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“Il pericolo più grande per Roma è che Mafia capitale faccia perdere la speranza ai cittadini, annientando il senso civico e la voglia di impegnarsi per cambiare le cose che non funzionano”. Francesco Rutelli, ex ministro e soprattutto ex sindaco di Roma dal 1993 al 2001, dopo lo scoppio della seconda parte di Mafia capitale, ha proposto a Ignazio Marino di varare una nuova giunta, con personalità di alto profilo, aperta anche a esponenti del centrodestra. Una sorta di squadra dei migliori, di emergenza, per risollevare la città dallo scandalo che ne sta offuscando l’immagine a livello mondiale.

Rutelli, Marino è parso infastidito dalle sue parole…

Per questo motivo mi astengo dal dare consigli. E non mi sento nemmeno di fare previsioni se deve andare avanti oppure no.

Cosa aveva proposto esattamente a Marino?

Di fare una giunta di alto profilo, con grandi nomi, di sinistra e di destra. E, parallelamente, di mettere in piedi due task force: la prima per occuparsi del decoro urbano e curare un piano di manutenzione straordinaria, per evitare di vedere certe immagini di degrado quotidiano nelle strade della Capitale; la seconda sulla legalità, composta da ex magistrati e tutori dell’ordine, per passare ai raggi x nomine, appalti e procedure.

Anche Matteo Renzi sembra averlo scaricato.

La preoccupazione di Renzi è comprensibile. Mafia capitale può avere delle ricadute politiche ed elettorali anche sul suo governo, come ha dimostrato il risultato alle elezioni regionali, inferiore alle attese.

Se Marino cade e si va al voto, a destra sta emergendo sempre più Alfio Marchini. Il centrosinistra chi candiderà?

E’ troppo presto per dirlo. Per quanto riguarda Marchini, ho stima di lui, ma voglio capire chi avrà intorno. Non esistono super eroi, semmai direttori d’orchestra. Dovrà dimostrare di avere una squadra forte, indipendente e competente.

Intanto il Pd romano sembra al collasso. Il dossier di Barca sui circoli è impietoso.

Barca ha svolto bene il suo incarico, ma forse i suoi giudizi storico-sistemici sono ingenerosi. Dire che il Pd romano è sostanzialmente un centro di malaffare mi sembra assai ardito. In quel partito ci sono tante brave persone cui ora magari passerà la voglia di impegnarsi ancora nelle sezioni e nella vita pubblica. Il vero pericolo, come dicevo prima, è lo smarrimento civico dei cittadini. Poi, certo, nella classe amministrativa del Pd negli ultimi anni sono mancati leader di alto profilo, facendo prevalere una dimensione clientelare.

Non crede che questa inchiesta abbia messo la parola fine a quel modello Roma, da tutti ammirato, iniziato con lei e proseguito con Veltroni?

Il modello Roma è solo una definizione giornalistica. Con le nostre amministrazioni penso che abbiamo fatto un eccellente lavoro, con una larga classe dirigente: gente onesta e soprattutto competente.

Ci sono persone coinvolte nell’inchiesta, come Luca Odevaine, che era uno dei più stretti collaboratori di Veltroni…

Le derive che prendono le persone sono spesso misteriose. Credo che Odevaine con Veltroni abbia fatto un buon lavoro e fosse stimato da tutti. Così come non si può buttare la croce addosso alle cooperative sociali, che sono state e sono ancora un vero miracolo, un fiore all’occhiello di questa città, nonostante il degrado della “29 Giugno”. Ma quelle guaste e corrotte non possono vanificare il lavoro di migliaia di persone oneste.

Secondo lei per i fenomeni venuti alla luce è corretto usare la definizione “mafia”?

Da quello che si è visto si tratta di un sistema criminale molto ramificato che usava una rete di relazioni e anche meccanismi intimidatori. Quindi sì, si può parlare di mafia, così come lo fu la ‘banda della Magliana’. La differenza con quello che trovai io nel 1994 è che oggi la politica è debole e sono i corruttori a tenerla sotto scacco: così si creano consorterie che esercitano potere in una sorta di Far West dell’illegalità. All’inizio degli anni ‘90, invece, comandava la politica e il livello corruttivo era più alto: tangenti su grossi e piccoli appalti, lavori pubblici, coinvolgimento delle aziende partecipate. Un sistema che noi abbiamo contribuito a smantellare, con l’aiuto della magistratura. Quando arrivai in Campidoglio non c’era nemmeno un censimento del patrimonio del Comune.

Tangentopoli era peggio?

Sì, ma oggi c’è un intreccio molto pericoloso tra gruppi esterni, funzionari infedeli e amministratori corrotti. E, come hanno sottolineato i giudici, questo sistema ha trovato terreno fertile con la giunta Alemanno.

Marino, però, non si accorto di nulla…

I limiti di questa giunta sono stati tecnico-amministrativi. Se non conosci bene la città, non capisci cosa significano centinaia di affidamenti per fasulle “somme urgenze”, o proroghe all’infinito di appalti senza gare. Qui era entrato il marcio. La mia giunta varava oltre 4.000 deliberazioni all’anno: tutti gli assessori e i dirigenti dovevano conoscere, leggere, votare, assumendosi le responsabilità.

Ora c’è un Giubileo alle porte.

Questa può essere la prima occasione di riscatto, ma occorre darsi una mossa, perché siamo fermi al palo. Manca l’idea, il piano d’azione e un budget di spesa. Quando è toccato a noi organizzare il Giubileo, abbiamo voluto come coordinatore dei controlli sui cantieri il prefetto di Roma. Non c’è stato un solo avviso di garanzia. E non una vittima sui cantieri: per i Mondiali del ’90, erano state, purtroppo, decine.

Intanto il consiglio comunale ha detto sì alla candidatura per le Olimpiadi. Qualcuno sostiene che, visto l’accaduto, fosse meglio evitare.

Invece tentare è doveroso. E il contesto è molto diverso rispetto a 20 anni fa. Adesso Roma può farcela e potrebbe rappresentare la via del riscatto, anche morale, della Capitale d’Italia.

Lei avrebbe mai detto quel “fascisti tornare nelle fogne” pronunciato da Marino?

Credo sia meglio occuparsi della manutenzione delle fognature che “politicizzarle” fuori tempo massimo… Ma mi faccia aggiungere una cosa.

Prego.

La frase attribuita a Mommsen (“Non si può stare a Roma senza un’idea universale”) mi pare ci riveli anche oggi, quasi 150 anni dopo, il primo problema di chiunque debba amministrare questa città.

Io, Roma, Marino, Barca e il Giubileo. Parla Francesco Rutelli

“Il pericolo più grande per Roma è che Mafia capitale faccia perdere la speranza ai cittadini, annientando il senso civico e la voglia di impegnarsi per cambiare le cose che non funzionano”. Francesco Rutelli, ex ministro e soprattutto ex sindaco di Roma dal 1993 al 2001, dopo lo scoppio della seconda parte di Mafia capitale, ha proposto a Ignazio Marino…

welfare, sentenza, corte costituzionale

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