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Il perdurare dell’incertezza sulla permanenza della Grecia nella zona euro e la difficoltà di valutare la portata delle ripercussioni politiche e finanziarie nel caso di fallimento dei negoziati, peseranno sulle decisioni di spesa di famiglie e imprese, smorzando in parte l’impatto di condizioni finanziarie più favorevoli. Il rischio politico era in parte incorporato nelle nostre stime di marzo scorso di crescita del PIL dell’1,5% quest’anno e del 2,0% nel 2016.

Tuttavia, l’incertezza sui negoziati in Grecia sta durando più a lungo delle attese. Alla Grecia si è aggiunta la Spagna. L’esito degli scrutini regionali dello scorso 24 maggio indica che il bipartitismo è compromesso e che le elezioni nazionali di fine anno produrranno molto probabilmente un Governo di larghe intese cui il Paese non è avvezzo, con conseguenti rischi per la governabilità ed il processo di riforme.

Ai rischi per la dinamica della domanda interna si aggiungono perplessità sulla dinamica del commercio internazionale ed in particolare dell’export che ha deluso a inizio anno. Il passato deprezzamento del cambio ed, in prospettiva, un ritorno verso la parità con il dollaro per fine estate, dovrebbero sostenere la dinamica delle esportazioni extra AE a partire da inizio estate. Tuttavia, la dinamica della domanda mondiale ed un possibile rallentamento di Stati Uniti e Asia rappresentano un rischio dal momento che queste aree hanno contribuito in modo decisivo a sostenere l’export.

Nel complesso ci sembra che la BCE vorrà indicare che i rischi per lo scenario di crescita sono meno bilanciati rispetto ad un mese fa. Le minute della riunione di aprile indicavano minori rischi, per effetto delle misure di politica monetaria non convenzionali, ma sottolineavano maggiori rischi verso il basso nel breve a causa dei negoziati con la Grecia. Rispetto a metà aprile i rischi “politici” per lo scenario sono sicuramente aumentati; a questi si aggiunge la recente turbolenza dei mercati

Pensiamo che Draghi non solo vorrà sottolineare i maggior rischi nel breve termine, ma anche nel medio periodo, associati ad uno stallo del processo di riforme in alcuni Paesi per effetto della deriva verso posizioni anti euro e anti austerity. Già lo scorso 22 maggio Draghi, nel suo intervento dal Forum sulle Banche centrali, aveva esplicitamente richiamato i Governi sull’urgenza delle riforme, indicando che “il basso tasso di crescita potenziale in tutta l’area aumenta la probabilità che la Banca centrale incorra nel vincolo di tassi di interesse vicino a zero”.

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