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LA MAPPA

In questi anni Berlino ha infatti piazzato i suoi uomini in tutti i posti chiave dell’Unione. La Germania del resto ha i propri uomini ovunque nelle istituzioni europee: il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz, quello del Fondo salvataggi Klaus Regling, quello della Banca europea degli investimenti Werner Hoyer, il governatore della Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa Rolf Wenzel, il presidente della Banca dei regolamenti internazionali (l’intransigente Jens Weidmann).

LA PRESENZA TEDESCA

Il Parlamento europeo è presieduto dal tedesco Martin Schulz (già al secondo mandato). E’ tedesco anche il segretario generale Klaus Welle, il presidente dei popolari Manfred Weber (gruppo di maggioranza in seno al parlamento Ue), il segretario generale del Ppe Martin Kamp, e occorre aggiungere cinque presidenti e diciotto coordinatori su ventidue commissioni parlamentari. Il lavoro di tutti questi signori è sostenuto da altrettanti funzionari tedeschi e gli addetti ai lavori riferiscono che è impossibile contarli perché “ogni giorno ne imbucano uno nuovo“. Inoltre siccome all’Europarlamento i seggi sono attribuiti in base alla popolazione la Germania, in quanto Paese più popoloso d’Europa, schiera 96 parlamentari (l’Italia ne ha 73).

LA “TESTA” DI SELMAYR

Lo stesso schema troviamo nella Commissione europea diretta dal “tedescofilo” Jean-Claude Juncker e dal suo capo di Gabinetto Martin Selmayr (tedesco), a cui si deve aggiungere ben cinque direttori generali (l’Italia ne ha tre), cinque vice direttori generali (l’Italia ne ha uno), quattro capi di Gabinetto di altri commissari (l’Italia ne ha uno), e anche in questo caso una “valanga di funzionari tedeschi“. Alla luce degli ultimi screzi Renzi-Juncker, in questi giorni si vociferava che Renzi avesse chiesto le dimissioni del capo di Gabinetto di Juncker, Selmayr. Gli addetti ai lavori fanno notare che in caso di dimissioni di Selmayr, al suo posto arriverebbe comunque un altro tedesco o tedescofilo e nello stesso tempo Selmayr verrebbe spostato in qualche posto meno visibile, ma comunque di peso.

IL RACCONTO DI VALENTINO

“Raccontano – ha scritto nei giorni scorsi sul Corriere della Sera Paolo Valentino – che con cadenza quasi mensile, funzionari tedeschi di alto grado della Commissione, del Consiglio e del Parlamento europeo, rappresentanti della grande industria, diplomatici della rappresentanza berlinese alla Ue si ritrovino a cena da qualche parte nella capitale belga… occasioni per uno scambio di idee, di informazioni su questo o quel dossier, di chiarimenti. E se è esagerato parlare di coordinamento, è ovvio che diventino canali privilegiati di comunicazione, dove al centro di tutto sono le posizioni e gli interessi della Germania nel più vasto quadro dell’Unione Europea… nessuno come i tedeschi occupa così tante posizioni di primo piano nei gangli vitali delle istituzioni comunitarie. E nessun sistema-Paese come la Germania sa far squadra, grazie a un’accorta regia del governo federale, in nome delle proprie priorità. Non solo. «Nel senso nobile del termine – mi spiega una fonte interna – questi colleghi si sentono anche parte di un progetto europeo, che altri stanno smarrendo». Il progetto di un’Europa tedesca, potremmo aggiungere”.

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