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Viktor Orbán non ha aspettato che la Commissione elettorale centrale georgiana pubblicasse alcun dato per fare le congratulazioni al primo ministro Irakli Kobakhidze e al partito suo, Sogno georgiano, guidato dall’oligarca filorusso Bidzina Ivanishvili, “per la loro schiacciante vittoria nelle elezioni parlamentari”. “I cittadini della Georgia sanno cosa è meglio per il loro Paese e oggi hanno fatto sentire la loro voce”, ha scritto il premier ungherese su X sabato. Gli sono bastati gli exit poll diffusi dal partito al potere, di segno opposto ad altri favorevoli alla coalizione delle forze di opposizione europeiste.

Ieri il governo georgiano ha annunciato che il premier ungherese sarà oggi e domani in visita nel Paese. Con lui, in “visita ufficiale” organizzata su richiesta di Tbilisi secondo il portavoce del governo ungherese Zoltan Kovacs, ci saranno anche Péter Szijjártó, ministro degli Esteri, Márton Nagy, ministro dell’Economia, e Mihály Varga, ministro delle Finanze. Un modo per ribadire il suo messaggio dopo elezioni che per gli osservatori internazionali si sono svolte in un clima di intimidazione e di cui la presidente presidente georgiana, Salomé Zourabichvili, si è rifiutata di riconoscere il risultato parlando “operazione speciale russa, una moderna forma di guerra ibrida contro il nostro popolo”.

Non è la prima volta che Orbán sfrutta il semestre di presidenza ungherese del Consiglio dell’Unione europea per ragioni di politica estera. Basti pensare alle sue “missioni di pace” in Ucraina, Russia e Cina o alle sue strette di mano con il presidente russo Vladimir Putin. Non c’è molto da stupirsi, dunque, la scelta di abbracciare il Sogno georgiano pro Putin. Così come se dovesse avventarsi sul voto americano del 5 novembre, a cui ci si avvicina in un clima sempre più teso e polarizzato, al fianco del candidato repubblicano Donald Trump.

Ma Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha precisato alla radio publica Rne che il premier ungherese “non rappresenta” l’Unione europea nella sua visita in Georgia. Il Paese che ha la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, infatti, “non ha alcuna autorità in politica estera”, che rimane prerogativa della Commissione europea, ha aggiunto.

Anche Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, ha mandato il suo messaggio a Orbán, dichiarando che le presunte irregolarità nelle elezioni parlamentari in Georgia vanno chiarite. Inoltre, ha annunciato la sua intenzione di inserire la vicenda, che riguarda il Paese più europeista di quelli che hanno chiesto l’adesione all’Unione europea (processo sospeso a luglio), nell’agenda del Consiglio europeo informale che si terrà a Budapest l’8 novembre. “Prendiamo atto della valutazione preliminare dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) e invitiamo la Commissione elettorale centrale georgiana e le altre autorità competenti ad adempiere al loro dovere di indagare e giudicare in modo rapido, trasparente e indipendente le irregolarità elettorali e le relative accuse. Queste presunte irregolarità devono essere seriamente chiarite e affrontate”, ha dichiarato. “Ribadiamo l’appello dell’Unione europea alla leadership georgiana affinché dimostri il suo fermo impegno nei confronti del percorso del Paese verso l’Unione europea, anche in linea con le conclusioni dei Consigli europei di giugno e ottobre. Oggi è fondamentale un dialogo costruttivo e inclusivo tra tutti gli schieramenti politici. Il Consiglio europeo di novembre valuterà la situazione e definirà i prossimi passi nelle nostre relazioni con la Georgia”, ha concluso.

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