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Fino all’ultimo sono stato indeciso: “ha senso partecipare a un evento in cui si cerca di resuscitare un morto?“. Questo era il mio dubbio ricorrente. Poi, alla fine, ho deciso di andare a vedere se è possibile avviare un “effetto Frankenstein” nel centrodestra italiano.

E dunque ho partecipato, volutamente da osservatore (senza intervenire), a “Sveglia il centrodestra“. Cosa mi è piaciuto:

– la partecipazione, continua, attenta e numerosa per circa 8 ore. Una cosa non comune di questi tempi;

– l’età media: mi sentivo quasi vecchio lì in mezzo (il promotore ha 25 anni). E va bene così;

– nessuno si è risparmiato nell’attribuire le responsabilità alla classe dirigente attuale e passata del centrodestra;

– Berlusconi praticamente assente dagli interventi e dal dibattito. Renzi molto presente. Piaccia o no, è un cambio di paradigma. Ed è anche il segnale che con Matteo tocca fare i conti non solo come avversario politico, ma come colui che sta interpretando meglio di altri (o di tutti?) le aspettative dell’elettorato “moderato”. Non tanto quindi come il leader del centrosinistra, ma come colui che sta erodendo il serbatoio di idee (e di voti) del centrodestra;

– il diktat, pervenuto dall’alto, agli esponenti di Forza Italia, obbligati a non partecipare. Questo può far solo bene al progetto.

– il metodo delle primarie a tutti i livelli, presentato con tanto di modello operativo e di piano finanziario.

Cosa non mi è piaciuto:

– la passerella versione “toccata (intervista) e fuga” di pezzi dell’attuale classe dirigente di centrodestra. Che poi ha danneggiato anche mediaticamente l’evento: difficile credere al progetto dei giovani rivoluzionari se poi vedo nei TG le interviste di Lupi, Formigoni, ecc. con tanto di codazzo dietro (composto dagli stessi giovani ribelli). Tanto di cappello a Francesco D’Onofrio che ha seguito tutto l’evento da metà sala senza mai pretendere di dire la sua;

– a proposito di visibilità mediatica: avrebbe avuto lo stesso “trattamento” senza i “big” presenti? Se la risposta è “no”, inutile continuare il progetto, è già morto. Se la risposta è “si”, allora serve più coraggio. Personalmente credo che contestare frontalmente l’establishment del centrodestra possa far ottenere visibilità. E con pazienza, continuità e perseveranza si può anche provare a crescere.

– il richiamo frequente a un’ennesima “carta dei valori”. Di carte dei valori ne ho lette (e scritte, senza convinzione…) fin troppe. Non hanno mai spostato un voto. Tanto meno ne sposterebbero oggi, in un’era totalmente postideologica e in cui un leader che pesca valori dove e quando vuole schianta quotidianamente ogni parvenza di avversari…E’ una politica più povera? Forse si. E’ la società dei consumi che ce lo impone? Sicuramente si. Chi parte da questo presupposto vince. Chi si ancora al novecento, sparisce.

– Mentre la pars destruens era molto chiara (anche più semplice indubbiamente), la pars costruens è più complicata.

Dunque, ricapitolando: il progetto può avere un senso se non viene cannibalizzato da pezzi della classe dirigente attuale e se ragiona seriamente su un centrodestra diverso, totalmente nuovo, sfidando apertamente quello attuale.

Qui però sorgono i problemi più seri:

– che ci piaccia o no, senza leader oggi non si va da nessuna parte. Ergo, serve un leader e ovviamente non uno qualunque. Il leader oggi è il brand, la cifra del partito. Spesso determina vita e morte del partito stesso. Dopo Renzi, per certi versi i partiti sono diventati tutti “personali”, forse anche il PD. E anche i partiti “nascenti” lo sono. Italia Unica è un “prodotto” di Passera. Se Della Valle scende in politica, scende Della Valle, non un’idea, né un gruppo… Parliamo di Passera e Della Valle, ben noti al pubblico e pieni di risorse. E prenderebbero probabilmente lo zero virgola qualcosa percento.
Meditare.

– Serve un programma: dopo che Renzi ha attaccato pubblico impiego, sindacati, RAI, amministrazioni sprecone, magistrati “fannulloni”,ripropone in salsa “80 euro” il bonus bebè di Berlusconi, sta per abolire l’art. 18 e per abbattere finalmente l’IRAP… come ci si differenzia? E’ un caso che oggi gli unici che riescono ad avere visibilità sono costretti a spingere su posizioni estreme, a destra come a sinistra? Renzi è indiscutibilmente “pigliatutto” e questo crea enormi problemi di collocazione politico/programmatica. C’è uno spazio tra Renzi e Salvini? Se c’è, a mio avviso, è minimo.

Concludendo, vanno benissimo il fermento e la buona volontà. Così come è giusto che si provi a fare qualcosa per smuovere la palude e far sentire la propria voce e la propria presenza in un popolo totalmente atrofizzato e anestetizzato. Ma gli ostacoli sono enormi e fin troppo evidenti. Uno si chiama Berlusconi, un altro Renzi e un altro “società dei consumi” (la madre dei primi due).

Leggi il post integrale sul blog di Luigi Di Gregorio

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