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L’editoriale di Paolo Mieli del 11 gennaio sul contagio da Xylella degli ulivi nel sud della Puglia, merita di non finire in archivio ma di costituire oggetto di riflessione anche e soprattutto per la politica.

Il pregio dell’intervento risiede soprattutto nella denuncia del tic complottista – da cui il potere giudiziario sembra non essere immune – e nelle chiare parole di verità sui presumibili esiti che avrà la vicenda: sanzioni pesantissime a carico dei cittadini italiani, provvedimenti ulteriormente restrittivi per vivaisti e olivicoltori già in ginocchio e, soprattutto, diffusione indisturbata di un batterio che rischia, esso sì, di desertificare la Puglia oltre che estendersi al resto d’Italia.
Tuttavia, a mio modesto avviso, l’auspicata riflessione necessita di essere integrata di un aspetto di non poco momento: quello relativo alle responsabilità della politica.

L’iniziativa della magistratura penale nella affaire Xylella, oltre a rivelare le patologie denunciate da Mieli, certifica la pavida e dolosa assenza della politica, soprattutto di quella locale. Essa, nella sua pressoché totale interezza, ha preferito tacere laddove non proprio “lisciare il pelo” agli innamorati delle teorie del complotto, temendo – more solito – la impopolarità di posizioni e scelte difficili ma necessarie per la difesa e il perseguimento del bene comune. Grazie a scienziati seri – non pericolosi criminali – il disseccamento rapido degli ulivi e la sua eziologia da un particolare ceppo di Xyllela sono noti da tempo; eppure, in Puglia, in tutti questi anni e mesi, nessuno ha mosso un dito, costringendo prima la Commissione Europea, poi il Governo e, infine, la magistratura a occuparsi della vicenda. Ovviamente gli uni contro gli altri fino all’attuale situazione di stallo che giova solo al batterio.

L’esilio della politica è emblematicamente rappresentato dal plauso tributato dal presidente della Regione e da tanti politici all’intervento della procura. È l’immagine di una politica che sta alla finestra, quasi non vedendo l’ora che altri poteri compiano scelte in sua vece. Nessuno in Puglia, in questi anni e in questi mesi, ha avuto la responsabilità e il coraggio di affrontare fin da subito, energicamente e con una strategia chiara e ferma, il problema Xylella, sicché più che esultare bisognerebbe chiedere scusa.

Non tocca a me ricordare che “il luogo” per l’accertamento delle verità scientifiche non è certo il processo (men che mai quello penale), né ricordare come la “imposizione” mediatico-giudiziaria di tesi poi rivelatesi scientificamente infondate abbia già causato danni inenarrabili ai cittadini. Credo però tocchi a me, politico, accusare la politica, convinto come sono che nessuna “buona politica” sarà mai possibile finché il personale che la anima non avrà il coraggio di fare autocritica, recuperando con responsabilità il proprio ruolo nel governo della vita pubblica.

Perché sulla Xylella sbaglia pure la magistratura

Di Andrea Caroppo

L’editoriale di Paolo Mieli del 11 gennaio sul contagio da Xylella degli ulivi nel sud della Puglia, merita di non finire in archivio ma di costituire oggetto di riflessione anche e soprattutto per la politica. Il pregio dell’intervento risiede soprattutto nella denuncia del tic complottista - da cui il potere giudiziario sembra non essere immune - e nelle chiare parole…

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