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Rimuovere i contributi statali ai giornali e l’obbligo di pubblicare sulle testate cartacee avvisi, bandi, concorsi promossi dalle amministrazioni locali.

Perché è giusto abrogare i fondi pubblici

È il valore e l’obiettivo della proposta di legge promossa dal Movimento Cinque Stelle con la prima firma del parlamentare Giuseppe Brescia.

Progetto che a giudizio dei rappresentanti penta-stellati consentirebbe il risparmio di 80 milioni di euro annui da destinare all’innovazione tecnologica degli organi di informazione e alla promozione delle start-up editoriali.

Editori a favore del finanziamento pubblico

L’argomento, al centro di un’inchiesta in più puntate di Formiche.net, pone alcuni interrogativi. Robusto supporto pubblico della stampa per garantire la pluralità del panorama giornalistico, o regime di libero mercato per valorizzare le iniziative più brillanti in un’epoca di rivoluzione tecnologica?

La politica, storicamente in ritardo in un terreno cruciale dal punto di vista civile, culturale ed economico, ha iniziato a muoversi. Lo confermano le molteplici audizioni effettuate nella Commissione Cultura di Montecitorio, che ha avviato l’esame della proposta M5S.

E se le argomentazioni emerse finora nel panorama editoriale offrono un punto di vista in gran parte favorevole al finanziamento statale delle testate giornalistiche, una tesi “laica e disincantata” viene fornita da Giuliano Ferrara. Mentre il Fatto Quotidiano ha stimato in oltre 50 milioni di euro le risorse pubbliche incamerate dal Foglio a partire dal 1997 in poi.

Risorse preziose

Il fondatore del quotidiano Il Foglio, che ha lasciato la direzione a Claudio Cerasa, ha affrontato il tema ripercorrendo la genesi e la parabola del Foglio, sua “creatura editoriale”. Avventura che dal punto di vista finanziario partì con risorse limitate e senza contratto pubblicitario. “Ragion per cui, tra il 1996 e il 1998 avevamo accumulato un deficit di 500mila euro annui nonostante la partecipazione al capitale della società editrice di Veronica Lario Berlusconi e Sergio Zuncheddu”.

Fu questa la molla che spinse i fondatori del “quotidiano dell’Elefantino” a aderire a una legge dello Stato che riconosceva sovvenzioni pubbliche a testate organo di movimenti politico-culturali.

Realtà che un giornale dal respiro garantista e ostile agli idoli del giacobinismo trionfanti negli anni Novanta trovò nel “Movimento per la giustizia”, costruito grazie ai parlamentari Marcello Pera e Marco Boato. Così, a partire dal 1998-1999, Il Foglio cominciò ad avere bilanci in pareggio.

Un approccio pragmatico

Ferrara riconosce che le erogazioni pubbliche ricevute per 15-16 anni hanno portato benefici alla sua iniziativa. “Un terzo dei ricavi provenivano dai fondi statali, un terzo dalle vendite, un terzo dalla pubblicità. Il tutto nella cornice di una gestione parsimoniosa dei conti, proseguita nella fase della trasformazione della società editrice in cooperativa di giornalisti”.

È con tale spirito, rimarca l’ex ministro e parlamentare europeo, che le firme del Foglio non hanno mai assunto il volto di una redazione in lotta per ottenere i fondi pubblici. “Abbiamo colto e utilizzato a buon fine una preziosa opportunità economica per arricchire il panorama editoriale italiano caratterizzato da troppo conformismo”.

Il legame libero e critico con il Cav.

L’ex direttore ribadisce di “non aver voluto mai creare un house organ né un ‘giornale-partito’ con una linea culturale definita. Tantomeno di aver fatto da portavoce di interessi politici o finanziari”.

E il rapporto con Silvio Berlusconi, hanno chiesto polemicamente i parlamentari Cinque Stelle? “Mai stati la voce del Cav., che già conta su mass media potenti e direttamente controllati dalla famiglia come le televisioni Mediaset”, ha replicato Ferrara.

Certo, il fondatore di Forza Italia “è stato un amico e un riferimento politico. Un fenomeno anomalo nella vita pubblica nazionale attorno al quale abbiamo tentato di promuovere la riflessione dei ceti medi riflessivi”. Ma tutto ciò non ha impedito al Foglio, ha rimarcato Ferrara, di polemizzare con l’ex premier sul fallimento della Commissione bicamerale guidata da Massimo D’Alema e sulle critiche all’esperienza e alle riforme del governo di Mario Monti.

Puntare sul sito on line e sull’auto-finanziamento

La riduzione radicale dei contributi pubblici ha imposto la scelta di strade alternative e lungimiranti di supporto finanziario.

La prima passa per lo sviluppo del sito Internet, “messo a pagamento per ragioni elementari di moralità legate al lavoro giornalistico”. La seconda ha visto “risultati incoraggianti” nella ricerca di investimenti di rappresentanti della società civile interessati al progetto editoriale.

Un giornale, ha osservato Ferrara, che non vuole essere né pilastro della democrazia né mero prodotto commerciale: “Ma restare a metà strada, conservando una vivacità preziosa per la conoscenza dell’opinione pubblica”.

La carta stampata come l’opera lirica?

È per una simile consapevolezza che l’ex dirigente del Partito comunista italiano non ritiene la carta stampata prossima all’epilogo. Per il fondatore del Foglio, i quotidiani in formato tradizionale continueranno a vivere. “Come l’opera lirica, che riscuote adesione e passione nella cultura popolare. E in alcune parti del mondo gode dell’appoggio di risorse statali limitate”.

A riprova di questa vitalità è un elemento riscontrato dall’ex direttore. Le giovani e brillanti firme del Foglio compreso il nuovo “timoniere” Claudio Cerasa – persone immerse nelle tecnologie e progetti digitali – alla carta stampata non intendono rinunciare.

(SPECIALE FORMICHE.NET SUL QUOTIDIANO IL FOGLIO: NOTIZIE, COMMENTI E FOTO)

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