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E conferenza stampa fu. Dopo giorni di silenzio assordante che ha creato non pochi imbarazzi ai piani alti della Casa Bianca, Hillary Clinton ha deciso di parlare. Lo ha fatto dalle stanze del Palazzo di Vetro dell’Onu, al cospetto di una platea affollatissima di giornalisti, cameraman e fotografi che raramente si era vista finora, intervenendo prima sul tema dei diritti delle donne. Dai toni utilizzati, è chiaro che l’ex segretario di Stato avrebbe preferito proseguire su quella linea, ma sarebbe stato impossibile quanto inopportuno bypassare ancora l’argomento “Emailgate”.

L’INTERVENTO DI HILLARY CLINTON SULL'”EMAILGATE”

«Sarebbe stato meglio utilizzare due dispositivi separati per le email personali e per quelle di lavoro», ha spiegato l’ex First Lady, riguardo lo scandalo che rischia di ostacolare irreversibilmente la sua corsa alle presidenziali del 2016. «Ho pensato che sarebbe stato più facile trasportare solo un dispositivo per il mio lavoro», ha specificato Hillary Clinton insistendo sul fatto di essere stata autorizzata dal dipartimento di Stato ad usare la email privata per le attività ufficiali e precisando che la sicurezza del server del suo dispositivo non è stata mai violata.

LA PRIMA CONFERENZA STAMPA IN DUE ANNI

L’ex segretario di Stato, nella prima conferenza stampa tenuta in due anni, ha poi assicurato di «non aver usato l’email privata per spedire materiale classificato» e di aver «tenuto fede alle mie responsabilità». E lanciando un segnale di apertura nei confronti del Paese, a cui è tornata a parlare dopo una pausa che dura dal 2013, ha dichiarato: «Mi fido degli americani». Una frase che non nasconde intenzioni propagandistiche. Quella di ieri sera, infatti, non è la prima tappa della campagna elettorale per diventare la prima presidente degli Stati Uniti, come forse speravano i molti giornalisti accorsi, comprese grandi firme e volti noti. Molto più probabilmente rappresenta solo un passo (sicuramente importante) per prepararla.

L’ESAME DELLE 55MILA PAGINE DI E-MAIL

Poco prima dell’inizio della conferenza stampa, il portavoce Jen Psaki aveva confermato da Washington che il Dipartimento di Stato sta esaminando 55mila pagine di e-mail consegnate da Hillary Clinton – in tutto 60mila tra inviate e ricevute, metà di natura personale metà di lavoro – ma che potrebbero volerci diversi mesi prima che il processo sia completato. A quel punto tuttavia, quella parte di e-mail che verranno considerate adeguate per la divulgazione pubblica, verranno pubblicate in un’unica soluzione su un apposito sito web.

RISPOSTE CHE GENERANO NUOVI INTERROGATIVI: È IN PERICOLO LA SICUREZZA?

Conferenza stampa a parte, il giornale americano Politico sottolinea come le risposte fornite dall’ex segretario di Stato non facciano altro che generare altre domande. Prima fra tutte con l’“Emailgate” «è stata compromessa la sicurezza?». Per il presidente della commissione istituita per indagare sull’attentato di Bengasi, Trey Gowdy, repubblicano della Carolina del Sud, rimangono «seri interrogativi sulla sicurezza del sistema di posta elettronica e su chi ha avuto accesso al server» da quando la Clinton ha lasciato il Dipartimento di Stato a febbraio 2013.

L’ACCUSA DI TREY GOWDY SULLA INCOMPLETEZZA DELLE E-MAIL

Poi, si chiede sempre Politico, «che cosa ha consegnato davvero la Clinton al Dipartimento di Stato?» considerando che, tra il materiale consegnato alla Camera Select Committee on Bengasi, Gowdy ha dichiarato la scorsa domenica a “Face the Nation” su CBS che ci sono «enormi buchi nelle e-mail fornite al suo comitato» aggiungendo di aver ricevuto circa 800 pagine.

DUBBI SUI CRITERI DI SELEZIONE DEL MATERIALE E SULLA TRASPARENZA

Sorgono anche dubbi sul numero totale ed effettivo di conversazioni avvenute tramite posta elettronica. L’ufficio della Clinton ha dichiarato che tra marzo 2009 e febbraio 2013 sono state inviate e ricevute 62.320 e-mail, di cui 30.490 «lavorative» e 31.830 di carattere «personale». Ma Politico si chiede: «Come possiamo essere sicuri che Clinton non si sia sbarazzata di e-mail lavorative includendole in quelle personali perché – come ha dichiarato – “non avevo ragione di tenerle”»?

Lo staff della Clinton ha spiegato che la ricerca del materiale è stata condotta su qualsiasi indirizzo di posta elettronica “.gov”, che ha dato come risultato più di 27.500 e-mail. Successivamente la ricerca è stata condotta su quelli che sono stati descritti come indirizzi di posta elettronica “non evidenti o non riconoscibili”. Infine, su termini specifici, tra cui “Bengasi” e “Libia”. E allora, si domanda il magazine statunitense, «secondo quale principio la Clinton ha deciso cosa consegnare al Dipartimento di Stato e cosa no?»

LA CLINTON VOLA NEI SONDAGGI

Oltre agli interrogativi di Politico, c‘è anche chi si chiede se gli americani saranno disposti a “perdonare” il gesto incoerente di una donna che sull’essere «smart» ha costruito la sua vita privata e lavorativa. Solo il tempo e prossimi sondaggi lo potranno rivelare, ma intanto nei più recenti Hillary Clinton sembra non avere rivali: stando ad un rilevamento di Wall Street Journal e NBC a supportarla nella corsa per la Casa Bianca sarebbe il 44% degli americani, contro il 23% di Jeb Bush, il probabile avversario repubblicano. Ancora, tra gli elettori democratici ben l’86% sarebbe pronto ad appoggiare l’ex first lady e segretario di Stato nel corso delle primarie del partito.

Hillary Clinton, parole e polemiche sull'Emailgate

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