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Banda larga, energia e aeroporti. Sono almeno tre le aree di investimento sulle quali sta concentrando la propria attenzione F2i, la società dei Fondi italiani per le infrastrutture costituita nel 2007 e guidata dall’ottobre 2014 dall’amministratore delegato, Renato Ravanelli. Tra i dossier più caldi di F2i è la raccolta del secondo fondo sul quale sono aperte le trattative con Pechino.

Su questo ed altro ancora dovrà concentrarsi il futuro presidente della società, Bernardo Bini Smaghi, che si insedierà dalla prossima settimana.

COME NASCE F2i

Dietro la nascita di F2i vi è un progetto condiviso tra Vito Gamberale, fino all’autunno scorso amministratore delegato della società, e alcuni sponsor, in qualità di azionisti di F2i Sgr e principali investitori dei Fondi: la Cassa depositi e prestiti, Intesa San paolo, Unicredit, Ardian, nove fondazioni bancarie e due casse di previdenza, Inarcassa (Cassa nazionale di previdenza e assistenza per gli ingegneri e architetti liberi professionisti) e Cipag (Cassa previdenza e assistenza dei geometri liberi professionisti).

I FONDI

La politica di investimento di F2i, che può contare su un Primo e un Secondo Fondo, mira a creare un portafoglio di partecipazioni in società attive in tutti i settori infrastrutturali, prevalentemente in Italia.

Promosso e gestito da F2i Sgr, il Fondo Italiano per le Infrastrutture, F2i, è il primo fondo comune di investimento mobiliare di tipo chiuso. Con 1.852 milioni di euro a disposizione, è inoltre il più grande fondo italiano e il maggiore fondo infrastrutturale focalizzato su un solo Paese.

Nel luglio 2012, il Cda di F2i ha approvato il regolamento per un Secondo Fondo F2i che prosegue la strategia di investimento del primo ed ha un target di raccolta pari a 1.200 milioni di euro.

SETTORI DI INVESTIMENTO

I settori infrastrutturali in cui F2i investe includono infrastrutture di trasporto, (porti, aeroporti, autostrade, interporti, ferrovie e terminal ferroviari) reti di trasporto e distribuzione di elettricità, gas e acqua, reti di telecomunicazione e media, impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e tradizionali, impianti per la gestione dei rifiuti, sanità, servizi pubblici locali e infrastrutture sociali.

IL RUOLO DI F2ì IN METROWEB

Sui tavoli dei vertici del fondo di Ravanelli posa da alcuni mesi il dossier Metroweb. F2i detiene quasi il 54% della società della fibra milanese che potrebbe giocare un ruolo fondamentale nella realizzazione del piano del governo per lo sviluppo della banda ultra larga. Da mesi si discute sulla possibilità che il Fondo dismetta la sua quota di controllo nella società o se, ipotesi più accreditata tra gli esperti del settore, consentire l’ingresso di un nuovo socio lasciandosi diluire da un aumento di capitale.

Lo scorso settembre il cda di Telecom Italia ha dato mandato all’ad Marco Patuano per trattare l’acquisto della partecipazione del fondo infrastrutturale (F2i) in Metroweb e una manifestazione d’interesse è giunta poco dopo anche da parte di Vodafone. Se per Telecom Italia il piano del governo per la rete di nuova generazione e il dossier Metroweb sono però adesso due opportunità separate, non è lo stesso per gli altri operatori. Vodafone in primis, che venerdì ha presentato una lettera d’intenti a F2i. All’interno del documento, secondo indiscrezioni pubblicate da MF/Milano Finanza, non “sono contenute delle indicazioni di prezzo né tanto meno informazioni relative alla quota che l’operatore telefonico avrebbe intenzione di rilevare per entrare nella newco che dovrebbe nascere da Metroweb”.

A schierarsi a favore dell’ipotesi di una società in cui convergano tutti gli operatori è tornata alla carica anche Wind. Fermo sull’ipotesi del “condominio” l’ad di Wind, Maximo Ibarra ieri ha dichiarato che “collaborare con altri operatori nel contesto Metroweb potrebbe essere una buona soluzione per questa fase”.

UN NUOVO PRESIDENTE

Dopo la scelta di Renato Ravanelli come amministratore delegato, subentrato all’uscita dell’ad Vito Gamberale, da lunedì 23 marzo F2i avrà anche un nuovo presidente. A prendere il posto del presidente uscente, Giuliano Asperti, a sua volta subentrato al banchiere Ettore Gotti Tedeschi, sarà Bernardo Bini Smaghi, attuale manager di Cdp che siede nel board del fondo europeo “Marguerite” in rappresentanza della Cassa Depositi e Prestiti, tra i principali sponsor di F2i. Il nome del nuovo presidente è stato confermato anche da Ravanelli dopo una fase travagliata che ha visto Bini Smaghi subentrare al candidato Vittorio Terzi, ex capo di McKinsey in Italia.

LE ATTENZIONI CINESI

Ravanelli e il futuro presidente dovranno concentrarsi anche sul definitivo decollo in termini di raccolta del secondo fondo infrastrutturale di F2i per il quale, secondo quanto ha scritto oggi il Sole 24 Ore, sembrano riaprirsi le discussioni con il fondo sovrano cinese Cic.

“La China Investment Corporation potrebbe entrare con un investimento pesante (qualche centinaio di milioni) per completare la raccolta del secondo fondo di F2ì che arriverà a quota 1,2 miliardi e che è già stato sottoscritto per quasi 800 milioni”, ha scritto Carlo Festa sul Sole 24 ore, aggiungendo che “tra gli investitori del nuovo fondo inoltre secondo i rumors, ci potrebbe essere anche la banca francese Bnp Paribas”.

L’interesse del Cic era trapelato fin dal settembre scorso ma le trattative erano state sospese per via di una serie di garanzie di governance chieste da Pechino.

Favorevole all’ingresso del fondo sovrano cinese era stata fin da subito la Cdp, nulla in contrario avevano le fondazioni bancarie, mentre diversa è apparsa la posizione delle banche. Secondo le indiscrezioni raccolte da Formiche.net, Unicredit non avrebbe opposto perplessità, diverso si sarebbe mostrato l’atteggiamento di Intesa.

AEROPORTI E RINNOVABILI: GLI ULTIMI INVESTIMENTI

Terreno comune tra F2i e i cinesi del Cic sono le aree di investimento. E gli ultimi della società partecipata da Cdp hanno riguardato il settore aeroportuale e quello energetico.

Con l’obiettivo di favorire ulteriori investimenti nel settore aeroportuale italiano e estero F2i ha ceduto nel mese scorso il 49% del suo polo aeroportuale ad Ardian e Credit Agricole Assurances per 400 milioni di euro. F2i Aeroporti detiene il 35,7% di Sea (aeroporti di Milano Malpensa e Linate), il 70% di Gesac (aeroporto di Napoli) e il 54,5% di Sagat (aeroporto di Torino). Indirettamente, queste società detengono a loro volta partecipazioni in Sacbo (aeroporto di
Bergamo) e in Sab (aeroporto di Bologna).

La strategia di espansione di F2i nel settore delle fonti rinnovabili ha invece portato recentemente la società ad acquisire gli impianti fotovoltaici messi in vendita da Eon, che si aggiungeranno agli insediamenti impiantistici in Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Lazio ed Emilia Romagna. E’ di circa tre mesi, inoltre, l’acquisizione da parte del Secondo Fondo F2i, del 70% della quota azionaria detenuta da Edison in Edens, il terzo operatore italiano nel settore eolico. Il Primo Fondo F2i è anche azionista di maggioranza relativa del gruppo Alerion, società proprietaria di ulteriori 200 MW di impianti.

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