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Cat bond, perché in Italia non decollano? Formiche.net lo ha chiesto a Generali, la prima società domestica ad aver lanciato un prodotto con sottostante un rischio catastrofale, legato però ad eventi che si verificano in Europa e non nel nostro Paese. Il che già la dice lunga sull’attuale livello di diffusione e successo del prodotto in Italia.

IL CAT BOND CHE NON DECOLLA IN ITALIA

Cos’è un cat bond? Risponde Mirko Sartori, responsabile della Insurance Liability Management (Group Corporate Finance): “E’ un’obbligazione che ha come sottostante rischio assicurativo, quindi invece di esserci solo il rischio default dell’emittente, c’è il rischio del verificarsi di catastrofi, che sia un’alluvione, una tempesta, un terremoto. L’obbligazione viene emessa a un certo nozionale che viene rimborsato a scadenza – tipicamente a tre-cinque anni – se la catastrofe connessa non si è verificata. In cambio l’investitore riceve una cedola che va dal 2 al 18% su base annuale a seconda del rischio connesso allo strumento. Se si verifica l’evento, il nozionale rimborsato sarà inferiore a quello di partenza, perché in parte è stato usato per coprire i danni sofferti dalla compagnia assicurativa sponsor dell’emissione. Si tratta dunque di un modo per riassicurare il rischio. L’obbligazione viene acquistata in prevalenza da investitori professionali (società e fondi specializzati) che hanno così accesso a una asset class decorrelata dai mercati finanziari tradizionali. La compagnia di assicurazione riceve in cambio capacità riassicurativa da operatori diversi rispetto a quelli a cui si rivolge normalmente”.

Sgombriamo subito il campo da pregiudizi: il cat bond non è un’architettura finanziaria opaca e non è necessariamente uno strumento con un profilo di rischio/rendimento elevato – il range delle cedole tra il 2 il 18% ne è la dimostrazione. Tuttavia il “rischio è molto specifico e il compratore deve avere una cultura altrettanto specifica, e per questo l’investitore è solo professionale”.

MANCA CAPACITà ASSICURATIVA

Cosa manca all’Italia per cui questa interessante soluzione assicurativa non viene usata? Non certo gli eventi catastrofali, ma forse proprio una base di investitori adeguata e specializzata? “Le ragioni sono diverse – continua Alberto Valenti, head of P&C Treaty Retrocession (Group Reinsurance) – La prima è il tipo di rischio. In nord Europa e Usa il rischio catastrofale vale diversi multipli rispetto a quello italiano. E c’è difficoltà a reperire capitali sul mercato tradizionale, cosa che invece non accade per i rischi italiani. In Italia non ci sono molto assicuratori che chiedono questa capacità. Perché il rischio terremoto, tempesta, inondazione è percepito dal cittadino come garantito dallo Stato. Dunque c’è poca domanda e poca offerta di polizze assicurative per il privato cittadino e l’assicuratore trova il capitale necessario sul mercato tradizionale. Il rischio italiano inoltre costituisce un elemento di diversificazione che viene offerto ai riassicuratori che sono in grado già di garantire condizioni economiche competitive difficilmente aggredibili dai mercati dei capitali”.

DISCUSSIONI IN CORSO TRA GOVERNO E ASSICURATORI

Eppure negli ultimi anni qualcosa si sta muovendo. Proprio perché l’Italia è un Paese a elevato rischio idrogeologico e le spese vengono coperte dagli enti pubblici, è in corso una discussione con il governo per trovare una soluzione assicurativa, come avviene appunto in nord Europa e Usa dove le municipalità stesse cartolarizzano il rischio cedendolo a riassicuratori di ultima istanza. Ovviamente senza una base di assicurazioni contro le catastrofi il discorso cade prima di iniziare. “Di assicurazioni e cartolarizzazioni del rischio catastrofale – prosegue Valenti – si parla da venti anni sebbene ad oggi una soluzione non sia stata ancora adottata ma devo dire che oggi il governo italiano è sempre più sensibile a questa tematica anche considerata l’entità della spesa pubblica annua per coprire i danni causati da catastrofi naturali, in particolare i piccoli eventi con scarsa risonanza mediatica, alluvioni locali, smottamenti, frane, che ogni anno pesano sul bilancio dello Stato. Trovare una soluzione assicurativa può essere interessante, i temi che emergono vanno dalla percezione del rischio del cittadino, alla percepita imposizione di una forma assicurativa”.

IL PRIMO CAT BOND EMESSO DA UN’ITALIANA

Generali, intanto, lo scorso aprile ha lanciato il primo cat bond emesso da un soggetto italiano. “Si tratta di Lion1 – racconta Sartori – un prodotto che copre il rischio tempesta in Europa, Italia esclusa: dopo un po’ di anni in cui Generali investigava il mercato abbiamo trovato condizioni soddisfacenti. Di fatto abbiamo portato verso la capogruppo centralizzandolo il rischio – più costoso sul mercato tradizionale – per conto, tra le altre, delle nostre compagnie presenti in Francia, Germania, Repubblica Ceca e Austria. È stata la prima emissione per uno sponsor italiano di tipo indemnity, ossia che va a coprire completamente le perdite subite dalla compagnia se si verifica un evento delle caratteristiche prestabilite nelle condizioni contrattuali”.

generali, assicurazioni

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