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All’International astronautical congress (Iac) 2024, la plenaria “One-to-One with Heads of Agencies”, moderata da Tanja Masson-Zwaan e Clay Mowry, presidente dell’International astronautical federation (Iaf), ha permesso di riunire i capi delle principali agenzie spaziali per confrontarsi su questioni di primaria importanza, toccando i temi della sostenibilità, dell’osservazione della Terra e della difesa planetaria. Teodoro Valente, presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), da buon padrone di casa, ha aperto l’evento ponendo l’accento sull’importanza di questo incontro per il dialogo internazionale. “La cooperazione spaziale internazionale e la promozione della comprensione reciproca sono essenziali per il nostro successo comune”, ha affermato Valente, sottolineando come la passione per l’esplorazione spaziale non sia solo una professione, ma una vocazione che guida la vita di chi lavora nel settore. Il presidente dell’Asi ha anche annunciato il quarto Global space leaders summit, evento chiuso al pubblico che si terrà domani sempre nel contesto Iac per ribadire anche  a livello istituzionale l’importanza della sostenibilità e dell’inclusione nello spazio.

Josef Aschbacher, direttore generale dell’Agenzia spaziale europea (Esa), che non ha mancato a evidenziare i successi dell’Esa nel campo dell’osservazione della Terra, in particolare con il programma Copernicus e le missioni Earthcare e Aeolus. “Stiamo raccogliendo una quantità impressionante di dati che aiutano a monitorare ogni settore strategico per l’essere umano”, ha comunicato Aschbacher, evidenziando il passo successivo, ossia l’integrazione dell’intelligenza artificiale per creare gemelli digitali della Terra e migliorare la capacità di prevedere scenari futuri. Certamente non poteva mancare un commento sull’impegno dell’Esa nella sostenibilità spaziale, con l’introduzione della Zero debris charter, un’iniziativa volontaria che promuove il rientro controllato dei satelliti alla fine della loro vita operativa. 

Allo stesso modo, Bill Nelson, amministratore della Nasa, ha condiviso aggiornamenti sul fronte americano con il programma Artemis, spiegando come la Nasa si stia preparando a riportare l’uomo sulla Luna, questa volta al Polo sud, con l’obiettivo di sfruttare l’acqua presente sotto forma di ghiaccio. “Non andiamo sulla Luna solo per andarci, ma per imparare a vivere in quell’ambiente e prepararci per Marte”, ha ribadito Nelson. Ha inoltre parlato dell’espansione degli Accordi Artemis, che promuovono l’uso pacifico dello spazio e stanno attirando un numero crescente di nazioni firmatarie, circa un centinaio, inclusi paesi emergenti del continente africano. Il suo intervento si è concluso con una delle riflessioni che ha commosso di più il pubblico ponendo l’attenzione sull’importanza della cooperazione internazionale nel settore spaziale e ha raccontato di come, guardando la Terra dallo spazio, abbia visto l’umanità come un’unica entità, al di là delle divisioni religiose, razziali o politiche.

Molto atteso dal pubblico anche l’intervento di Hiroshi Yamakawa, presidente della Japan aerospace exploration agency (Jaxa), che ha avuto modo di illustrare i recenti sviluppi dell’agenzia giapponese, tra cui il successo del lancio del razzo H3 e la missione del lander lunare Slim, in grado di atterrare con una precisione di cento metri. Yamakawa ha sottolineato l’impegno di Jaxa nella rimozione dei detriti spaziali attraverso collaborazioni con il settore privato e ha illustrato il contributo del Giappone al programma Artemis, con lo sviluppo di un rover pressurizzato per le future missioni lunari. “La sostenibilità è la parola chiave per le attività spaziali, non solo per il Giappone, ma per tutto il mondo”, ha affermato.

Sreedhara Panicker Somanath, presidente dell’Indian space research organisation (Isro), ha offerto una panoramica di sostenibilità illustrando i futuri progetti spaziali dell’India, sottolineando l’importanza di missioni pionieristiche come Chandrayaan-3, che ha portato l’India a essere il quarto paese a raggiungere la Luna e il primo a raggiungere il Polo sud lunare. “Chandrayaan-3 è un viaggio iniziato nel 2007 e continuerà con una serie di missioni future verso la Luna, con l’obiettivo finale di atterrare con equipaggi umani entro il 2040,” ha dichiarato, annunciando anche ambiziosi piani per l’esplorazione spaziale indiana, tra cui Chandrayaan-4, una missione destinata a riportare campioni dalla Luna, e una futura missione verso Venere per esplorare la densa atmosfera del pianeta. Un’altra pietra miliare sarà il lancio della prima parte della stazione spaziale Bharati, previsto per il 2028. Infine, ha menzionato l’imminente lancio del progetto congiunto tra Isro e Nasa, chiamato Nisar, che prevede l’osservazione radar della Terra, e il programma Gaganyaan, che porterà astronauti indiani nello spazio entro il 2026, con una missione prevista anche sulla Stazione spaziale internazionale.

A terminare la sessione sono stati Lisa Campbell, presidente della Canadian space agency (Csa), e Guoping Li, chief engineer della China national space administration (Cnsa). Campbell ha evidenziato l’importanza della collaborazione internazionale per il successo delle missioni canadesi, citando il James Webb Space Telescope e il contributo del Canadarm3 per le future missioni lunari. Li, invece, ha presentato i recenti successi cinesi, tra cui la missione Chang’e 6 e i campioni lunari riportati sulla Terra, annunciando inoltre i piani per l’invio di astronauti cinesi sulla Luna entro il 2030.

 

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