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Il No nel referendum greco sulle misure proposte dalla Troika ha avuto una forte eco anche oltre i confini ellenici. Ciò non solo a causa delle possibili conseguenze economiche, ma anche per i suoi effetti geopolitici.

INTERESSE AMERICANO 

Il presidente americano Barack Obama ha telefonato martedì alla cancelliera tedesca Angela Merkel e ha ribadito il sostegno dell’amministrazione Usa a un accordo con la Grecia. Obama è stato molto assertivo: ha chiesto all’Ue di fare il possibile per evitare l’uscita della Grecia dall’euro, anche a costo di ripensare l’accordo e l’entità del debito. Ma sulla scena della commedia greca non ci sono solo gli Stati Uniti. Il presidente francese François Hollande ha cercato – senza troppo successo – di convincere la Merkel ad alleggerire le pressioni sul primo ministro greco Alexis Tsipras.

IL COINVOLGIMENTO RUSSO 

Un ruolo lo recita anche la Russia, che cerca di coinvolgere nei destini di Atene anche i Paesi Brics, riuniti da ieri nella città russa di Ufa. Nell’agenda del vertice è entrato anche il caso greco. Dalla discussione sono stati esclusi rappresentanti occidentali, come confermato da Yuri Ushakov, consigliere di Vladimir Putin.

UNA CORSA CONTRO IL TEMPO

Le dimissioni del ministro greco dell’Economia e delle finanze, Yanis Varoufakis, non sono bastate per sbrogliare la matassa. La Grecia deve presentare un piano di rientro dal debito entro domani e l’Eurogruppo ha tempo fino a domenica per decidere se accettare o meno la proposta. Intanto, in Grecia le banche continuano a restare chiuse e i prelievi dai bancomat ad essere limitati. L’emergenza umanitaria è alle porte. Alcuni media hanno pubblicato indiscrezioni su un possibile piano di aiuti umanitari che si starebbe elaborando a Bruxelles; piano tra l’altro esplicitato già domenica scorsa da Martin Schultz. Nelle periferie di Atene e di altre città cominciano infatti a mancare prodotti come il latte per bambini, pannolini, riso e pasta. I prezzi sono saliti del 35% dalla scorsa domenica, quando sono stati annunciati i risultati del referendum.

IL “DRACMA” DI USCIRE DALL’EURO

Se fosse costretta ad uscire dalla moneta unica, la Grecia dovrà tornare alla dracma, la moneta nazionale, che avrebbe un valore di circa 0,25 euro. In quel caso, secondo molti osservatori, l’unica soluzione possibile sarebbe un’alleanza strategica con l’asse asiatico.

PROPOSTE EMERGENTI

Dallo scorso mese si alternano le voci di un’entrata della Grecia nel club dei Brics: un gesto di sfida nei confronti dell’Europa, visto che l’economia ellenica ha ben poco di emergente. La Grecia non ha infatti nessun punto in comune con il resto dei Brics: grande popolazione e vasto territorio, molte e importanti risorse naturali, un Pil tendenzialmente in crescita.

L’OPPORTUNISMO DI PUTIN

Ma ciò non frena le manovre di Mosca e degli altri Emergenti. Secondo James Nixey, esperto di Russia di Chatham House, il governo di Putin non ha una strategia a lungo termine per la Grecia, ma cerca di sfruttare la situazione d’instabilità: “Quello che Mosca intende fare con la Grecia è cogliere l’occasione per diventarne amico. La Russia è opportunista, ma non è onnipotente”.

Ecco come i Brics studiano Atene

Il No nel referendum greco sulle misure proposte dalla Troika ha avuto una forte eco anche oltre i confini ellenici. Ciò non solo a causa delle possibili conseguenze economiche, ma anche per i suoi effetti geopolitici. INTERESSE AMERICANO  Il presidente americano Barack Obama ha telefonato martedì alla cancelliera tedesca Angela Merkel e ha ribadito il sostegno dell’amministrazione Usa a un accordo con la Grecia.…

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