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LA DENUNCIA DI DIRSTAT

Succede che Dirstat, la federazione che riunisce le associazioni e i sindacati dei dirigenti e dei funzionari della Pa, abbia storto il naso per il conferimento di quattro incarichi dirigenziali da parte della Presidenza del Consiglio. Il segretario generale della federazione, Arcangelo D’Ambrosio, un paio di giorni fa ha impugnato carta e penna per denunciare, in una missiva indirizzata a Corte dei conti, Procura di Roma e Segreteria generale di Palazzo Chigi, il mancato rispetto da parte della Presidenza del Consiglio di alcune disposizioni contenute nel decreto legislativo numero 165 del 2001, recante “norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”. Il conferimento di tali incarichi avrebbe secondo Dirstat, violato in particolare l’articolo 19 comma 1 e 1 bis, che disciplinano le modalità antecedenti il conferimento dell’incarico.

TRE INCARICHI SOTTO ACCUSA

Tra l’inizio del 2014 e maggio 2015 la Presidenza del Consiglio “ha proceduto al conferimento di ben tre incarichi dirigenziali di prima fascia senza previo esperimento della procedura di interpello espressamente prevista dal  disposto normativo”, si legge nella lettera-denuncia. La procedura in questione riguarda in particolare l’obbligo da parte dell’amministrazione di rendere pubblico l’avviso relativo ai posti vacanti, indicandone le relative procedure di copertura. “L’amministrazione rende conoscibili, anche mediante pubblicazione di apposito avviso sul sito istituzionale, il numero e la tipologia dei posti di funzione che si rendono disponibili nella dotazione organica ed i criteri di scelta; acquisisce le disponibilità dei dirigenti interessati e le valuta”, recita il comma 1 bis dell’articolo 19 del decreto. Questo per consentire a tutti quei funzionari interessati alla candidatura di avanzare la propria candidatura che così può essere esaminata. Secondo Dirstat, nulla di tutto ciò sarebbe stato fatto, con la Presidenza del Consiglio che avrebbe affidato gli incarichi senza prima consentire ai funzionari interessati di manifestare la propria disponibilità, bypassando di fatto la norma. Gli incarichi finiti nel mirino di Dirstat riguardano in particolare il dipartimento per la Gioventù e il Servizio Civile e quello per gli Affari Generali.

UN QUARTO CASO (PRIMA DI RENZI)

Sotto accusa è però finito un quarto incarico affidato però nel novembre 2013 (stavolta regolarmente pubblicato), quando Renzi non era ancora a capo del Governo. Stavolta Dirstat punta il dito contro un incarico di coordinatore per le Funzioni Istituzionali presso l’Ufficio del segretario generale della Presidenza del Consiglio, affidato a una dirigente dell’Università di Cagliari. Per la federazione non c’è sufficiente connessione tra l’incarico all’Università e quello a Palazzo Chigi. In effetti, il comma 1 dell’articolo 19 del suddetto decreto parla abbastanza chiaro. “Ai fini del conferimento di ciascun incarico di funzione dirigenziale si tiene conto, in relazione alla natura e alle caratteristiche degli obiettivi prefissati ed alla complessità della struttura interessata, delle attitudini e delle capacità professionali del singolo dirigente, dei risultati conseguiti in precedenza nell’amministrazione di appartenenza e della relativa valutazione, delle specifiche competenze organizzative possedute, nonchè delle esperienze di direzione eventualmente maturate all’estero, presso il settore privato o presso altre amministrazioni pubbliche, purchè attinenti al conferimento dell’incarico”. Per la legge insomma, a livello di incarichi dirigenziali nella Pa, ci deve essere una sorta di continuità ideale tra un incarico e un altro. E stavolta pare proprio non esserci stata. Ma non è tutto. Dirstat denuncia anche come a distanza di pochi mesi dal conferimento dell’incarico alla segreteria generale, il dirigente in questione sia stato nominato a capo del Servizio Gare e Acquisti di Beni e Servizi, nell’ambito dell’Ufficio Relazioni Sindacali. Un incarico, secondo la federazione, “connotato da competenze di natura tecnica del tutto avulse da quelle caratterizzanti l’incarico precedente”, si legge nella lettera.

LA RICHIESTA DI DIRSTAT

Per la federazione tali incarichi sono in sostanza illeggittimi. E per questo Dirstat ha chiesto a Corte dei Conti e Procura di Roma di fare degli accertamenti, adottando eventuali sanzioni. La riforma della Pa del Governo Renzi, potrà ben poco su queste storture burocratiche. Le regole, d’altronde, già ci sono. Basta solo rispettarle.

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