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Per l’Italia si apre una settimana all’insegna della centralità nel dibattito di ben tre continenti.

Roma ospiterà mercoledì il premier Li Keqiang, che discuterà con Matteo Renzi e Giorgio Napolitano dei rapporti e degli investimenti della Cina in Italia e in Europa, per poi spostarsi giovedì 16 e venerdì 17 ottobre a Milano per il decimo vertice Asia-Europa; domani il rappresentante commerciale della Casa Bianca Mike Froman e il commissario europeo Karel De Gucht raggiungeranno la Capitale per parlare di Ttip, l’accordo di libero scambio transatlantico, in un evento organizzato dalla Presidenza italiana; infine domani si apre la conferenza ministeriale sull’energia, dedicata all’energia sostenibile nell’Africa subsahariana, che si inserisce nella più ampia Iniziativa Italia-Africa.

L’ASSE ROMA-PECHINO

Come nei mesi passati, la visita del premier cinese aprirà a nuovi accordi intergovernativi e contratti commerciali, circa 20. “Le due parti – ha spiegato l’8 ottobre a Pechino il vice ministro degli Esteri cinese, Wang Chao, annunciando il viaggio diplomatico ai media – avanzeranno nuove misure sulla facilitazione degli investimenti e sulla cooperazione tra le medie e le piccole imprese, approfondendo ulteriormente la collaborazione concreta nel settore economico-commerciale“.
Parole che segnalano un ulteriore rafforzamento degli investimenti di Pechino in Italia, decisa ad aprire le porte a chiunque possa portare liquidità nel Paese fortemente provato dalla crisi. Dopo la parentesi romana Li Keqiang volerà a Milano per il summit Asia-Europa, ASEM (Asia Europe Meeting), cui parteciperanno capi di Stato e di Governo di 49 Paesi.

LE RELAZIONI TRANSATLANTICHE

Un altro evento rilevante è costituito dall’avanzamento dei negoziati sul Transatlantic Trade and Investment Partnership, che l’Italia promuoverà in quanto presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea. Un eventuale accordo sul trattato di libero scambio tra le due sponde dell’Atlantico è visto di buon occhio sia dal mondo industriale italiano sia dallo stesso governo, che considera l’intesa un “turning point” nelle relazioni internazionali e che pertanto dovrebbe essere reso pubblico quanto più possibile.
Anche per questo la Presidenza italiana ha lavorato per ottenere la de-secretazione del mandato negoziale dopo più di un anno dall’inizio delle trattative, in modo da tranquillizzare chi ritiene si tratti di una iniziativa volta ad avvantaggiare le multinazionali.
Al contrario, dati in possesso del governo avrebbero convinto il Mise che a trarre giovamento da una maggiore integrazione commerciale tra Usa ed Europa potrebbero essere proprio le Pmi, spina dorsale dell’economia della Penisola.
Il Ttip avrà nelle intenzioni dei suoi promotori il duplice obiettivo di completare il processo di integrazione delle economie internazionali partito all’inizio degli anni novanta e di porre un argine politico al protezionismo e al nazionalismo crescente delle economie emergenti (Cina innanzitutto), che rischiano di mettere a dura prova il modello di società occidentali. Comunque nella maggioranza di governo non tutti vedono di buon occhio il forcing anti Russia degli Usa sfociato nelle sanzioni economiche contro Mosca che si stanno ritorcendo in parte contro il sistema delle aziende italiane in termini di minora export, come stimato anche da un rapporto Sace.

ENERGIA TRA AFRICA E ITALIA

Rischierà invece di passare in sordina l’appuntamento forse più importante della settimana in corso, la conferenza ministeriale sull’energia, dedicata all’energia sostenibile nell’Africa subsahariana in programma il 12 e 13 ottobre, che si inserisce nella più ampia Iniziativa Italia-Africa. Roma ha da tempo puntato l’occhio sulle tante opportunità di business, soprattutto energetico, che si trovano oltre Mediterraneo (un orizzonte rafforzato dal recente viaggio di Renzi e del vice ministro del Mise Carlo Calenda in Mozambico, Congo e Angola).
Durante la due giorni, ha raccontato Valeria Serpentini su Formiche.net, “si analizzeranno anche i rischi e le criticità dell’area, in modo da trovare soluzioni adatte a rendere sempre più efficaci i futuri interventi di sviluppo che imprenditori italiani ed europei decideranno di realizzare“.
Per quanto riguarda i piani di investimento le direzioni pratiche verso cui dirigersi “sono due: l’idroelettrico e le piccole centrali da fonti rinnovabili (solare, eolico, geotermico e biomassa). Numerosi studi di settore indicano l’area dell’Africa meridionale ed orientale come non ancora particolarmente esplorata in termini di distribuzione del gas. Anche qui molte aziende italiane potrebbero sfruttare il proprio know-how per sviluppare un’efficace rete che risponda alla crescente domanda di energia“.

L’ALLARME DI REPUBBLICA

Nonostante la pletora di avvenimenti, a monopolizzare il dibattito non potrà essere che la visita di Li Keqiang. Sull’asse Roma-Pechino, in particolare nei settori energia, trasporti e telecomunicazioni, si muove ormai una quota rilevante degli investimenti cinesi in Europa (l’Heritage Foundation li ha stimati nel 6,9% del totale regionale), nonché della strategia geopolitica del Dragone nel Vecchio Continente. L’ingresso di State Grid Corporation of China in Cdp Reti, che controlla le infrastrutture di Terna e Snam; quello in Shanghai Electric in Ansaldo Energia; l’interesse per Ansaldo Breda (treni) e Ansaldo Sts (sistemi di trasporto); nonché quello per il fondo che controlla la società di rete della banda larga Metroweb.
Quella cinese nella Penisola è una presenza crescente, che allarma il quotidiano La Repubblica.
Da parte di Pechinoscrive oggi il giornalista economico Federico Fubini nell’inserto Affari e Finanzac’è una campagna strategica e coordinata, ma è meno chiaro che ve ne sia una anche da parte italiana: chi decide, chi ne discute, chi si coordina con chi?… È appena il caso di ricordare però che la regola numero uno quando si compra – non concentrare tutto il rischio su un solo investimento forse dovrebbe valere anche al contrario. Non è prudente vendere tutto sempre e solo allo stesso compratore, specie se sa giocare a poker e noi no“.

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