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Una seconda chance. Per Milano, nell’estate dell’Expo, si presenta una nuova decisiva occasione. È ormai passato il primo treno, quello dell’Esposizione 2015, per fare della città lombarda, in modo strutturale, la capitale mondiale della sostenibilità. Tuttavia, per chi ci crede, non tutto è perduto. Agli inizi del prossimo luglio, infatti, ci sarà una importante chance per rendere Milano il riferimento globale del social business. Un tema, al pari di quello della sostenibilità in senso lato, oggi quanto mai sotto i riflettori. Sia delle istituzioni internazionali, che negli ultimi anni hanno spinto sulla ricerca di un modello capace di garantire un nuovo e consistente sviluppo futuro. Sia delle istituzioni nazionali, visto che la legge di riforma del Terzo settore, comprendente anche indicazioni chiave (e attese a lungo) sull’impresa sociale, prevedibilmente in estate avrà ancora parte del percorso da compiere. Si tratta, dunque, della (seconda) occasione giusta nel momento perfetto. Ma, per essere colta, questa occasione necessiterà di una audace strategia di engagement. Milano,  se vorrà combinare le potenzialità nascoste dell’Italia e farne un esempio a livello globale, dovrà, questa volta, adottare qualcosa di più di una tradizionale strategia di comunicazione Expo-style.

Dunque, all’inizio di luglio (da mercoledì 1 a venerdì 3), Milano ospiterà l’ottava edizione del Social Enterprise World Forum (Sewf2015). Si parla di oltre mille rappresentanti dell’impresa sociale da almeno 50 Paesi (imprenditori, investitori, studiosi), accompagnati dalle rappresentanze politiche (uomini di Governo), che lavoreranno in 40 workshop per definire le linee guida del futuro, sulla base del tema scelto per questa edizione del Forum: “Growing a new economy”. Tra gli ospiti, atteso il premio Nobel per la pace Muhammad Yunus. Ma anche, circola voce, si sta cercando qualche pezzo da novanta che rappresenti il legame tra l’impresa sociale di ieri, e quella del futuro (un esponente delle corporation più illuminate?).

 

UN FORUM DI ROTTURA

A sottolineare la rilevanza dell’appuntamento, il fatto che Milano sia la prima sede europea dalla nascita del forum (nel 2008 a Edimburgo), e che abbia dovuto passare una dura selezione per accreditarsi quale città ospitante. Lo hanno raccontato, nel corso del primo incontro con pubblico e stampa, la scorsa settimana, Peter Holbrook, chair dello steering committee del Sewf ed Elena Casolari, ceo di Fondazione Acra-Ccs, organizzatrice del Forum. Holbrook ha ripercorso i 20 anni di impresa sociale negli Uk, che hanno portato alla spinta recente verso la creazione della task force del G8, ha spiegato, nonché a fare dell’impresa sociale un fattore di discussione a Davos. «L’obiettivo – ha concluso – è creare un forte impegno dei governi, accendere la luce della creatività e trovare il modo di aprire la strada agli investitori». «Vogliamo un Forum di rottura – gli ha fatto eco Casolari – cercando di superare la retorica e i confini entro cui si è mossa sinora l’impesa sociale, parlando anche di finanza e di investimenti a impatto, ossia di risorse al servizio delle imprese che fanno la differenza». Deve essere «l’inizio di un lungo percorso di cambiamento dell’economia. Perciò, dovremo guardare anche a un pubblico diverso: il 70% delle persone che seguono questo tema è sempre lo stesso».

 

LA RETE CHE GIÀ C’È

L’incontro è stato ospitato da Cariplo, in qualità di partner strategico dell’iniziativa. La Fondazione milanese sta confermandosi un driver del cambiamento della “finanza sociale” (non a caso ha vinto il premio Investitore Sri dell’anno nel 2014). E sia il nuovo segretario generale Sergio Urbani, sia il direttore Area servizi alla persona Davide Invernizzi, hanno espresso un convinto appoggio all’idea di creare un «hub dell’impresa sociale».

La sala piena, nonostante lo scarso preavviso con cui è stato organizzato l’evento, ha confermato l’esistenza di una rete di comunicatori e protagonisti già pronti a spingere l’evento.

 

LA RETE DA CREARE

Ma per centrare la sua seconda chance, Milano ha bisogno di altro. Come ha detto Casolari, occorre portare il tema dell’impresa sociale al di fuori del mondo dell’impresa sociale. E, così, è significativo che, accanto a Cariplo, spunti il partner strategico Iulm. Così come è significativo l’appoggio al progetto di realtà come make a change  e ItaliaCamp, più propense al confronto con nuove forze di business sociale. E sarà significativo se, accanto al media partner Vita, si affiancheranno giornali che parlano al mondo, o meglio, al business tradizionale.

Ma la vera sfida non sarà quella del posizionamento di immagine. Bensì, quella dell’engagement. Non serviranno articoli, per quanto a tiratura elevata. Servirà partecipazione e coinvolgimento.

Per ottenere ciò in cui Expo non è riuscito, occorrerà inventare un percorso di avvicinamento di tutte le forze (e sono molteplici) che non aspettano altro che essere coinvolte. C’è una Milano dei giovani studenti che cerca una strada concreta nella sostenibilità (vedi in proposito l’ET.sondaggio “Studenti sostenibili”). C’è una Milano dell’economia e della finanza che è pronta a rispondere (vedi, per esempio, il dossier “communitySri, alla ricerca del valore sociale dell’investimento responsabile“) . Ci sono associazioni imprenditoriali e di investitori che stanno chiedendosi come aprire un varco verso il business sociale.

In questi tre mesi, varrà assai più un incontro in una università o al Salone del risparmio, piuttosto che una bella intervista a quattro colonne.

 

 

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