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Amici, aprite il cammino/ è arrivata la persona per cui piangevate/ sapete che sono stato imprigionato per un carico pesante/ quando sono andato verso San Francisco per consegnare tre quintali/ mi hanno confiscato la coca e anche la mia mitraglietta/ senza darmi tempo hanno circondato il mio Suv/ il giudice mi ha dato 15 anni/ 15 anni di ombra che mi hanno avvelenato il sangue…”. Questi versi cantati dall’artista “El Chapo de Sinaloa”, che mescolano storie d’amore, tradimenti, sparatorie e traffici di droga, sono ispirati al vero El Chapo Joaquin Guzmán, uno dei più pericolosi e influenti criminali del Messico, leader del cartello di Sinaloa.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=LwIe3GMh5Uc[/youtube]Joaquin “El Chapo” Guzmán, è stato identificato “nemico pubblico numero uno degli Stati Uniti”. Si tratta, secondo le forze di polizia, del narcotrafficante più potente al mondo. Solo Al Capone, molti anni fa, era stato considerato un criminale di questo livello. Più volte arrestato e fuggito dal carcere, ora è nelle mani delle autorità messicane e rischia l’estradizione negli Usa. Il presidente del Messico, Enrique Peña Nieto, ha “cinguettato” venerdì su Twitter la notizia della cattura del criminale. Domenica nuovi dettagli: alcuni media hanno detto che, ai fini dell’arresto, si è rivelata decisiva un’intervista a El Chapo realizzata dall’attore Sean Penn per la rivista Rolling Stones. Il colloquio è stato concordato attraverso la mediazione dell’attrice messicana Kate Del Castillo, protagonista del telefilm “La Reina del Sur” e della produzione di Netflix “Ingobernable”.

L’INCONTRO CON PENN

Perché mai un latitante, ricercato in tutto il mondo, avrebbe deciso di incontrare questi attori? Alcune indiscrezioni, ancora non confermate, sostengono che El Chapo avrebbe chiuso un accordo per la realizzazione di un film sulla sua vita. Penn è indagato per riciclaggio di denaro in Messico – le intercettazioni hanno avrebbero portato al luogo dove si trovava il narcotrafficante -, mentre la Del Castillo, che avrebbe assunto l’incarico della produzione cinematografica finanziata dal narcotrafficante, è indagata negli Usa per intralcio alla giustizia.

IL PREZZO DELL’EGO

Non è la prima volta che la frivolezza del Chapo lo tradisce. Nel 2014, dopo 13 anni che la polizia era sulle sue tracce, il criminale è stato catturato durante una festa a Mazatlan, in Messico. Poi la fuga da un carcere messicano, grazie ad un tunnel progettato per lui da alcuni ingegneri, ha reso la sua vita ancor più “cinematografica”.

Alcuni figli del narcotrafficante hanno messo poi nei guai il genitore mancando di riservatezza. Iván Guzmán, figlio maggiore del Chapo, e suo fratello Jesús Alfredo Guzmán, sono celebri per esibire sui social network fotografie di barche, diamanti, automobili e denaro.

ALTRE NARCO PRODUZIONI

Non è nemmeno la prima volta che il narcotraffico finanzia una produzione cinematografica ispirata a quel mondo. Per la realizzazione di “Braccio armato”, film tratto dalla vita del criminale messicano Edgar “La Barbie” Valdez, il regista José Carlos Salinas ha ottenuto 200mila dollari. E anche 10 chili di cocaina e alcuni diamanti. Tutti veri, ricevuti in prestito da Valdez per rendere più reale il film, a condizione di fare alcuni ritocchi alla sceneggiatura iniziale e di dare un volto più umano al protagonista. Ma anche di affidare il ruolo di Valdez all’attore Diego Dreyfus.

VIOLENTE MELODIE

“La Barbie” aveva un debole per l’arte, o presunta tale. In passato aveva finanziato anche i Torrente Musical, band leader del “narco corrido”, genere musicale famoso nel nord del Messico, nel sud degli Stati Uniti e recentemente anche in Colombia, che racconta storie di trafficanti in chiave totalmente positiva. Proprio come in alcune regioni d’Italia, dove circolano i cd di cantanti neomelodici, tra i quali c’è chi celebra i protagonisti del mondo del crimine.

Il Messico ha proibito a radio e tv di trasmettere le melodie smielate, un po’ country e un po’ latine del narco corrido. Come genere cinematografico, il Narcollywood ha prodotto più di 700 film distribuiti in dvd masterizzati.

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I PRECEDENTI

Già negli Anni Settanta il “narco cinema” era un genere rodato. Uomini con stivali di pelle e cappellini di paglia sfidavano la legge, inscenavano scontri a fuoco, portavano avanti ingarbugliate storie d’amore. Erano produzioni ispirate ai “narco corridos”, ballate sui narcos trasmesse regolarmente alla radio. Il film “Operación Marihuana” del 1985, la storia fuori e dentro il carcere di un famoso capo del narcotraffico, è diventato oggetto di culto. Il regista Mario Hernández ha all’attivo più di 40 film in 30 anni di carriera, da “El mexicano” (1976) a “Cementerio de papel” (2007), sulla “guerra sporca” del narcotraffico in Messico negli Anni Settanta. Ma in tempi recenti qualcosa è cambiato. La violenza della realtà ha superato quella dello schermo, i narco film sono scomparsi dalle sale, complice la censura contro le opere che celebrano questo genere di criminali come eroi del popolo.

LE SANZIONI

Nel 2006 alcune sentenze hanno proibito la diffusione di questi film. L’ultimo caso è quello del giudice Blanca Lobo, che ha censurato la proiezione del documentario “Presunto colpevole” sul caso del giovane José Antonio Zúñiga, condannato a 20 anni di carcere, ma poi dichiarato innocente. Questi divieti hanno alimentato il mercato dei video amatoriali: film realizzati con un budget di massimo 50mila dollari, distribuiti in vhs e poi in dvd, con una settimana di pre produzione, due di girato e una di montaggio. Le case di post produzione artigianali sfornano titoli a non finire: “Coca Inc”, “Mafia en Texas”, “Caminos Sangrientos”, “El Muletas al 100” sono alcuni dei loro nomi. Ci sono anche sequel: si attende la terza parte di “El Baleado”. Messi insieme, questi titoli vendono più di alcuni film prodotti ufficialmente. Ma anche questi ultimi non scherzano. I telefilm “Escobar. El patrón del mal” (qui la storia raccontata da Formiche.net) e “Narcos” , prodotto da Netflix, sono diventati successi di critica e pubblico a livello internazionale.

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DA CONCORSO

Fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes sono apparsi “Miss Bala” di Gerardo Naranjo e “Días de gracia” di Everardo Gout. Il primo racconta la storia di un’aspirante reginetta di bellezza che diventa corriere della droga e schiava sessuale dei capi. La sceneggiatura è ispirata alla storia, reale, della modella Laura Zúñiga, finita in galera per i suoi legami con il cartello di Sinaloa. Il secondo film, invece, mescola storie di narcotraffico e calcio con sequestri e violenza.

STORIE DI CARTA

Anche la letteratura ha subito il fascino del mondo della droga. Da “La Regina del Sud” (Marco Tropea Editori, 2003), romanzo di Arturo Pérez Reverte ispirato nella vita della narcotrafficante Sandra Avila Beltran (qui il ritratto di Formiche.net) alla recente saga di Don Winslow con “Il potere del cane” (2009) e “Il cartello” (Einaudi, 2015); quest’ultimo diventerà presto un film con la regia di Ridley Scott.

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El Chapo, Sean Penn e l'influenza culturale dei narcos

“Amici, aprite il cammino/ è arrivata la persona per cui piangevate/ sapete che sono stato imprigionato per un carico pesante/ quando sono andato verso San Francisco per consegnare tre quintali/ mi hanno confiscato la coca e anche la mia mitraglietta/ senza darmi tempo hanno circondato il mio Suv/ il giudice mi ha dato 15 anni/ 15 anni di ombra che…

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