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Il Consiglio presidenziale libico, l’organo creato sotto egida delle Nazioni Unite per costruire un governo di concordia nazionale, ha redatto la lista del nuovo esecutivo da inviare al parlamento di Tobruk. Ora i parlamentari cirenaici dovranno approvarlo, cosa non del tutto scontata visto che il primo tentativo, tre settimane fa, era andato fallito con un ampio margine di voti contrari.

L’esecutivo proposto dall’organo presieduto da Fajez Serraj, futuro primo ministro, comprende 13 ministri e cinque segretari di Stato (tra cui  tre donne, aspetto da non sottovalutare visto che la scarsa rappresentanza femminile aveva provocato diverse proteste nel paese, un problema in più nel fitto nodo politico libico). Quella presentata è una struttura molto più asciutta di quella rifiutata a fine gennaio, che era composta da circa il doppio dei membri.

I NOMI

Inizialmente non erano stati diffusi i componenti del futuro (eventuale) governo, poi questa mattina il Libya Herald ha pubblicato l’intera lista dei ministri e dei segretari (senza portafoglio): il ministro della Difesa nominato è al Mahdi al Barghuthi, ex ufficiale dell’esercito di Muhammar Gheddafi passato tra le linee dell’opposizione durante la rivoluzione del 2011; mentre per il ministero dell’Interno il ruolo è stato assegnato a Arif al Khojah, e quello degli Esteri a Mohamed Siala.

Il nodo centrale resta la poltrona da ministro della Difesa, spaccatura tra le due macro-entità, Tripoli e Tobruk, in quanto ad est le posizioni più intransigenti e meno collaborative continuano a sostenere la necessità che il posto venga occupato dal generale Khalifa Haftar, al momento escluso, mentre dall’altro lato chiedono il rispetto dell’articolo 8 del trattato di unità siglato a dicembre 2015 in Marocco, ossia che i poteri militari restino in mano al consiglio presidenziale (composto oltre che da Serraj, anche da rappresentanti per ognuna delle regioni storiche libiche: Tripolitania, Cirenaica, Fezzan).

Mattia Toaldo, ricercatore dell’European Council on Foreign Relations, in una breve conversazione con Formiche.net, ha sostenuto che la nomina dell’esecutivo “è la dimostrazione che con il format attuale non si va avanti, perché non è possibile pensare ad un governo che piaccia ad Haftar che poi pretenda di installarsi a Tripoli” e governare la Libia interamente. Il problema è che questa lista “è stata presentata in fretta per non far saltare la scadenza prefissata, ma temo non sarà approvata”. “Non c’è da stupirsi – ha aggiunto Toaldo – se al voto al parlamento di Tobruk l’esecutivo non dovesse raggiungere il quorum necessario, e temo che questo possa essere uno scenario che potrebbe protrarsi per lungo tempo”.

SEGNALI CONTRADDITTORI

La scorsa settimana Serraj aveva chiesto una proroga del tempo per consegnare la lista al 14 febbraio, ma in diversi avevano sostenuto che sarebbe saltato anche quella data: il locale Libya Herald aveva scritto due giorni fa che “le speranze di creare un governo di unità nazionale entro lunedì” erano “svanite” dopo che, fra l’altro, ”il vice premier designato Fathi Majberi (di Tobruk, ndr) ha abbandonato le discussioni in seno al Consiglio presidenziale”. Nella tarda serata di domenica, invece, è stato proprio lui a parlare in televisione del nuovo governo, riporta Reuters, in quanto rientrato nel Consiglio e firmatario della proposta. Anche il sito Alwasat aveva scritto che la formazione dell’esecutivo sarebbe stata rimandata: il fallimento di dar vita al governo sarebbe stato anche evidenziato dal rientro a Tunisi dei membri del Consiglio presidenziale, che si trovava a Skhirat, in Marocco, per chiudere la proposta. L’annuncio, riporta Associated Press, è invece arrivato dalla città marocchina, la stessa dove il 17 dicembre era stato firmato il testo dell’accordo di unità.

Ibrahim O. Dabbashi, l’inviato permanente della Libia presso le Nazioni Unite, ha scritto su Twitter che il Governo proposto include persone vicine al regime di Gheddafi, e che dunque “servirà solo a dare al Parlamento (di Tobruk. ndr) un motivo per respingerla”. Agence France Presse ha riportato invece che due membri del Consiglio si sarebbero rifiutati di firmare la lista dei ministri: “Non abbiamo firmato perché non siamo d’accordo sul governo. Il modo in cui i ministri sono stati nominati non è trasparente a tutti”, ha detto uno dei due membri parlando inizialmente a condizione di anonimato. Ora si sa che i due che non hanno firmato sono Ali Gatrani, uno dei due vice primi ministri designato dalla parte orientale della Libia, il quale aveva sospeso la sua partecipazione ed era rientrato a Tobruk già venerdì (Gatrani è considerato un uomo molto vicino ad Haftar), mentre l’altro è Omar Al Aswaddi di Zitan.

IL CONTESTO

Se il parlamento di Tobruk dovesse ratificare la lista dei ministri, il governo dovrebbe insediarsi a breve, a Tripoli. A quel punto si potrebbe aprire la possibilità per un intervento militare a guida occidentale contro lo Stato islamico, che sta continuando le proprie attività di conquista soprattutto ad est di Sirte, anche se con ritmo molto più rallentato, e combatte a Bengasi.

Nelle settimane scorse, Stati Uniti, Francia e Regno Unito, avevano fatto sapere, direttamente o indirettamente (attraverso spifferate a vari media) di essere già in una fase operativo dell’azione. Forze speciali sul campo, spostamento di mezzi e uomini: i giorni scorsi invece sono stati contrassegnati da una maggiore calma (apparente?). Tutti i Paesi sembrano attualmente allineati con ciò che l’Italia ha sempre sostenuto, ossia che un eventuale intervento armato contro il Califfato in Libia, dovrà essere concordato con il nuovo governo. Anche dall’Egitto, che ufficialmente era il paese che spingeva di più per un intervento, anche seguendo un proprio interesse nel marcare influenza in Cirenaica, sono arrivate dichiarazioni più moderate.

Nell’ultima settimana lo Stato islamico ha diffuso diverse immagini dei propri combattenti libici, molti dei quali, come ha sostenuto il capo dell’intelligence di Misurata a Libya 24 Tv, arrivano da altre parti dell’Africa, come Tunisia, Somalia, Sudan. Tra queste immagini, i volti di alcuni leader locali (circostanza inusuale vista l’attenzione alla sicurezza dell’organizzazione), foto riprese durante sessioni di addestramento militare in un training camp (che viene chiamato Abu Hamza al-Muhajr: l’ufficio che si è occupato della pubblicazione prende il nome di Wilayat Tarablus, e ciò indicherebbe che il sito è probabilmente nei pressi di Sirte o ad ovest della città), foto di un bottino di guerra consistente (fatto anche di mezzi motorizzati e di artiglieria) sottratto tra Sidra e Ras Lanuf.

libia tripoli libia

Ecco nomi e incognite del nuovo governo in Libia

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