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Matteo Renzi forse non ha visto il vecchio film Il Portaborse o perché troppo giovane o perché poco interessato a un lavoro che essenzialmente ironizzava sul Psi guidato da Bettino Craxi. Non si accorge, quindi, che nella vicenda Def-Pnr è sembrato assomigliare al politico interpretato da Nanni Moretti.

Chi ha visto il film, ricorderà che pur preoccupato unicamente dai risultati elettorali (preoccupazione lecita e logica per chi è nel Palazzo e vuole restarci a lungo in piani sempre più alti) e pur avendo costruito all’uomo una grande macchina acchiappa-voti, tale politico se la prende con una non meglio specificata burocrazia ogni volta che qualcosa va storto.
Il Def-Pnr avrebbe dovuto essere varato, secondo gli annunci iniziali, il 3 aprile e contenere un bell’uovo di Pasqua per gli italiani.

La riunione del Consiglio dei ministri per vararlo è stata spostata alla mattina del 10 aprile. Infine, il presidente del Consiglio in questione ha annunciato che c’era bisogno di fare una “toilette politica” a un testo burocratico. In contemporanea, uno dei tanti portaborse che vagano tra Palazzo Chigi e dintorni spifferava a giornalisti amici e compiacenti (che tristezza la categoria) che si era trovato un “tesoretto”. Codesti (di nuovo, che pena la categoria) si erano bevuti la notizia, senza accorgersi che si trattava meramente di un maggiore disavanzo di bilancio “programmato” (per alcuni di loro due più due fa circa ventidue e per questo motivo combattono chi richiede che ci voglia una laurea per esercitare la professione).

La commedia, degna di Angelo Musco, è durata il tempo per annunciare al presidente del Consiglio di avere battuto la odiata burocrazia e messo una freccia in più nell’arco delle elezioni regionali.
In altra sede ho documentato gli errori anche tecnico-econometrici del documento e l’implicazione che ad elezioni regionali avvenute si predisponga più che un aggiornamento una revisione. Per tale aggiornamento e revisione si deve fare ricorso alla tanto odiata e vilipesa burocrazia.

I tempi sono tali che ciò avverrà prima della promulgazione della nuova normativa sulla funzione pubblica, che darebbe la possibilità di sostituire dirigenti di carriera con fedelissimi dei governanti di turno. Caratteristica di alcuni Paesi dell’America Latina e dell’Africa, ma che in Italia neanche il regime fascista ha mai tentato.
La burocrazia già aspetta al varco la richiesta di rivedere il Def-Pnr. Alla prossima tornata, non ci saranno fantasiosi “tesoretti” cone stime macro-economiche marcatamente differenti da quelle dei principali centri previsionali internazionali. Ed in Europa ci saranno tanti sorrisi sornioni.

Def, perché Renzi si è scavato una trappola burocratica

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