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Milano si sveglia con il sole. Si lecca le ferite. Conta i danni. Ripulisce le strade. Quasi come se i milanesi volessero buttare nel dimenticatoio il pomeriggio di ieri, quasi come se fosse stato solo un brutto sogno. I segni sono ancora evidenti, ma gli operosi dipendenti dell’Amsa, con l’aiuto di numerosi volontari, ce la mettono tutta per cercare di ridare alle strade, ai marciapiedi, alle case, ai negozi, un velo di normalità.

L’APPUNTAMENTO

Oggi pomeriggio, alle 16.30, i milanesi si radunano in Piazzale Cadorna per urlare agli incappucciati neri, e a chi sta con loro, che non hanno paura, che Milano è come una fenice, risorge dalle ceneri, grazie alla forza di chi la ama profondamente. Per coordinarsi insieme con gli addetti ai lavori e allestire un piano per riordinare tutto.

LE TESTIMONIANZE

L’avanzata dei “NoTutto”, la loro perfetta organizzazione, la spietatezza con cui si sono mossi resta indelebile nella mente di chi li ha visti agire. “Sembravano indemoniati”, ci racconta una signora sulla cinquantina: “Niente e nessuno li avrebbe fermati, erano lucidissimi, consapevoli di quello che stavano facendo”. Lei li ha visti muoversi e distruggere tutto quello che c’era sotto il balcone di casa sua. Le fa eco un’altra donna, tra i 65 e i 70 anni, che spiega: “Ne ho viste di cose nella mia vita, ma questi erano peggio dell’Isis”. Prosegue con un guizzo di rabbia: “Sono la vergogna dell’Italia, hanno paura del confronto e quindi distruggono perché non sanno fare altro”.

GLI INTERROGATIVI

Tante le domande. Poche, pochissime ancora le risposte. Come hanno fatto i black bloc a infiltrarsi nel corteo? Come hanno fatto, nel bel mezzo del pandemonio, in mezzo a una marea di persona e sotto gli occhi di tutti i testimoni (forze dell’ordine, cronisti, gente capitata lì per caso), a disfarsi dei loro abiti neri, tutti nello stesso momento, e a mimetizzarsi nella bolgia? Chi glielo ha ordinato? “Sembrava surreale”, ha ammesso un altro testimone: “Abbiamo assistito a scene da film”.

LE PAROLE DEL PROCURATORE

Nel momento in cui si scrive questo articolo, gli arrestati sono cinque: due donne, rispettivamente di 33 e 42 anni, e tre uomini di 32,33,27 anni. L’accusa è “devastazione e oltraggio”. Rischiano fino a 15 anni di carcere. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, proseguono e gli investigatori stanno passando al vaglio tutti i filmati delle telecamere installate in giro per la città, decine i fermati, spesso grazie alle segnalazioni dei comuni cittadini che, se insospettiti, avvisano le forze dell’ordine. “Devono pagare, chi ha trasformato alcune strade di Milano in un far west, deve essere punito”, ci spiega un negoziante mentre rimette in piedi un vaso davanti alla sua attività.

LE REAZIONI DELLE ISTITUZIONI

La condanna alle violenze arriva da ogni parte politica, da ogni persona di buon senso. Primo fra tutti il premier Matteo Renzi che senza troppi fronzoli ha spiegato: “Voglio dirlo con molta serenità, quattro teppistelli figli di papà non rovineranno Expo”. Il sindaco del capoluogo lombardo, Giuliano Pisapia, promette che il Comune di Milano “darà il suo contributo anche a carattere economico” e ringrazia polizia e carabinieri che hanno gestito al meglio delle loro possibilità l’emergenza: “Sono stati capaci di limitare i danni che potevano essere ben peggiori”, ha concluso il primo cittadino. Anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ha detto: “Insieme al Comune stanzieremo un fondo di 1 milione e mezzo di euro per risarcire i cittadini”.

LE CONTRADDIZIONI

Milano ce la mette tutta per ripartire e per dimostrare a chi ha tentato di metterla in ginocchio che è fiera e orgogliosa di ospitare Expo. La bellezza di questa esposizione universale mette nell’angolo la bruttezza delle violenze di ieri e lo fa attraverso i visitatori estasiati da quello che il loro sguardo riesce a scorgere, attraverso il lavoro degli organizzatori che regalano un entusiasmo incommensurabile, attraverso le mani di una miriade di operai che per settimane ha lavorato, giorno e notte, senza tregua, per mettere in piedi questa meravigliosa opera.

Loro ci hanno creduto… noi non possiamo quindi non farlo.

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