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“L’incontro sarà storico perché apre con decisione la strada verso la piena unità di cattolici e ortodossi. E poi perché porta a una cooperazione fattiva contro le violenze perpetrate contro le comunità cristiane”. In poche battute, su Repubblica, il cardinale Walter Kasper, già presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, sottolinea la straordinarietà dell’appuntamento che andrà in scena all’Avana il prossimo 12 febbraio e rimarca qual è il principale tema all’ordine del giorno.

L’ARTICOLATO COMUNICATO DEL PATRIARCATO DI MOSCA

Se il Vaticano, ieri, si era limitato a dar conto del comunicato congiunto che annunciava il colloquio di circa due ore programmato in una saletta dello scalo cubano, ben più lunga era la Nota del Patriarcato di Mosca, che definiva proprio la situazione dei cristiani perseguitati in medio oriente, in Africa e in altre regioni del mondo, il motivo principale che aveva consentito di mettere da parte tutti i problemi tra le due chiese che restano irrisolti. In primo luogo, la situazione degli uniati, gli orientali fedeli a Roma che vengono ancora accusati di “devastare” diocesi affiliate al Patriarcato moscovita e di “fare proselitismo”. Anche per queste ragioni, Kasper ritiene che “la strada sia ancora lunga” verso la piena unità, benché “la sintonia sul piano pratico c’è. Penso al campo dei valori etici, ai temi della giustizia sociale e dei diritti umani”.

“SUCCESSO DELLA DIPLOMAZIA PONTIFICIA”

Lo storico Alberto Melloni, ricordando come il il dialogo non si sia mai interrotto, aggiunge che si tratta di un successo della diplomazia vaticana: “Guardato con sufficienza dai dialogato di mestiere, Bergoglio sta mostrando come il papato, che è stato parte o causa di tutte le divisioni cristiane, ha la ‘possibilità reale’ (avrebbe detto il teologo Karl Rahner) di svolgere un ministero di unità reale, non se impone o camuffa il proprio potere, ma se è più cristiano”.

IL SOGNO DI GIOVANNI PAOLO II

“Della possibilità che il Papa potesse abbracciare il Patriarca di Mosca si parla ormai da vent’anni”, scrive sulla Stampa Andrea Tornielli: “Era uno dei sogni di Giovanni Paolo II rimasti nel cassetto. A bloccarlo erano state varie circostanze, come la decisione vaticana di istituire delle vere e proprie diocesi in Russia, territorio che la chiesa ortodossa considera canonicamente suo. Inoltre – aggiunge Tornielli –  non aiutava l’origine polacca di Papa Wojtyla”.

LA POSIZIONE DI KIRILL

Andrea Riccardi, in un commento sul Corriere della Sera, ricorda che già nel 2012, l’allora premier Mario Monti in visita a Mosca percepì un interesse del Patriarca Kirill per recarsi a Milano per le celebrazioni dei 1700 anni dell’Editto di Costantino e per vedere Benedetto XVI. Riccardo aggiunge un aneddoto personale: “Il 29 novembre dello stesso anno fui ricevuto a pranzo dal Patriarca e lo trovai favorevole all’incontro, anche se mi disse di non avere ancora l’assenso dei suoi vescovi (il che sarebbe stato possibile al concilio russo all’inizio del 2013).

LA “LENTEZZA” VATICANA

A una generale buona predisposizione di Kirill, nota ancora lo storico fondatore della Comunità di Sant’Egidio, seguì “la poca fretta dell’entourage di Benedetto nel rispondere, mentre l’incontro con Kirill mi pareva un segnale forte in un periodo di crisi del pontificato”. Il motivo di tale lentezza, secondo Riccardi, è da riscontrare nella decisione già presa da Joseph Ratzinger di rinunciare al papato.

IL PROGRAMMA DELL’INCONTRO

Il programma dello storico incontro è semplice: accolti dalle delegazioni allo scalo internazionale dell’Avana, Francesco e Kirill avranno due ore di tempo per discutere in modo riservato, alla presenza dei soli interpreti (uno per parte). Parleranno il primo in spagnolo e il secondo in russo. Al termine, in una sala attigua, sarà firmata la Dichiarazione comune. Un testo tutt’altro che stringato e che verosimilmente avrà un orientamento geopolitico più che strettamente teologico.

Papa Francesco

Papa Francesco e Kirill di Mosca, tutti i significati del prossimo incontro

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