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Il vertice dei ministri degli Esteri dell’Asean ospitato nei giorni scorsi a Manila ha mostrato quanto rapidamente la sicurezza del Sud-Est asiatico stia diventando inseparabile dalle crisi che attraversano il resto del mondo. La guerra tra Stati Uniti e Iran, la tensione nello Stretto di Hormuz, le dispute nel Mar Cinese Meridionale e la paralisi politica sul Myanmar si sono sovrapposte in una riunione dominata dalla vulnerabilità economica della regione.

Il messaggio più netto è arrivato sul Medio Oriente. I ministri degli Esteri dell’Asean hanno chiesto una “cessazione completa e immediata delle ostilità su tutti i fronti”, invitando le parti alla massima moderazione e a una soluzione diplomatica. Il richiamo non è soltanto politico. Per molte economie del Sud-Est asiatico, la stabilità del Golfo Persico è direttamente collegata alla sicurezza energetica, ai prezzi, all’inflazione e alle catene logistiche. La preoccupazione, adesso che il Mar Rosso è tornato bersagliato dagli Houthi, è che l’instabilità dell’Indo-Mediterraneo scuota completamente l’Oriente.

Da qui l’attenzione particolare riservata allo Stretto di Hormuz. La sua eventuale chiusura o una prolungata interruzione dei traffici avrebbe conseguenze immediate sulle forniture di petrolio e gas destinate all’Asia. L’Asean sta quindi trattando Hormuz come un problema tutt’altro che mediorientale, ma come una vera infrastruttura critica dell’economia indo-pacifica.

Il Mar Cinese Meridionale resta comunque il principale fronte regionale. Le tensioni tra Cina e Filippine, le collisioni tra unità navali e le accuse reciproche hanno riportato al centro la necessità di accelerare i negoziati sul Code of Conduct tra Pechino e l’Asean. La Cina, attraverso Wang Yi, ha insistito sulla centralità regionale dell’Asean e sulla necessità che l’Asia risolva autonomamente le proprie controversie, un messaggio rivolto indirettamente alla presenza americana.

L’americano Marco Rubio ha risposto riaffermando il sostegno degli Stati Uniti alle Filippine e il principio della libertà di navigazione. Il vertice ha offerto anche lo spazio per il confronto diretto tra Washington e Pechino, oltre alla possibile ripresa dei contatti tra Stati Uniti e Russia.

Il vertice di Manila conferma così una tendenza più ampia: l’Indo-Pacifico non è più definito soltanto dalle dinamiche regionali e dalla competizione tra Cina e Stati Uniti, ma dalla crescente interdipendenza tra sicurezza marittima, energia, infrastrutture e crisi regionali.

Un quadro che questa settimana approfondisce “Indo-Pacific Salad”. Per iscriversi alla newsletter, basta seguire il link.

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