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L’allarme era scattato settimane fa. Quando l’industria farmaceutica italiana, una delle punte di diamante del sistema di imprese tricolore, aveva lanciato l’allarme su una manovra non troppo amica del comparto. Era stato, ai primi di novembre, il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, a puntare il dito verso una legge di Bilancio che aveva dato false speranze alle aziende farmaceutiche e biomedicali su almeno due versanti.

Per le prime, il mancato adeguamento del tetto di spesa in farmaci alla domanda reale, che è in continua crescita. Per le seconde, il fallito disinnesco del payback, la norma che impone alle aziende che riforniscono le regioni e le loro sanità di dispositivi medicali, di concorrere al ripiano del deficit. Risultato, un’impresa su cinque nel campo dei dispositivi rischia di chiudere i battenti, visto che quest’anno l’ammontare dovuto dalle aziende alle regioni, sfonderà il miliardo.

Il primo problema è, come detto, il tetto alla spesa ospedaliera, il cui plafond tale è e tale rimarrà anche il prossimo anno, mentre nelle prime versioni circolate della legge di Bilancio era stato incluso un aumento del tetto fino al 15,8% del Fondo sanitario nazionale destinato proprio a questo tipo di spesa. E le aziende avevano sperato di poter respirare.

Poi c’è un altro nodo, non sciolto. E cioè l’aumento della remunerazione per i grossisti che consegnano farmaci di fascia A, quelli cioè a carico del sistema pubblico. Per l’industria si tratterebbe di riduzione dei loro ricavi di circa 135 milioni di euro. Quei soldi finirebbero direttamente nelle tasche dei grossisti farmaceutici, per i quali è stato stabilito un aumento della remunerazione per la consegna dei farmaci poc’anzi menzionati. Ancora, la manovra ha posto un limite di sei anni al concetto di innovatività di un farmaco, propedeutica all’accesso ad alcune agevolazioni, anche fiscali. Tutto questo, unito al payback, rischia di complicare la situzione di un’industria che, dato del 2023, vale 52 miliardi in termini di produzione, di cui 49 sul versante export.

Formiche.net ne ha parlato con Federico Spandonaro, docente di Economia sanitaria a Tor Vergata e presidente del Centro per la ricerca economica applicata in Sanità. “Il problema è che parliamo di mercati, penso al farmaceutico, che crescono tre volte tanto il fondo sanitario. Questo vuol dire che il prossimo anno siamo daccapo, se il fondo non aumenterà, e lo farà visto che non ha margini di crescita, il payback aumenterà e alla fine saremo sempre lì”, spiega Spandonaro.

“Nessun governo finora ha fatto davvero qualcosa per le imprese del farmaco. Il problema è più grande però: c’è una discrasia tra i tassi di crescita del mercato farmaceutico e dei dispositivi medici e quelli del sistema sanitario. L’unica risposta del governo è aumentare il payback, ma questo penalizza le aziende e così non andiamo molto lontano. La verità è che dobbiamo ripensare l’intera governance sanitaria nazionale. Altrimenti le imprese ci penseranno due o tre volte prima di investire in questo Paese. Passano gli anni e l’industria del farmaco non viene considerata strategico. E allora dobbiamo chiederci se vogliamo che lo sia o no”.

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