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La Commissione europea ha stanziato 20 milioni di euro dal Fondo asilo, migrazione e integrazione in favore della Francia e 27 in favore della Gran Bretagna per far fronte all’emergenza migranti a Calais. Queste somme provengono dal budget totale previsto per il periodo 2014-2020 che ammonta a 266 milioni di euro per Parigi e a più di 370 milioni per Londra. Sempre per il periodo 2014-2020, Bruxelles ha stanziato in favore dell’Italia 310 milioni di euro a titolo di Fondo asilo, migrazione e integrazione e 212 milioni di euro per il Fondo per la sicurezza interna a titolo di assistenza ordinaria.

Gli addetti ai lavori si pongono però una domanda: l’emergenza fronteggiata da Francia e Regno Unito è la stessa di quella affrontata dall’Italia? Il dubbio sorge spontaneo, perché per Parigi e Londra sono state stanziate cifre più o meno uguali a quelle previste per Roma, che però è soggetta giorno dopo giorno a sbarchi di migliaia di persone. In fondo a Calais, dicono i numeri, non ci sono migliaia di persone ma qualche centinaia.

Le cosiddette primavere arabe, le guerre civili, la pressione demografica e la povertà che sconvolgono l’Africa e il Medio Oriente, soprattutto negli ultimi anni, hanno contribuito ad aumentare il flusso migratorio verso l’Europa e in particolare verso le nostre coste.

E nonostante le parole di solidarietà di molti leader europei (“l’immigrazione è un problema europeo”, “il Mediterraneo è il confine di tutta l’Europa”, “l’Italia non deve essere lasciata da sola”), la realtà è un’altra. Roma, da svariati anni, continua a far fronte alla tragedia umanitaria del Mediterraneo da sola, prima l’operazione Mare Nostrum e poi Triton che negli annunci doveva implicare un maggiore coinvolgimento dell’Europa, sia in termini di risorse sia di mezzi.

A volte si registrano “picchi di interesse” dell’Europa per l’Italia, soprattutto quando ci sono grosse stragi in mare che scioccano l’opinione pubblica. Allora, e solo in quei casi, i leader si affrettano a rilasciare dichiarazioni commosse e dirsi pronti a trovare soluzioni comuni, come ad esempio le quote di migranti da dividere tra i vari Stati, naufragate proprio a causa dei veti di alcuni Paesi, tra i quali la Francia. Ma poi il can can mediatico passa in fretta, il problema resta italiano e gli altri Stati fanno in modo di chiudere con vari stratagemmi le proprie frontiere, lasciando a Roma la gestione di questi flussi migratori.

L’Europa, sottolineano i più critici, in questa vicenda ha dimostrato inoltre di usare “due pesi e due misure” perché, dopo solo pochi giorni di “confusione” sul confine franco-inglese, con numeri, in termine di emergenza umanitaria, assolutamente inferiori a quelli che fronteggia l’Italia, la Commissione europea è intervenuta tempestivamente. Roma aspetta ancora soluzioni.

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