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Niente spezzatino e pezzi pregiati sul mercato per Saipem. Dopo l’ingresso del Fondo strategico della Cdp e la diluizione di Eni, comincia la seconda vita, un po’ più solitaria, della società energetica guidata da Stefano Cao. Tutto questo è stato detto nell’audizione dello scorso 17 novembre alla Camera e al Senato. Quello che forse si è raccontato un po’ meno, e che adesso emerge dal resoconto stenografico dell’audizione, sono gli attacchi frontali e le insinuazioni dei deputati grillini e la risposta puntuta dei vertici del gruppo.

SAIPEM COME VOLKSWAGEN?

Il primo, duro, attacco ha messo sullo stesso piano la società italiana al gruppo Volkswagen, finito nella bufera per aver aggirato i controlli sulle emissioni, installando un software all’interno dei motori. “Esiste”, ha chiesto il senatore Vito Petrocelli, “un caso Volkswagen in Saipem, ossia esiste un controllato che controlla e paga i controllori”, in questo caso delle navi. Come a dire, è possibile che qualcuno in Saipem voglia bypassare i controlli con qualche trucchetto? Ecco la replica di Cao: “Saipem, come tutte le società sottoposte a revisione, è obbligata a pagare i servizi che vengono resi dalle società di certificazione navale, a loro volta certificate dai principali enti o organismi di accreditamento internazionale”. Tali società di certificazione, sono inoltre vigilate e controllate da autorità pubbliche. Per questo non c’è nessun caso Volkswagen in Saipem“, ha tagliato corto il capo azienda.

AUMENTO DI CAPITALE, MA CHI PAGA?

Altra bordata, stessa voce. Stavolta però il terreno è stato la ricapitalizzazione del gruppo con conseguente ingresso del Fsi. “La gigantesca operazione di ripianamento dei debiti, di aumento di capitale e di ingresso nell’azionariato del Fondo strategico può trasformarsi in operazione inutile perché non ci sono le basi per cui la società possa tornare ad essere quella che era molti anni fa rischiando di trasformare il tutto in una truffa perpetuata a danno della società e dei contribuenti?, si è chiesto sempre il pentastellato Petrocelli. Ancora una volta è stato Cao ad alzare lo scuso a difesa del gruppo, rispondendo così: “Saipem ha dichiarato in maniera trasparente tutte le caratteristiche dell’operazione di rafforzamento patrimoniale che si andrà a perfezionare nei prossimi mesi. Fsi ha condotto nei mesi scorsi, attraverso consulenti nominati all’uopo un’ attività di due diligence al fine di valutare la società sia dal punto di vista industriale sia dal punto di vista economico finanziario”. Conclusione di Cao: “All’esito di tale due diligence Fsi ha assunto l’impegno, soggetto ad alcune condizioni sospensive, di diventare azionista Saipem con una quota di circa il 12.5%”.

UNA SOCIETA’ (ANCORA) STRATEGICA. O NO?

Ma le domande al vetriolo dell’audizione, durata un’ora e mezzo, non si sono esaurite con Petrocelli. Anche un altro deputato M5S. Andrea Vallascas, ha cercato di mettere in difficoltà Cao. Domanda: “Se Eni ha dichiarato non più strategica Saipem, ma Saipem viene acquisita da Fondo strategico come strategica, allora è strategica o no?”. Cao si è appellato ai numeri: “Saipem contribuisce in modo importante all’economia italiana. Per l’incremento che offre al Pil (0,17% nel 2014), per il valore aggiunto che immette nell’economia italiana (2,8 miliardi di euro), per il fatto di acquisire beni e servizi in Italia per 1,7 miliardi di euro alimentando 3.800 aziende italiane, per l’avvalersi di 7.500 persone di eccellente competenza e conoscenza  nei centri operativi italiani, per contribuire a creare  altri 21.000 posti di lavoro circa fra indotti e indiretti”.

L’ORIGINE DEI DEBITI

Un’ultimo botta e risposta M5S-Cao, ha riguardato l’origine del maxidebito da 5 miliardi che ha costretto Saipem a ricapitalizzarsi. Il manager ha spiegato a senatori e deputati che “il debito di Saipem è stato determinato prevalentemente dai massicci investimenti realizzati negli scorsi anni quando le prospettive di mercato sembravano poterli sostenere. L’aumento di capitale che verrà approvato dall’assemblea degli azionisti il 2 dicembre prossimo e il rifinanziamento del debito stesso permetteranno di arrivare ad avere una struttura finanziaria più equilibrata e sostenibile, in condizione di assecondare il processo di rilancio e sviluppo dell’azienda”.

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