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Dove non arriva l’intelligence internazionale, sembrano riuscirci gli hacker di Anonymous. “Questo idiota è stato avvertito di smettere di sostenere l’Isis. Ha ignorato il nostro appello e ora scappa come un coniglio”. Con queste parole, il gruppo di pirati informatici ha annunciato la caccia a Majdi Mgaidia, uno degli hacker più importanti dello Stato Islamico, ovvero l’uomo che manovra la propaganda dei jihadisti sui social network, secondo gli osservatori.

Majdi Mgaidia ha reagito subito e lo scambio di battute è avvenuto, ovviamente, a colpi di tweet: “Davvero? Non siete riusciti neppure a trovare la mia email… Pensavo che gli hacker occidentali fossero più bravi, ora sono tranquillo, siete un cumulo di rifiuti”, ha scritto in inglese il tunisino.

L’OPERAZIONE #OPISIS

Il giorno dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo, l’organizzazione ha dichiarato guerra allo Stato Islamico. Il primo attacco è avvenuto l’8 febbraio: centinaia di siti e account sono stati oscurati e modificati (qui l’elenco completo).

L’operazione di Anonymous è stata battezzata #OpIsis e il suo secondo obiettivo è proprio la caccia a Majdi Mgaidia.

IL NUOVO SOCIAL COMMUNITY MANAGER 

Dopo la morte del miglior hacker dell’Isis in un’operazione in Giordania (quello che ha violato l’account del Centcom, Mgaidia è stato incaricato della gestione dei social network. Ha organizzato un gruppo di lavoro chiamato “The Fallaga DZ Team”.

LA STRATEGIA

Per riuscire a recuperare i dati dell’Isis, gli hacker di Anonymous hanno sfruttato il “social engineering”, ovvero diventare “amici” sui social per avere accesso ad un primo livello di dati. I dati personali, indirizzo, numero di telefono e fotografie del tunisino sono tracciati dai siti di Isis e diffusi in rete. Un vero tesoro di informazioni per l’Interpol.

DALLA FRANCIA ALLA TUNISIA

Majdi Mgaidia è un tunisino di circa 20 anni, che vive a Manouba ed è stato arruolato dall’Isis per gestire principalmente gli account su Facebook e Twitter. Ha studiato alla Bordeaux Management School, in Francia, e scrive in arabo e in inglese. Il suo principale profilo era @bad_shark1.

“VOI SIETE UN VIRUS” 

In un articolo di Arturo Di Corinto pubblicato su Repubblica (e ritwittato dall’account @OpIceIsis), il generale Umberto Rapetto, già comandante del Gruppo Anticrimine Tecnologico della Guardia di Finanza, sostiene che “è possibile che all’operazione abbiano contribuito reparti di cyber-intelligence anche se non ce ne sono le prove”.

E, nonostante un ex hacker di Anonymous, Jeremy Hammond, sia stato inserito nella lista di terroristi degli Stati Uniti e altri siano stati condannati per azioni illegali, l’organizzazione andrà avanti nell’operazione contro Isis: “Non ci sarà un luogo sicuro per voi sul web. Voi non siete musulmani. Voi siete un virus, e noi siamo il rimedio”, hanno detto.

Chi è Majdi Mgaidia, lo stratega web dell’Isis nel mirino di Anonymous

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