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Dai voucher per pagare l’asilo nido, all’assistenza ai familiari anziani, fino alle convenzioni per la spesa sanitaria. Sono tante le prestazioni che a conti fatti possono alzare il salario dei lavoratori se l’azienda adotta un piano di welfare. Un meccanismo in cui a beneficiarne sarebbe, oltre alle imprese, anche il territorio, viste le ricadute commerciali. Si muovono verso tale direzione l’aumento della soglia esentasse del buono pasto elettronico, e le agevolazioni fiscali per il welfare previste dall’ultima legge di Stabilità, che inseriscono numerosi vantaggi ed eliminano alcune rigidità con l’obiettivo di dare un forte impulso al sistema del welfare. La semplificazione delle regole potrebbe poi determinare la diffusione di tali servizi anche nelle realtà più piccole, personalizzandoli in funzione delle esigenze espresse dai singoli dipendenti.
Ecco i riferimenti normativi, la parola dei manager e l’esempio di Qui! Group, l’azienda italiana che, tra le altre cose, offre consulenza e soluzioni 2.0 di welfare alle imprese.

I RIFERIMENTI NORMATIVI

Il principale riferimento normativo del welfare aziendale è l’articolo 51 del testo unico delle imposte dei redditi (Tuir) recentemente riformulato. Si prevede (lettera f-bis dell’articolo 51, comma 2) che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente “le somme, i servizi e le prestazioni erogati dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per la fruizione, da parte dei familiari indicati nell’articolo 12, dei servizi di educazione e istruzione anche in età prescolare, compresi i servizi integrativi e di mensa ad essi connessi, nonché per la frequenza di ludoteche e di centri estivi e invernali e per borse di studio a favore dei medesimi familiari”.
Un’altra disposizione (nuova lettera f-ter), agevola inoltre le somme e le prestazioni erogate dal datore di lavoro ai dipendenti per la fruizione dei servizi di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti.

LO STUDIO DELLA CATTOLICA

A cosa serve il welfare aziendale? Secondo i manager consultati in una ricerca intitolata “Il futuro del welfare aziendale”, condotta dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, è utile soprattutto a ridurre la conflittualità e per migliorare il clima aziendale. Ma anche per contenere il tournover e ridurre l’assenteismo.
Oltre alle consuete misure relative ai pasti, tra gli interventi dichiarati dai manager a favore dei dipendenti sono molto diffusi i benefit sanitari (46%), la flessibilità oraria (45,9%) e le convenzioni per gli acquisti scontati (36,7%). Diffusi in modo minore, ma significativo, sono i permessi di cura, il telelavoro, le convenzioni con aziende di trasporto e i benefit per lo studio dei figli. Fanalini di coda: asili nido, benefit materiali e campus estivi.

LE STIME DI WELFARE COMPANY

La legge di Stabilità ha ampliato il paniere di servizi che posso venire defiscalizzati dalle imprese. Il che vuol dire che a parità di costo a carico dell’azienda, l’importo incassato dal lavoratore è più alto rispetto alla retribuzione ordinaria.
Welfare company, la società di Qui! Group che offre consulenze e strumenti a terzi per il welfare aziendale, ha monitorato gli strumenti più diffusi e attraverso una simulazione ha stimato che ogni anno un lavoratore accedendo a questi servizi può risparmiare oltre 500 euro.
In testa agli strumenti più utilizzati ci sono i buoni pasto, che da soli valgono 350 euro l’anno, che salgono a 462 in caso di buono pasto elettronico. Secondo lo studio di Welfare company, il buono regalo o carburante si tradurrebbe invece in un risparmio di 258 euro.

COSA FA QUI! GROUP

Qui! Group, l’azienda fondata da Gregorio Fogliani, ha il suo core business nel settore del buono pasto, dal quale ha aperto un capitolo molto più ampio, quello del welfare aziendale. A supporto del dipendente, e delle aziende che vogliono risparmiare sulla gestione/pianificazione dei piani, Qui! group ha implementato ad esempio, una piattaforma, MyWelfare, per la gestione dei flexible benefits che gli permette di gestire il suo piano di welfare personalizzato, all’interno del quale può decidere quali sono le sue priorità.
Ma ancora prima di diventare provider e offrire consulenza e soluzioni 2.0 di welfare ai clienti, Qui! Group ha introdotto strumenti di welfare al suo interno. In azienda, infatti, i servizi al dipendente e la flessibilità hanno permesso di mantenere costante nel tempo la percentuale di donne: il 70% degli oltre mille dipendenti.

Ecco l’intervista di Paolo Messa, fondatore di Formiche, al presidente di Qui! Group Gregorio Fogliani

[youtube]https://youtu.be/l8flR96qDB8[/youtube]

Buoni pasto, asili nido e spesa sanitaria. Tutti i vantaggi del welfare aziendale

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