedevo se, invece, la ricchezza di partiti nel centro-destra non potesse divenirne la forza stessa. Facile fu, inoltre, prevedere le reazione di Renzi alla paura di un governo Letta rafforzato da NCD. Renzi poco dopo…

turchia, renzi, tusk, hollande

L'Europa dei migranti non finisce in Turchia

E siamo così arrivati al vertice europeo numero tre nel giro di un mese. Neanche l’economia, il lavoro o il terrorismo avevano finora indotto i ventotto rappresentanti dell’Unione, riuniti in queste ore, a stabilire il primato di un incontro ogni dieci giorni lassù, a Bruxelles. Tutti insieme appassionatamente per affrontare l’emergenza più drammatica e visibile: che fare col fiume di…

Tutti i destri sparsi tra Bertolaso, Giachetti, Marchini, Meloni e Storace

Potrebbero ricordare gli ex Dc e gli ex socialisti che si sono salvati dalle indagini di Tangentopoli e agli albori della seconda repubblica hanno trovato casa in Forza Italia, nel Pds, in An o nel Ppi. Senza più un grande partito di riferimento come era appunto Alleanza nazionale, gli ex An sono sparsi un po’ ovunque. E lo si sta…

L’agenda di Barack Obama a Cuba

È stata confermata l’agenda del viaggio ufficiale di Barack Obama a Cuba. Il presidente americano atterrerà a La Habana domenica 21 marzo, dando inizio a un viaggio storico. Il primo, negli ultimi 88 anni, di un capo di Stato statunitense in terra cubana. Tra gli appuntamenti più importanti ci sono il discorso che Obama terrà al Teatro Alicia Alonso, la cena…

Quando lo Stato burocrate non sa intercettare la realtà

Nel Sistema Scolastico Italiano - la più grave eccezione in Europa nella garanzia del diritto alla libertà di scelta educativa, riconosciuto sin dal 1948 - ogni giorno si registrano svariati paradossi. Gli ultimi in ordine di tempo. La burocrazia della sicurezza di chi? Nei giorni scorsi la circolare Nota prot. n. 674 del 3 febbraio 2016, viaggi di istruzione e…

Le sparate del rosso Rossi sui medici

La nuova "sparata" del governatore della Toscana ("...abolire il sistema della libera professione intramoenia..perché è fonte di diseguaglianza e corruzione....") mi ha richiamato alla mente un duro scontro verbale avuto, con lo stesso Enrico Rossi, a Massa Carrara, nel 2005. Rossi, allora, era assessore alla Sanità. Chi scrive era, invece, presidente nazionale della Cimo, il secondo sindacato dei medici ospedalieri…

Telecom Italia, ecco perché Marco Patuano ha mollato

Diceva un vecchio cronista finanziario di Milano: "Se il presidente o l'amministratore delegato fanno interviste a raffica ai giornali, o sono in difficoltà o non dicono la verità". Probabilmente la massima del vecchio cronista si attaglia perfettamente al caso dell'amministratore delegato di Telecom Italia, Marco Patuano, che si sta per dimettere previa lauta buonuscita (7 milioni di euro, circa). Le…

Perché va detto No (come Prodi) ai demagoghi anti trivelle

“Questo referendum è un suicidio nazionale”. Romano Prodi ha colto perfettamente il senso di quel che sta avvenendo in vista del 17 aprile, perché l’appuntamento al quale sono chiamati gli italiani ha assunto un valore simbolico, quindi politico, che va al di là del quesito posto, delle piattaforme in mare, delle concessioni, del gas, delle “trivelle”, per diventare un’altra sfida…

×

Iscriviti alla newsletter