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Le immagini del capo delle risorse umane di Air France, Xavier Broseta, che – a torso nudo, con la camicia strappata e scavalcando un cancello – scappa da una folla inferocita di dipendenti pronta a linciarlo, non potevano passare sotto silenzio all’evento organizzato venerdì scorso a Roma per il settantesimo compleanno di Federmanager.

E’ stato Stefano Cuzzilla, il presidente dell’associazione che rappresenta il mondo italiano del management, a parlarne apertamente, anche per esorcizzare il timore che qualcosa del genere possa accadere pure da noi: “Qualcuno dice che qui non può succedere ma starei attento a non scaldare troppo gli animi. Non abbiamo paura ma siamo consapevoli che la nostra è la posizione più difficile perché siamo tra l’incudine e il martello, tra i datori di lavoro e i lavoratori”.

LE RAGIONI DEI MANAGER

Nel corso della sua relazione, Cuzzilla ha ricordato le ragioni dell’associazione di cui è alla guida dallo scorso maggio, il ruolo, a suo dire, decisivo che i dirigenti pubblici e privati hanno svolto negli anni più duri della crisi economica. Ed anche l’apporto che sono in grado di dare, adesso che la ripresa comincia a vedersi. “Vanno prese in fretta scelte strutturali e consapevoli. Noi, senza modestia, in questo siamo bravi. Siamo la spina dorsale del Paese e accettiamo la sfida”. Sull’ironia che talvolta aleggia intorno al sindacato dei manager, Cuzzilla ha tagliato corto con decisione: “Non vogliamo assolutamente che qualcuno si diverta a disegnarci come una casta di privilegiati. Siamo persone che lavorano dalla mattina alla sera”.

I MANAGER E IL GOVERNO RENZI

Sulle sfide comuni che uniscono i manager e la politica, si è concentrato durante il suo intervento uno degli ospiti, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli affari europei, Sandro Gozi. Il sottosegretario ha in particolar modo sottolineato la necessità – che entrambi questi mondi hanno – di trovare una piena dimensione internazionale. “Essere transnazionali”, ha spiegato il sottosegretario, “è necessario perché ormai le sfide che deve affrontare chi governa l’impresa e chi governa le istituzioni e la politica, hanno superato i confini italiani. Dobbiamo trovare in una dimensione più ampia gli strumenti per governare i rispettivi ambiti di competenza”.

LE PMI DEVONO DIVENTARE GRANDI

Non c’è dubbio che i manager abbiano una visuale privilegiata sulle necessità del nostro tessuto produttivo e su cosa le imprese debbano o non debbano fare per essere sempre più competitive. A tal proposito, il direttore generale di Federmanager, Mario Cardoni, non ha esitato a indicare le dimensioni delle aziende come uno dei principali problemi del nostro sistema Paese. “Il piccolo per molti anni è stato un modello bellissimo e vincente grazie alle sue doti di flessibilità e adattabilità. Ma oggi la situazione è cambiata. In questi mercati globalizzati la domanda interna non può essere più sufficiente. E’ necessario internazionalizzarsi e per farlo occorre investire e innovare. Al di sotto di una certa dimensione, però, non lo facciamo. Dobbiamo rendere quelle piccole imprese più dinamiche”.

LE TASSE SECONDO I MANAGER

In questa fase – con la legge di stabilità alle soglie del Senato – non potevano mancare, ovviamente, i riferimenti alla questione fiscale. Tra i manager, il taglio promesso da Matteo Renzi è atteso con trepidazione ma c’è chi non è convinto che si farà effettivamente. Un duplice sentimento così rappresentato da Cuzzilla: “Ben venga l’abbassamento della pressione fiscale. Quando si abbassano le tasse va sempre bene. Ma non sia semplicemente uno spot elettorale”.

LE TASSE SECONDO IL GOVERNO

A tranquillizzare la platea ci ha pensato Gozi che ha ribadito gli impegni sul fisco assunti dal Presidente del Consiglio: “Non solo le tasse sono troppo alte in Italia – e quindi è giusto abbassarle di per sé – ma è chiaro che ridurle costituisce una delle leve per far ripartire la crescita e la domanda interna”. Ma intervenire sul fisco è di destra o di sinistra? Gozi non ha dubbi: “E’ di sinistra fare giustizia sociale e creare le condizioni per fare crescita e posti di lavoro. Io credo che le tasse siano doverose ma che non siano bellissime”.

FEDERMANAGER AL TEMPO DELLA DISINTERMEDIAZIONE

Destino che accomuna Federmanager alle altre organizzazioni di rappresentanza come Confindustria o i sindacati, è quello di svolgere le sue funzioni in un’epoca in cui il ruolo dei corpi intermedi appare sempre più vecchio e obsoleto. Non a caso disintermediazione è una delle parole utilizzate più spesso in questa fase. Sul tema l’opinione di Cardoni è articolata. Da un lato, il direttore generale di Federmanager ha evidenziato come “il dialogo sociale continui a rappresentare un elemento fondamentale”. Dall’altro lato, però, ha puntato il dito contro la concertazione. Innanzitutto – ha detto Cardoni – “è stata interpretata come condivisione mentre doveva essere intesa come confronto sano”. In secondo luogo – ha concluso – “il dialogo è stato solo tra pochi: Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Questo vuol dire aver lasciato fuori pezzi importanti della società”.

I 70 ANNI DI FEDERMANAGER

All’evento organizzato per il compleanno di Federmanager, hanno partecipato centinaia di persone e numerosi esponenti politici. Oltre al già citato Gozi, c’erano anche Anna Cinzia Bonfrisco di Conservatori e Riformisti, Giacomo Portas e Lucrezia Ricchiuti del Partito Democratico, Carla Ruocco del Movimento 5 Stelle, il vice presidente del Parlamento europeo David Sassoli (Pd) e l’economista ed ex parlamentare Nicola Rossi. A moderare il dibattito, il giornalista e conduttore della trasmissione tv Matrix, Luca Telese.

ECCO CHI C’ERA ALLA FESTA PER I 70 ANNI DI FEDERMANAGER

Progetti e priorità di Federmanager (che compie 70 anni)

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