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Credo siano un ottimo punto di partenza, cosi come descritto all’art. 2. Lo sa bene un preside: una identità non nasce dal nulla, necessita di un progetto almeno triennale, condiviso in un sistema più ampio, in cui il piano triennale sviluppi i punti di forza della scuola, che emergono dalla sua storia. E’ evidente che la vitalità di una scuola sarà rafforzata da una serie di piani triennali non in contrasto l’uno con l’altro, ma frutto di uno sviluppo coerente che costituisce – come dire – il “piano carismatico” della scuola, anche pubblica statale.  Ogni scuola dovrà riflettere su questo aspetto di fondo, chiedendosi, in sostanza: “Chi sono? Come mi manifesto? Qual è il mio stile di formazione e di relazione con le varie componenti del progetto educativo”? Il piano triennale ha senso solo nel quadro di una identità. Che è, del resto, l’oggetto della scelta delle famiglie. L’organico funzionale alla progettazione, di conseguenza, risulta indispensabile per attuare il piano. Senza organico funzionale sarebbe come pretendere di volare senza ali, o di correre senza ruote… Il dirigente scolastico presenta il piano triennale al Miur che, oltre a verificare il rispetto degli indirizzi strategici di cui al comma 3 del DDL, ne valuta la sostenibilità di risorse finanziarie e di organico in una visione di insieme. Nel saggio del 2010, “La Buona Scuola pubblica statale e paritaria”, al Cap V Casus di specie, definivo la buona gestione per una buona scuola con una esemplificazione molto concreta: una gestione innovativa consente una ristrutturazione organizzativa che, attraverso alcuni processi sistemici, porta l’organizzazione ad un equilibrio economico finanziario nonostante le scarse risorse. Tale equilibrio consente, ad esempio, di monitorare, abbassandoli, i contributi al funzionamento delle scuole pubbliche paritarie per renderle accessibili ad un numero molto più elevato di famiglie.

Pertanto: una gestione innovativa consentirà alla scuola pubblica (non solo paritaria, ma anche statale) di avere dei costi molto più contenuti; superando lo spreco delle risorse, la buona scuola pubblica potrà recuperare lo spazio per un reale investimento progettuale.

Soltanto una sana gestione, fondata sopra una solida identità carismatica, superata l’emergenza degli sprechi potrà segnare il passaggio dalla politica del “mantenimento” a quella del “rilancio progettuale”. Questo percorso darà l’avvio ad un corretto investimento delle risorse nella formazione dei docenti e di tutto il personale scolastico, nel congruo riconoscimento della loro professionalità, nel miglioramento degli standard educativi e formativi dell’allievo, nella ristrutturazione e messa in sicurezza degli edifici e delle attrezzature scolastiche.

Da qui il mio giudizio positivo su una programmazione triennale come all’art. 2 del DDL se si rispettano le condizioni che ho descritto.

Nei prossimi giorni ci confronteremo ancora sul DDL Scuola e seguiremo i risvolti delle Audizioni.

scuola

DDL: progettazione triennale e organico funzionale sono una risposta adeguata alle emergenze della scuola italiana?

Credo siano un ottimo punto di partenza, cosi come descritto all’art. 2. Lo sa bene un preside: una identità non nasce dal nulla, necessita di un progetto almeno triennale, condiviso in un sistema più ampio, in cui il piano triennale sviluppi i punti di forza della scuola, che emergono dalla sua storia. E’ evidente che la vitalità di una scuola…

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