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Un tribunale turco ha ordinato lo scorso 31 agosto l’arresto formale di due giornalisti britannici dell’emittente televisiva Vice News e del loro interprete, trattenuti dalla notte tra il 27 e il 28, con l’accusa di terrorismo.

I FATTI E LE ACCUSE

Jake Hanrahan e Philip Pendlebury, insieme al loro interprete Mohammed Ismael Rasool, avrebbero “consapevolmente e volontariamente collaborato con un gruppo terrorista armato”, riporta l’agenzia stampa turca Anadolu, citando la sentenza del tribunale di Diyarbakir, senza però specificare quale sia questa organizzazione terroristica.
“Il governo turco ha lanciato le accuse false e infondate di lavorare per conto di una organizzazione terroristica nel tentativo di indebolire e censurare la loro copertura” – ha dichiarato alla stampa Kevin Sutcliffe, vicecoordinatore delle notizie per l’Europa di Vice News – “prima di essere ingiustamente detenuti, questi giornalisti stavano segnalando e documentando la situazione nella provincia di Diyarbakir”. Avveniva lì uno dei tanti scontri tra la polizia e i giovani curdi che si ripetono nella Turchia sudorientale dal 20 luglio, data in cui si è interrotto il fragile processo di pace tra il governo di Ankara e il Partito dei lavoratori Kurdi (Pkk).

IL GOVERNO CI STA PRENDENDO LA MANO

All’inizio di quest’anno, la Turchia ha incriminato una giornalista olandese per la diffusione di “propaganda terroristica” ovvero la pubblicazione su Facebook e Twitter di commenti a favore del Pkk, considerato fuorilegge. Il caso Frederike Geerdink, il primo contro un corrispondente estero in quasi due decenni, è stata infine respinto grazie alla preoccupazione globale per la situazione della libertà di espressione nel Paese: la Turchia si è classificata 149sima su 180 nella graduatoria stilata dall’organizzazione Reporters Without Borders sulla libertà di stampa. L’accusa si era avvalsa anche della critica alle leggi turche contro il terrorismo, sempre più strumentalizzate per fini politici secondo gli attivisti per i diritti civili.

ZITTI TUTTI

Infine questa mattina, le autorità turche hanno fatto irruzione negli uffici del gruppo Koza Ipek, con l’accusa di fornire sostegno finanziario al gruppo “terroristico” guidato dal predicatore Fethullah Gulen, fervente oppositore del presidente Recep Tayyip Erdogan.
Erdogan, che vuole riconquistare una maggioranza schiacciante per il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo alle prossime elezioni di novembre, accusa Gulen di voler rovesciare il governo attraverso la creazione di una “struttura parallela”: una rete di infiltrati all’interno di magistratura, polizia, media e altre istituzioni.
“Lo scopo di questa irruzione è chiudere la bocca all’opposizione” ha dichiarato a Reuters Erkan Akkus, redattore presso i canali televisivi Kanalturk e Bugun, membri della holding Koza Ipek.

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