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Berlino è una città meravigliosa. Piena di sorprese e di opportunità, dove si possono fare cose che altrove sembra impossibile o difficile fare. Ci sono tanti giovani (e meno giovani) che arrivano pieni di speranze per poi tornare, purtroppo, con molta delusione e spesso qualche amarezza. Ci sono però anche casi in cui si trova la propria strada e si tenta di mettere radici in un terreno che appariva poco favorevole. Ci sono poi le persone che non si limitano ad adattarsi, ma che cercano, attivamente, di contribuire a far crescere questa città portando la propria creatività e il proprio impegno sociale.

Michele Tombolini, classe 1963, è un artista italiano che non appena arrivato a Berlino è riuscito a lasciare un segno, su un muro, nel vero senso della parola. La sua opera, realizzata con l’appoggio di ECPAT Onlus, è originale per molti aspetti: tratta un tema drammatico, difficile e purtroppo attuale. Un tema che, comprensibilmente, incontra una fortissima resistenza, quando si tratta di discuterlo in pubblico: la violenza e lo sfruttamento sessuale dei minori. Tombolini ha realizzato un’opera che denuncia questo fenomeno raccapricciante, che rappresenta il terzo mercato illegale nel mondo, dopo armi e droga. Ecpat, l’associazione che lotta da anni contro lo sfruttamento e il traffico di minori nel mondo, ha bisogno del nostro sostegno, affinché questa piaga venga combattuta e, si spera, un giorno, debellata.

Ho intervistato Michele Tombolini, autore di questa opera, il murale Butterfly. Buona lettura!

Michele per iniziare una domanda molto semplice: come é nato il progetto artistico che hai realizzato qua a Berlino? 

Il progetto di Berlino e quindi il murale Butterfly è stata una mia idea nata nel 2014 dopo alcuni viaggi presso la capitale tedesca e dopo aver deciso di lasciare definitivamente l’Italia. Il progetto è stato appoggiato da Ecpat Onlus e poi ho avuto la collaborazione di DNA cultura per la parte tecnologica. Preciso infatti che l’opera murale si può vedere anche attraverso la realtà aumentata, tramite uno Smartphone o un Tablet.  Questo è un aspetto molto importante per poter avvicinare e sensibilizzare la gente a questo problema sociale che ogni anno miete vittime innocenti quali sono i bambini.

Perché hai scelto proprio Berlino per realizzare questa opera?

Ho scelto Berlino perché la considero la capitale europea dell’arte contemporanea, la città dei murales e perché il sociale è un tema molto sentito. Credo inoltre che anche a me, come artista, questa città possa darmi stimoli e farmi crescere confrontandomi con tantissimi artisti da tutto il mondo.

La tua opera, il murale Butterfly, ha come oggetto un bambina. Come hai creato il progetto, cioé, perché hai scelto una bambina e quel tipo di creazione?

L’immagine che rappresenta Butterfly riprende in parte una mia opera ad olio del 2014 che riguardava un altro progetto, chiamato Indelible Marks . Quell’immagine è un’icona di molte mie opere realizzate in quell’anno, con la differenza che per il progetto di Berlino decisi di aggiungere alla figura della bambina delle immense ali blue come simbolo di libertà,  in contrapposizione però una croce nera sulla bocca come simbolo di censura e quindi di  non libertà totale.

Puoi spiegarci meglio?

Butterfly non può parlare, c’è la paura, c’è il ricatto, ma con l’aiuto del popolo, del mondo intero, e della sensibilità di ognuno di noi Batterfly potrà volare. L’esempio e il significato esatto lo si potrà vedere anche tramite il virtuale con la realtà aumentata.

Vorrei chiederti qualche cosa di più generale: cosa significano per te l’arte e la pittura?

Per me l’arte è vita, espressione massima, comunicazione straordinaria, libertà totale e denuncia, ma specialmente sperimentazione. Non sono un pittore né uno scultore, ma vivo l’arte a 360 gradi: pittura, scultura, graffiti, video, istallazioni, insomma, per me provare e ricercare sono una linfa vitale e credo che quando un artista riesce col proprio linguaggio a provare tutto, si pensi al grande Picasso, può ritenersi un artista con la A maiuscola e credo che forse una vita non basti per arrivare a ciò.

Che cosa ti aspetti da questo progetto? Hai altre idee in mente?

Da questo progetto mi aspetto molte cose. Innanzitutto che io possa dare il mio contributo riguardo a questo problema. Vorrei inoltre poterlo portare in altre capitali mondiali, ma non necessariamente come murale visto che non mi ritengo un writer, ma magari tramite esposizioni o altre opere pubbliche.

Cosa pensi ci sia di diverso qua in Germania dall’Italia per un artista come te?

La differenza? Semplice: che per avere un permesso per un’opera simile mi ci volevano tre vite. Poi, oltre la mentalità. Qui a Berlino un artista può veramente confrontarsi col mondo e sperimentare trovando posti o atelier ovunque. C’e molto da dare, da fare e la storia della città pesa, ha un fascino particolare insomma, per me, per l’arte, Berlino è la New York d’Europa.

L’opera Butterfly, che vedete nello scatto di Patrick Albertini come immagine per questo articolo, è di fronte ad una scuola elementare in Krossener Strasse 36 nel cuore della Berlino est. Chi ha l’opportunità ne approfitti. Se avete anche uno Smartphone o un Tablet, passandolo davanti al murale, potrete godervi una splendida animazione in alta definizione che vi toglierà il fiato.

A Berlino con Michele Tombolini ed Ecpat

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