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“Difficile che questa industria, così importante per il Paese, fra due anni sia ancora così come è stata presentata oggi”. Con queste parole Andrea Bonomi, numero uno di Investindustrial, ha concluso il Convegno Pambianco Design, “Realtà e prospettive del settore Arredo & Design italiano”,  svoltosi ieri in Borsa Italiana, primo appuntamento sul settore organizzato da Pambianco Strategie di Impresa, in collaborazione con Elle Décor e con EY-Ernst & Young che ha visto una grande affluenza con oltre 500 persone. Bonomi ha fatto riferimento alle ricerche presentate nel corso degli interventi di apertura dell’incontro. In particolare, dopo il benvenuto di Cristina Tajani, assessore alle Politiche del lavoro, della moda e del design del Comune di Milano (la quale ha ringraziato in modo esplicito per il coinvolgimento nell’iniziativa), i numeri del settore sono stati analizzati da Giovanni De Ponti, direttore generale di FederlegnoArredo, David Pambianco, VP di Pambianco Strategie di Impresa, e Roberto Bonacina, Director di EY Lead Advisory M&A.

Di tenore assai positivo l’intervento di De Ponti, il quale ha sottolineato come l’export del design italiano  sia tornato a livelli pre-crisi. “Due terzi della nostra produzione – ha evidenziato – viene esportato. Siamo al secondo posto al mondo (dietro la Cina) per surplus commerciale. Siamo i primi in Europa per investimenti in Ricerca e sviluppo”. Inoltre, De Ponti ha riportato i risultati di una ricerca condotta su 1.900 bilanci “per misurare la solidità finanziaria”, rivelando come l’ebitda margin, nonostante gli anni di crisi, si attesti comunque su una media del 6,6 per cento.

“Ho cercato di evidenziare anche i punti critici – ha esordito David Pambianco – in modo da avviare la riflessione sulle aree di potenziale miglioramento”. In cinque anni, ha spiegato, il mercato italiano ha perso il 34%, ossia circa 5 miliardi in meno di consumi. In parte, questo gap è stato compensato dalla crescita delle esportazioni (“+16%, ossia 1,5 miliardi recuperati”). Insomma, i consumo oltre confine è il vero driver del settore. Tuttavia, Pambianco ha evidenziato come il 39% dell’export sia ancora rivolto all’area euro, “ovvero a mercati che non crescono”, mentre restano marginali le quote verso le destinazioni a maggiore tasso di crescita (Cina, Arabia Saudita e Qatar). Infine, l’analisi si è concentrata sui dati strutturali del comparto, in base ai bilanci di tre anni (2011-13) di un campione di 233 aziende. Nel periodo considerato, il fatturato complessivo è arretrato del 3,8%, scendendo da 37 a 36 milioni di euro, mentre l’ebitda margin è sceso dal 6,9 al 6,2 per cento. “Sono numeri – ha commentato Pambianco – che evidenziano la necessità di crescita dimensionale, visto che si accentua la frenata per le imprese più piccole rispetto a quelle maggiori, e che rivelano come sia difficile avviare un percorso importante di investimenti”. Anche se, ha proseguito, viene rilevata una “discreta patrimonializzazione” (con un rapporto pari a 1,3 tra patrimonio netto e posizione finanziaria netta), segno che gli utili vengono accantonati in azienda.

Insomma, l’Arredo & Design italiano ha dimensioni tali da lasciar immaginare un percorso importante di consolidamento. E sul tema si è inserita l’analisi di Bonacina. “Dal 2013 – ha spiegato – il fenomeno delle M&A ha registrato una evidente accelerazione: una trentina la media dei deal annui dell’ultimo periodo, con il 2015 che ha già registrato 20 operazioni nel primo semestre. E 9 di queste operazioni (il 45% del totale) hanno riguardato l’Italia, contro le 5 dell’intero 2014”. Bonacina ha sottolineato come ancora non si registri una “invasione di acquirenti esteri”, e come protagonisti dello shopping siano stati investitori finanziari e fondi di private equity.

Arredo & Design, le ragioni del consolidamento

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