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Sarà il contratto dei chimici il cavallo di Troia sindacale per aggirare la linea dura della Confindustria e mettere in difficoltà Giorgio Squinzi?

E’ stata questa all’incirca la domanda che si poneva lo scorso 13 ottobre la firma del Corriere della Sera, Dario Di Vico, che segue da anni le vicende e le evoluzioni dei sindacati dei lavoratori e degli imprenditori.

La risposta è arrivata qualche giorno dopo con il rinnovo del contratto da parte di Federchimica – espressione anche di Squinzi, patron della Mapei – e di Cgil, Cisl e Uil.

Il rinnovo si basa su una piattaforma non del tutto coincidente con l’impostazione più severa anche in termini economici che era stata espressa qualche giorno prima dal presidente di Confindustria, secondo alcune letture sindacali.

“Tutto era già pronto da tempo – ha scritto invece l’ex giornalista del Sole 24 Ore, Massimo Mascini, sul Diario del lavoro – serviva il via libera da Confindustria che voleva prima far arrivare a tutti il proprio pentalogo di indicazioni”.

Per Di Vico, invece, la firma unitaria per il contratto dei chimici segna un punto a favore in particolare del segretario della Cgil: “Camusso ha piazzato un colpo secco alla volontà di Squinzi di imprimere una svolta alle relazioni industriali spostando il baricentro dai contratti nazionali alla fabbrica”.

In questa situazione fluida s’inserisce la notizia della lettera inviata a Squinzi da parte di Stefano Dolcetta, vicepresidente della confederazione con deleghe proprio alle relazioni industriali e al welfare: “Non mi sono dimesso, gli ho chiesto chiarimenti sulla questione contrattuale”, ha detto Dolcetta. Oggi è in programma un incontro fra Squinzi e Dolcetta, esponente di Federmeccanica, vicentino, amministratore delegato di Fiamm, l’azienda che produce batterie.

Parole indicative, quelle di Dolcetta, frutto anche degli sbuffi giunti dagli industriali veneti, come raccontato oggi dal Gazzettino di Venezia. Il vicepresidente con delega proprio alle relazioni industriali, secondo la ricostruzione di Formiche.net, condivide le perplessità della Federmeccanica sull’ultimo rinnovo contrattuale dei chimici al quale potrebbe seguire presto anche quello nel settore alimentare con la confindustriale Federalimentare pronta a chiudere un accordo con i tre sindacali, proprio come successo tra Federchimica e le organizzazioni sindacali.

La decisione di Federchimica e Federalimentare ha messo in mostra una mancanza di linea comune all’interno della confederazione. Un aspetto sul quale Dolcetta avrebbe posto l’accento nei pour parler avuti in questi giorni.

Sullo sfondo, secondo alcuni osservatori, ci sarebbe anche la lunga marcia già iniziata per la successione a Squinzi Mentre altri pongono l’attenzione su differenze più di forma che di sostanza: “Non è un problema di ‘linea’ ma di governance della ‘linea’”.

Squinzi, Dolcetta e i contratti della discordia

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