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Finalmente si parla di numeri, di conti, di debiti. E, si spera, di responsabilità di manager passati.

Dopo la sbornia di intercettazioni di Mafia Capitale (quindi a Roma comanda la mafia?, bah), è giunta l’ora di altri bubboni a Roma. Bubboni ben noti agli addetti ai lavori, ma che preferiscono parlare spesso di altro, magari trastullandosi con i soliti origliamenti telefonici.

Poi, improvvisamente, i giornali scoprono che la municipalizzata dei trasporti, Atac, è sull’orlo del fallimento. Sì, è quasi pronta a portare i libri in tribunale, come si legge da ieri nelle cronache romani dei quotidiani della capitale. Ohibò, come è possibile?

Prima di addentrarci nelle beghe comunali tra sindaco accaldato, assessori che si dimettono, anzi sono pronti a dimettersi e Marino che li spinge ad accelerare le dimissioni (come nel caso dell’assessore ai Trasporti, Guido Improta, renziano) e vuole azzerare i vertici dell’Atac (che in verità lui stesso aveva nominato), è meglio dare uno sguardo di sistema alle municipalizzate dei trasporti.

LE MUNICIPALIZZATE SECONDO MEDIOBANCA

Il report più completo è quello dello scorso anno dell’ufficio studi di Mediobanca, che ha analizzato gli ultimi sei anni dei bilanci delle 67 local utilities controllate dai maggiori 115 Enti locali. Ecco i risultati: “Le maggiori perdite accumulate tra 2006 e 2012 riguardano: la romana Atac (‐1.012 milioni), la milanese Asam (‐312), la romana Ama (‐290), la napoletana CTP (‐210), la laziale Cotral (‐168); record di utili per A2A (+1.131 milioni), Acea (+701) ed Hera (+693); dal 2008 il settore idrico segna utili sul fatturato maggiori dell’energetico; aeroporti e autostrade sono le attività più lucrose (ma pesano poco)”.

I NUMERI DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE

Il report di Mediobanca si è anche focalizzato sul Trasporto pubblico locale (Tpl): “Solo un terzo dei costi operativi del Tpl è finanziato da ricavi di mercato (vendita di biglietti), ma in molti casi la copertura non arriva al 20%; si tratta di: Cotral (18,6%), Amat Palermo (18,5%), Arst Cagliari (17,2%), Trentino Trasporti Esercizio (16,4%), Ferrovie della Calabria (11,8%) e CTP Napoli (10,7%). Basso uso del servizio ed evasione tariffaria sono tra le cause”.

LE MIGLIORI E LE PEGGIORI

Virtuose – secondo lo studio di Mediobanca – la Brescia Mobilità (72,3%) la Actv di Venezia (59%) e la milanese Atm (52%). “All’estero la copertura è attorno al 50%, ma i biglietti costano il doppio; 10. I contributi pubblici versati al Tpl e calcolati per ogni dipendente sono assai dispersi: dai 70,1 mila euro della Cotral ai 32 mila della Brescia Mobilità: lo scarto fra le quattro società che ricevono le minori contribuzioni (34,6 mila euro) e le quattro con le maggiori (67,5 mila euro) è nell’ordine del 100% e pone interrogative sulle modalità di computo dei trasferimenti”.

LA MOSSA DEL SINDACO DI ROMA

Per cercare di sventare il fallimento dell’Atac, il sindaco di Roma apre ai privati e annuncia di voler azzerare i vertici dell’azienda del trasporto pubblico capitolino di ricapitalizzare la società con 200 milioni di euro: “Abbiamo trovato una situazione drammatica per la qualità dei servizi e dei conti due anni fa quando siamo arrivati – ha detto Marino – Sono deciso ad andare avanti sulla strada del rinnovamento”.

IL BOTTA E RISPOSTA TRA MARINO E IMPROTA

Per questo al delegato ai Trasporti Guido Improta ha chiesto ieri di formalizzare le sue dimissioni annunciate da tempo. Improta gli risponde e va all’attacco: “Sin dal 22 giugno scorso ho manifestato inequivocabilmente e in più occasioni l’intenzione di rassegnare le dimissioni da assessore alla Mobilità e ai Trasporti e, come noto, solo per l’intervento del presidente del Pd Orfini e dello stesso sindaco Marino, ho accettato di congelare la situazione, senza sottrarmi alle incombenze straordinarie che sono nel frattempo maturate e che mi hanno consentito, tra l’altro, di finalizzare la trattativa tra Atac e le organizzazioni sindacali per un accordo senza precedenti sulla produttività – ha spiegato Improta – Oggi (ieri, ndr) ho partecipato alla Giunta in quanto all’ordine del giorno figurava l’assestamento di bilancio, documento con il quale si è proceduto all’accantonamento delle somme da destinare al finanziamento degli interventi che saranno necessari a seguito dell’approvazione del consuntivo 2014 di Atac. Marino ha dunque avuto la possibilità di far concludere in modo leale e rispettoso la nostra collaborazione comunicandomi in Giunta, o a margine di essa, di aver maturato la decisione di sostituirmi coerentemente alla situazione che io da tempo avevo a lui prospettato. Ha preferito invece abbandonare la riunione prima della sua conclusione e chiedermi a mezzo stampa le dimissioni, che ho già dato. Spiace altresì constatare che stia tentando in modo scorretto di accreditare il messaggio che i disagi che sta patendo la città siano responsabilità dell’assessore e del Consiglio d’amministrazione di Atac, dimenticandosi le valutazioni che abbiamo condotto in questi mesi e che coinvolgono anche altri livelli istituzionali”.

CHE COSA SUCCEDERA’ AL CDA ATAC

Ma la poltrona dell’assessorato non sarà l’unica a cambiare: da rivoluzionare c’è anche il consiglio di amministrazione di Atac. “Ho deciso di cambiare il cda dando mandato al dg Francesco Micheli di rinnovare profondamente il management aziendale allontanando tutti i dirigenti responsabili delle inefficienze”, spiega Marino. Ma Improta interviene: “Vale la pena ricordare che il Cda di Atac è formato da due ottimi dirigenti dell’Amministrazione Comunale, il dottor Stefano Fermante, ragioniere generale del Comune, e la Dott. ssa Cristiana Palazzesi, esperta in Diritto degli appalti, che, insieme al Presidente Grappelli e all’Amministratore Delegato Broggi, sono faticosamente venuti a capo di una situazione economico-finanziaria molto complicata. A loro va il mio ringraziamento per il lavoro svolto e mi permetto di invitarli a far prevalere il senso di responsabilità istituzionale, rispetto allo sconcerto determinato da un atteggiamento incomprensibile del Sindaco, poiché le loro dimissioni, se rassegnate prima dell’approvazione del bilancio consuntivo 2014, condannerebbero l’Azienda municipalizzata al Commissariamento, la politica ad una sconfitta di proporzioni colossali, ma, soprattutto, vanificherebbero l’enorme lavoro che è stato fatto in questi due anni e deluderebbero il senso di appartenenza che la maggioranza dei dipendenti di Atac ha comunque manifestato all’Azienda e alla città, lavorando in condizioni difficili e venendo chiamati a rispondere di un livello di servizio certamente deludente”.

COME SALVARE L’ATAC SECONDO MARINO

“Questa mattina – ricorda poi Marino – ho avuto un lungo incontro di due ore e mezza con il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, che ringrazio. Con lui ho condiviso la scelta di affrontare i problemi finanziari di Atac con una nuova ricapitalizzazione che sfiora i 200 milioni di euro tra liquidità e beni di cui si è fatto carico il Comune con l’approvazione dell’assestamento di bilancio. Zingaretti si è anche impegnato a trasferire entro il 30 settembre 301 milioni al Comune come pagamento dei vecchi debiti. Diamo appuntamento entro 10 giorni da oggi per comunicare le modalità di questa operazione”. “L’alternativa – spiega – era portare oggi i libri in tribunale: sarebbe stata la soluzione più facile ma penso che possiamo farcela senza procedere a un finale così drammatico. Da oggi dunque Comune, Regione e Atac si impegnano a trovare un partner industriale mantenendo in mano pubblica la gestione dell’azienda capitolina”.

Atac, tutti i tamponamenti fra Marino e Improta (mentre l'azienda scricchiola)

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